HOME  |  CONTATTI CHI SIAMO  |  ATTIVITA’  |  TV  |  INTERNET  |  CELLULARI - VIDEOGIOCHI  |  NEWS  |  DIBATTITO
 
     
 
DIBATTITO
In Primo Piano
• A tu per tu con il lettore
• Interviste Radio
• Gruppi di ascolto TV
 
Iscriviti alla newsletter ISCRIZIONE NEWS LETTER
Invia questa pagina ad un amico INVIA QUESTA PAGINA
Cerca nel sito CERCA NEL SITO
 
 
DIBATTITO
La volgarità di Striscia
A tu per tu con il lettore
Carissimi, mi chiamo Giorgio Ballarini, sono il papa’ di 4 figli di 12, 14, 18 e 21 anni. Non sono un grande appassionato di TV, inoltre i miei orari di lavoro mi permettono di guardarla solo dopo le 20 e 30. Una delle trasmissioni che, dato l’orario e la breve durata, ogni tanto riusciamo a guardare assieme in famiglia e’ STRISCIA LA NOTIZIA, perche’, nonostante la presenza delle "solite" veline (possibile non si possa fare una trasmissione senza ??) mi e’ sempre piaciuto il carattere di denuncia per quei fatti spesso colpevolmente "dimenticati" dai telegiornali nazionali. Ultimamente pero’ STRISCIA, con la scusa di sbeffeggiare altre trasmissioni, trasmette di fatto il peggio delle stesse. Venerdi 14 maggio scorso, secondo me si e’ superato il limite della volgarità, con servizi durati parecchi minuti, dedicati al peggio del peggio della TV Italiana, con immagini indecenti. Capisco che gli autori di certe trasmissioni prese in giro da STRISCIA dimostrano la loro "grande" intelligenza e capacita’ artistica offrendo solo nudo e volgarita’, proponendo un cliche’ vecchio come il cucco adatto a guardoni rimbecilliti, di fatto ognuno di noi ha la liberta’ di guardarle o non guardarle certe cretinate, pero’, quando a riproporre le stesse schifezze e’ una trasmissione che dovrebbe occuparsi d’altro, ti fa’ sentire vigliaccamente raggirato !! La ciliegina sulla torta e’ il saluto che all’inizio di STRISCIA danno ogni sera i 2 conduttori: "CIAO BAMBINI". Ma come? sono consapevoli che la trasmissione e’ seguita da tanti bambini e la imbottiscono di volgarita’?
Giorgio Ballarini
Giuste le sue riflessioni. Purtroppo la “gara” tra i programmi TV a chi può fregiarsi del titolo “il più volgare” è molto accesa: e così i programmi – anche in Rai – giorno dopo giorno, diventano più volgari, insulsi, offensivi della dignità dei telespettatori, soprattutto dei minori.
L’Inter e il TG1
A tu per tu con il lettore
Egregio Direttore,
le suggerisco di fare la conta delle persone interessate alla memoria della strage di Capaci e quella relativa ai simpatizzanti della squadra di calcio Inter FC. Un tiggì che democraticamente assolve all’informazione del maggior numero di telespettatori non mi pare da demonizzare, o no? Noti che l’Inter mancava da questo risultato da 45 anni, mentre le rimembranze storico-politiche sono affare quasi quotidiano, visto il loro gran numero. Guarda mai Rai Storia? Gliela consiglio, perché densa di avvenimenti e approfondimenti che nessuna altra rete manda in onda, neppure Raiuno. Noti che manca pure di pubblicità …Esulti anche lei per la bella vittoria dell’Inter, dia esempio di sportività … O almeno sia clemente verso coloro che hanno acceso la TV proprio per “godere” del successo sportivo della propria squadra! Le prediche relative proprio a quella edizione informativa le faccia in altri momenti, ascolti me. Approfitto per suggerire anche un cambiamento di orientamento che non può mancare nella nostra società: occorre quanto prima trasformare le fila degli “spettatori” del piccolo schermo in “attori”, diversamente in Italia (e nel mondo intero) “andrà tutto a schifiu”. Internet, nel suo piccolo-piccolo, sta solleticando il popolo bue, ma occorre qualche guida autorevole che aiuti a pensare eticamente. Non so lei, ma io la TV la guardo solo per programmi specifici, odiando cordialmente i (falsissimi) talk-show e la permeante pubblicità; oppure la uso come semplice monitor per vedere film ed altro.
Carlo Omizzolo (Milano)

Grazie, per la sua garbata critica, per il suo suggerimento e, soprattutto, per l’ auspicio di una guida a “pensare eticamente”. Quanto alla critica al Tg1, essa non scaturisce da una valutazione sportiva, né tantomeno dalla minore o maggiore soddisfazione per il grande successo dell’ Inter, ma dal fatto che numerosi telespettatori hanno segnalato un certo disagio per l’ eccessivo spazio (oltre 7 minuti) riservato all’ evento dal Tg1 e per la collocazione giudicata giornalisticamente non opportuna. Forse l’ asprezza della critica deriva anche dal fatto che il Tg1, giorno dopo giorno, perde autorevolezza e, conseguentemente telespettatori. I dati sono oggettivi e parlano chiaro. La fuga dei telespettatori dal Tg1 è continua e crescente; e per Rai, servizio pubblico, è un grave danno (anche economico) e un segnale inequivocabile di declino, morale e culturale.
L.B.


Monitoraggio telegiornali di prima serata
Gruppi di ascolto TV
Breve relazione statistica dell’iniziativa dell’AIART di Como del monitoraggio di un telegiornale serale.
Relazione di ascolto su "Tutti pazzi per amore 2"
Gruppi di ascolto TV
Relazioni sulla trasmissione: "Tutti pazzi per amore 2". Relatrice Anita Bertapelle (Gruppo Silvana).
Le didascalie in sovraimpressione
A tu per tu con il lettore
Vorrei tanto sapere chi è quel genio del giornalismo e della comunicazione radiotelevisiva che ha avuto l’idea di “integrare” le notizie del TG2 della Rai con didascalie in sovrimpressione che, però, parlano di altri fatti e di altre cose.
L’effetto, peraltro prevedibile, è un senso di confusione e di fastidio. Tempo fa è capitato anche che mentre le immagini (e il parlato) del TG2 si riferivano ad un evento lieto, ritraendo gente allegra e festante e belle ragazze sorridenti con un commento parlato adeguato al contesto, la didascalia dava invece la notizia nello stesso tempo, della morte violenta di una persona: si lascia immaginare l’effetto di questo (pur non voluto) “abbinamento” presso i telespettatori più attenti e sensibili.
Paolo Bafile (Roma)

Una scialba e assurda relazione
A tu per tu con il lettore
Sabato 24 aprile ho avuto la gioia di poter ascoltare la viva voce di Benedetto XVI nell’Aula Nervi a conclusione del convegno “Testimoni Digitali”. Mi sono commossa nel sentire il Santo Padre parlare dei “media”, incoraggiando quanti (e noi dell’Aiart tra questi) sono impegnati ad essere “testimoni” nel mondo dei media. Da iscritta all’Aiart da tempo (tessera 2010 n. 33255), ne ho tratto motivo di soddisfazione. Purtroppo, prima del discorso del Papa, ho dovuto “sorbirmi” l’intervento del Vice direttore della Rai Lorenza Lei. Un compitino scialbo e insignificante letto, per altro, nell’indifferenza quasi generale, e tra tanti brusii di disapprovazione.
Sono sicura che il mensile della mia associazione non pubblicherà questa mia lettera che, comunque, invio per protestare in modo garbato per una relazione che chi guarda la Tv pubblica non può non giudicare assurda. Cordiali saluti.
Rosaria Marchese (Roma)
Il Telespettatore è un giornale libero, di un’associazione libera e democratica. Pertanto – come vede, smentendola – pubblica la Sua lettera che forse, in modo eccessivo, critica una relazione “scialba e insignificante” che ha deluso molti, anche chi risponde alla Sua lettera. (L. B.)
Cala la vendita dei videogiochi?
A tu per tu con il lettore
Ho letto sul Sole 24Ore del 7 U.S. Che i profitti della Nintendo sono calati del 18% rispetto all’anno precedente, con vendite di Wii e Ds diminuite del 22%. Per l’Aiart che contrasta con forza i videogiochi violenti e consiglia un uso moderato di tutti i videogiochi è una buona notizia?
Mario Cicala (Catania)
In generale un calo di vendite non è una buona notizia; ma se, come speriamo, questo calo ha comportato una minore circolazione di videogiochi violenti, allora è veramente una buona notizia.
I prodotti sempre più scadenti del servizio pubblico
A tu per tu con il lettore
Spettabile Il Telespettatore,
ormai la Rai è divenuta nella quasi totalità una specie di Paese dei balocchi di collodiana memoria: non si contano più i varietà, i quiz e gli shows, sempre più stupidi, insulsi e stucchevoli, che le reti pubbliche ci ammanniscono, a parte Raitre (i cui varietà hanno comunque il grave difetto di essere orientati a sinistra, come La 7). Per non parlare del Tg1: più che un organo di informazione, sembra sia divenuto una sorta di dozzinale rotocalco infarcito di servizi che definire cretini, frivoli e superflui è davvero troppo poco (non potrò mai scordare, ad esempio, un fondamentale servizio sulle ciglia finte, o un altro, altrettanto basilare, su come ci si pettina, oppure gli imprescindibili consigli su dove andare a sciare et similia). Tuttavia, la Rai raggiunge il massimo della faccia tosta allorchè, con ossessiva tracotanza, ci invita quotidianamente a pagare il canone, onde evitare sanzioni e balzelli (in tv, verrebbe da chiosare). Canone? Visti i contenuti dei propri palinsesti, vista la qualità spesso scadente dell’ informazione fornita dai suoi TG, vien voglia di chiamarlo racket di Stato, altro che canone! Mi domando e dico: dov’è finita la grande tradizione culturale della Rai, quella basata sugli sceneggiati d’ autore, o sulle inchieste giornalistiche alla Zavoli o alla Biagi? E dov’è finita l’attenzione per il cinema d’autore, o il teatro, lirico, di prosa o musical che sia? E le commedie di Garinei e Giovannini, che venivano proposte spesso in tv, dove sono andate a finire? Sono rimaste al Sistina di Roma?
Giovanni Pirrera
Quando approfondimento fa rima con superficialità
A tu per tu con il lettore
Sono una mamma di due bambini e vorrei sottoporre alla vostra attenzione un caso - purtroppo non isolato - di pessima TV che investe i temi della famiglia e della maternità a mio parere in modo allarmante. Oggetto della mia segnalazione: la trasmissione "UnoMattina - weekend" trasmessa questa mattina sabato 20 marzo su RaiUno e condotta da Sonia Grey. Ospite il prof. Vincenzo Mastronardi, autore del saggio "Madri che uccidono. Le voci agghiaccianti e disperate di oltre trecento donne che hanno assassinato i loro figli", la trasmissione ha trattato questo drammatico tema praticamente con lo stessa modalità con cui si sarebbe potuto presentare la ricetta della torta di mele. Partendo dal recente caso di cronaca che arriva dalla Liguria, in cui la magistratura sta indagando sulla morte di un bambino con il sospetto che sia stato vittima della violenza della madre e di un amico di lei, il professore i conduttori della trasmissione hanno lasciato passare il messaggio che il matricidio può scaturire semplicemente da una "bassa soglia di resistenza allo stress". La percentuale di maschietti vittime di questa terribile morte sarebbe superiore a quella delle bambine perché "i bambini sono più irrequieti, non stanno mai fermi davanti alla TV". La superficialità con cui l’argomento è stato affrontato è, per l’ennesima volta in questa pessima TV italiana (pubblica e privata), a dir poco scandalosa. Quello che ho riportato tra virgolette sono frasi esattamente pronunciate con quelle parole, ma posso dire che tutto il cosiddetto "approfondimento" sul tema è stato trattato con questo stile che io giudico estremamente pericoloso ed anche violento. Dovremmo accettare che uccidere un figlio da parte di un genitore "può succedere" così come arrivare tardi in ufficio, così come si percepiva dalle parole pronunciate dal professore e della conduttrice? Da mamma di due bambini, sono rimasta turbata.
Claudia Chiti
Gentile signora, grazie per la segnalazione. Condividiamo la Sua motivata critica e "giriamo" la protesta-segnalazione" al Consiglio Nazionale Utenti (Agcom) e al Comitato Media e Minori.
Il diritto di cronaca non è un “assoluto”
A tu per tu con il lettore
Ho appena finito di vedere il tg2 delle 13 e vorrei avere delle spiegazioni in merito alla trasmissione delle immagini della morte dell’atleta georgiano durante le prove di slittino SENZA AVVISARE IL PUBBLICO. Io madre, che ha appena vissuto un lutto in famiglia, avrei prontamente cambiato canale onde evitare ai minori presenti con me in casa di vedere delle immagini così forti, e rovinarci il week end. Ora so bene che la soglia di crudeltà delle immagini trasmesse da tutti i Tg è molto alta, oltre la pubblica decenza in quanto non aggiunge nulla al diritto di cronaca ma serve solo a colpire gli animi, ma E’ DIRITTTO DEL TELESPETTATORE POTER DECIDERE COSA GUARDARE ED AVERE UN MINIMO DI GARANZIE SULLE IMMAGINI TRASMESSE IN FASCIA PROTETTA! Vorrei sapere se è legale e se è possibile fare qualcosa per evitare che in futuro accada ancora.
Emanuela Carsana - carsana7@yahoo.it
Grazie, signora Carsana, per la segnalazione. Condivido in pieno la Sua indignazione e la Sua protesta. Purtroppo anche in Rai - servizio pubblico, sempre più simile e omologato alla tv commerciale - si fa fatica a rendersi conto che il diritto di cronaca non può "prevalere" sul diritto dell’utente ad essere informato con correttezza ed intrattenuto nel rispetto della dignità e identità di ogni persona. E pur di accrescere di un punto l’audience finiscono per violare ogni regola, anche quelle del buon senso! Cosa fare? Denunciare il caso - utilizzando i moduli che può scaricare sul sito aiart.org - al CNU o all’aiart.
Sexy Shop e San Valentino
A tu per tu con il lettore
Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, su Radio 2 dalle ore 18 alle ore 19 circa (orario protetto mi pare) nel programma “Le colonne d’Ercole”, in occasione della festa degli innamorati si è parlato soprattutto di sesso: sexy shop, giocattoli sessuali, disfunzioni sessuali etc. come se l’amore fosse solo ed esclusivamente sesso.
Povera Italia! Poveri giovani, quali modelli vengono presentati! Mi spiace che il mio canone televisivo vada a finanziare questi programmi, i dirigenti Rai che permettono tali trasmissioni radiofoniche e indirettamente i rivenditori di giocattoli sessuali.
Romolo Cinti - Genova
Rai e Mediaset. Chi è la volpe ?
A tu per tu con il lettore
Complimenti per la bella copertina del Telespettatore di febbraio. Una vignetta che, forse più di un articolo, mette in luce la situazione (gravissima)del nostro sistema radiotelevisivo, gestito da un unico centro di potere economico e politico. Ma, sinceramente, non capisco perché Mediaset è raffigurata da una grande volpe e la Rai da un piccolo gatto. Non era meglio il contrario ? Ancora complimenti!
Gianna Contini – Bologna
Grazie. Non solo Lei si è complimentata. Ci sono pervenute più lettere ma pubblichiamo la Sua per la garbata e “scherzosa” critica. In effetti Mediaset è – nella copertina – dominante. Purtroppo anche nella realtà Mediaset ha un ruolo egemone nel sistema televisivo italiano e fa la parte del leone (per rimanere tra gli animali) nella raccolta pubblicitaria. La Rai, purtroppo, – avendo smarrito la sua funzione di servizio pubblico – può vantare soltanto il primato del numero dei dipendenti,(circa 13.000!), di gran lunga superiore a quelli di Mediaset. Quanto ai programmi – per qualità e quantità – è difficile assegnare la palma del primo; sono tanto uguali !
Comunque a Mediaset spetta certamente il ruolo della volpe scaltra e vorace…di polli!

“Horror” in Tv e nelle nostre case
A tu per tu con il lettore
Sono rimasta allibita nel vedere un film catalogato come "horror" andare in onda alle 21.30 su Italia1, il film era "30 giorni di buio".
Premetto anche che a scrivere è una persona adulta che nella videoteca personale ha decine di horror, essendo un genere che amo particolarmente. A livello dis-educativo ci sono programmi peggiori in Tv, ma questo film mi è sembrato abbastanza forte a livello di immagini...sangue ovunque, corpi triturati, maciullati, mangiati vivi da vampiri dalle sembianze umane... Insomma, non credo che siano immagini da mostrare alle 21.30 di sera. Da anni ho fatto la scelta di guardare il minimo possibile la televisione, ma ogni volta che lo faccio rimango esterrefatta: ieri sera ero anche arrabbiata perchè non si può gettare in pasto al pubblico, spesso giovane e non controllato da adulti certe scene, che sono, certo, frutto della fantasia: ma restano comunque forti e possono impressionare chi magari, passando da un canale all’altro, si imbatte in questo film...oppure il bimbo che passa davanti alla TV, in alcune case accesa 24 ore su 24, e assorbe immagini che nemmeno riesce ad elaborare. E’ vero che dovrebbero essere gli adulti a spegnere la TV o a fare attenzione al tipo di programmazione, ma sono convinta che ci voglia un grande sforzo in più anche da parte di chi organizza i palinsesti.
Baldo Caterina – Padova
Gentile signora Caterina, grazie per la Sua segnalazione. Anche altri spettatori hanno espresso l’indignazione e hanno protestato. E’ appena il caso di dirLe che condivido in pieno la Sua critica.
Monitoraggio di un telegiornale serale
Gruppi di ascolto TV
La Sezione di Como ha messo a punto una scheda di monitoraggio di un telegiornale serale.
Segnaliamo “Il Segnalibro”
A tu per tu con il lettore
Pochi sanno – chi scrive è fra questi – che a Milano esiste (ed opera da anni) un’associazione che può ben definirsi “sorella” dell’aiart.
Si chiama “Il Segnalibro” ed è nata nel capoluogo lombardo 15 anni fa. L’associazione si occupa di libri, in una città come Milano “centrale” per l’editoria (si pensi a Mondadori, a Rizzoli, ma anche al Corrierone e ai settimanali più diffusi). L’Aiart e “Il Segnalibro” hanno in comune qualcosa di molto importante: gli ideali, gli scopi per cui esistono ed operano: la ricerca – quasi la fissazione – per la qualità dei programmi televisivi e, rispettivamente, dei libri. L’attenzione – tutta particolare – riservata alle esigenze anche educative dei ragazzi e dei bambini, il rispetto che sempre si deve alla loro particolare sensibilità, emotività, vulnerabilità. “Il Segnalibro” è diretto a Milano, dalla signora Laura Prinetti in Bertola, la quale ha, fra i suoi titoli, anche quello di essere socia dell’Aiart.
Paolo Bafile
Quando i bambini “cantano”
A tu per tu con il lettore
E’ in onda, in questo periodo, il sabato sera su Canale 5 il programma canoro “Io canto” condotto da Gerry Scotty, copia pressoché identica di “Ti lascio una canzone” presentato da Antonella Clerici sulla Rai.
In entrambi i casi i protagonisti dello spettacolo sono dei bambini di età molto precoce fino ai dodici-tredici anni circa, che si cimentano nell’interpretazione di brani italiani e stranieri. Grande la professionalità di questi piccoli interpreti e sorprendente il virtuosismo canoro di cui, specie alcuni, danno dimostrazione. Ma qualcosa, va detto, bisogna eccepire. Innanzitutto sorprende che in quest’epoca in cui da più parti si parla di “bamboccioni”, “adolescenza prolungata” nei giovani, esiste una tendenza diametralmente opposta ad “utilizzare”, i bambini. Che senso ha, ci si chiede, che dei bambini cantino canzoni da adulti come per esempio “Dieci ragazze per me” o le canzoni di Raf o Britti, ospiti di Gerry Scotti? Il loro contenuto è lontano mille anni luce dai testi come quelli dello Zecchino d’oro. Siamo proprio sicuri che questo tipo di esibizione, complice il pur legittimo orgoglio dei genitori, e la ricerca di
audience, venga vissuta dai bambini con il giusto distacco e senso del gioco? O piuttosto essa è il riflesso di un modo di pensare e di e si agire tipico del mondo dei “grandi” dove sovente la competizione esasperata finisce per soppiantare ogni vera passione per quello che si fa? E tutto ciò a dispetto delle rassicuranti dichiarazioni degli stessi partecipanti al programma?
Papa Giuseppina
Aiart Frosinone
Uno spot di pessimo gusto
A tu per tu con il lettore
Volevo una vostra opinione sulla seguente pubblicità televisiva. “Lo spot ruota intorno a una giovane coppia di fronte alla vetrina di un negozio di articoli per bambini. Tra i due si crea un fraintendimento. La ragazza invita il partner a guardare nella vetrina qualcosa che le piacerebbe. Lo sguardo del compagno si perde impaurito tra biberon, vestitini da neonato e culle. L’uomo fa un sospiro di sollievo quando capisce il vero interessamento della donna: il bel paio di scarpe rosse della commessa all’interno del negozio, “tutto il resto può aspettare”, è il claim di chiusura.”
E’ la pubblicità di una nota azienda automobilistica. Nessuno si è lamentato? Personalmente la ritengo molto, molto offensiva del valore primario della famiglia. Io non sono sposata, non ho figli, non ancora. Ma mi ferisce molto sentir pubblicizzare che la famiglia può attendere, meglio un paio di scarpe rosse o un’automobile. Il mondo gira così, ma pubblicizzarlo pure ai ragazzi non mi sta bene.
(segue la firma)
Pienamente d’accordo con la Signora, Nulla da aggiungere salvo invitare a non comprare l’auto pubblicizzata.
Relazione su fiction: Sant’Agostino
Gruppi di ascolto TV
Relazione su fiction: Sant’Agostino RAI 1 Data: 31.01 - 01.02 2010. Di Dori Dus
Oroscopi in Tv
A tu per tu con il lettore
Egregi Signori, finalmente leggo sui giornali qualcosa contro questo sconcio degli oroscopi nelle tv di Stato. Quello di Rai2 non è comunque l’unico. C’è di peggio. Da tempo sto cercando di portare all’attenzione lo scandalo di Raiuno “La prova del cuoco” di ogni sabato. In quella trasmissione dedicata ai bambini e con decine di bambini in studio, una tale arzigogola su stelle e pianeti. Se ciò è assolutamente volgare ed in-educativo in linea generale, farlo in presenza di bambini è irresponsabile e colpevole.
Francesco Ottanà
La TV all’acme della volgarità
A tu per tu con il lettore
Ho letto su Avvenire del 27 dicembre scorso una bella intervista a Renzo Arbore. Che uomo di spettacolo, ‘inventore, scopritore, rivoluzionario ‘gentile del linguaggio televisivo’ (sono parole dell’intervistatore Massimo Tondini) come Renzo Arbore esprima giudizi sulla TV in piena sintonia con quelli dell’Aiart è un fatto importante, che merita di essere segnalato. Perché non pubblicate l’intervista? Grazie
Gino Lentini (Roma)
Condivido il Suo giudizio e trascrivo alcuni dei più significativi brani dell’intervista di Arbore.
“La Rai mi corteggia da tempo. Ma non c’è spazio vitale per uno come me che non vuole sottostare alla tirannia dei numeri. Quando non posso fare programmi di qualità, io mi ritiro. Ma non sono l’unico. Anche Fiorello l’ha fatto. Arrivato al top, non poteva rischiare che i giornali scrivessero: il suo show in prima serata ieri ha perso centomila spettatori…
La dittatura della quantità è assurda e sbagliata. Ricordo un titolo di giornale di qualche anno fa: ‘la zingara batte Biagi’. Emblematico no?
Ma chi l’ha detto che chi vince in base ai numeri sia il migliore? Speravo nella bontà della teoria di Vico dei corsi e ricorsi storici, cioè che dopo la cattiva TV degli anni ’90 sarebbe tornata la qualità. Invece dalle sorelle Lecciso, capaci solo di accarezzarsi i capelli guardandosi nei monitor, adesso si deve sputare in diretta o fare altre robacce che vediamo nei reality o nei talk show. E’ una corsa al peggio. Meglio la musica, con la mia Orchestra Italiana e la Napoli di ieri e di domani”.
Altro che la sua ‘Bandiera gialla’. Lei sventola proprio bandiera bianca….
“oggi per fare audience devi invitare Fabrizio Corona o parlare di lui, anche se ti ripugna. Questa è la comunicazione. Tutto è rissa in un clima sovraeccitato che nasconde la mancanza di vere idee e di capacità artistiche. In ossequio ai numeri, rischi di diventare il ‘migliore’ anche se sei un bestemmiatore. Ma nell’arte la regola dei numeri non può essere un totem”.
Si faccia pure la TV commerciale, e anche la Rai in parte, lo è diventata, purché non sia diseducativa. Da liberale filoamericano che non ha mai demonizzato ideologicamente il mercato e le sue leggi, ho dovuto rivedere questa posizione. Tutto questo pregiudica la bontà e la qualità della comunicazione, anche sui giornali, dove la rissa e il gossip dominano. Siamo all’acme di questo momento drogato. Dall’ideologico ossequio all’arte pura non commerciale degli anni ’60 e ’70 si è passati alla tirannia dei numeri, oggi maschera di ogni volgarità”.
Relazioni Gruppo di ascolto San Dona di Piave - Gruppo Silvana
Gruppi di ascolto TV
Relazioni sulle seguenti trasmissioni: "Chi ha incastrato Peter Pan?", "LE STORIE: diario italiano", "SHUKRAN".
Relatrice Anita Bertapelle (Gruppo Silvana).
Relazione Gruppo di ascolto San Dona di Piave 30 Novembre 2009
Gruppi di ascolto TV
Relazione sulla fiction "Le segretarie del sesto" trasmessa su RAI1 in prima serata nei giorni 25 e 26 Novembre 2009. Relatrice Maria Bidoggia.
Relazione sulla fiction Le segretarie del sesto Relazione sulla fiction Le segretarie del sesto
Comunicazione di avvio della rubrica Gruppi di ascolto TV
Gruppi di ascolto TV
Questa rubrica intende raccogliere le esperienze dei Gruppi di ascolto (esistenti in alcune sezioni dell’Aiart ed in particolare in quella storica di San Donà di Piave) per darne la più opportuna visibilità e divulgazione presso tutte le strutture periferiche dell’Aiart e a quanti vogliono cogliere la valenza positiva di tale tipo di monitoraggio televisivo. Alleghiamo, allo scopo, il modello di Relazione di ascolto che può essere utilizzato nell’espletamento della funzione di monitoraggio delle trasmissioni televisive.
I modelli di Relazione di ascolto, compilati durante il monitoraggio dei Gruppo di ascolto, potranno essere pubblicati nel sito dell’Aiart con la relativa relazione sintetica.
I ‘tagli’ al Cinema
A tu per tu con il lettore
Finchè al cinema i fratelli Vanzina (e simili) continueranno a propinarci le loro solenni idiozie, e finchè le TV pubbliche e private continueranno in modo arrogante ad affliggerci con i loro palin(dis)sesti infarciti di volgarità, violenza e insulsaggini assortite, ben vengano allora i sacrosanti tagli al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) imposti dal governo. E i cosiddetti divi e le cosiddette star ci risparmino i loro piagnistei: con tutto quel che guadagnano, o hanno guadagnato in precedenza, non hanno alcun diritto di protestare e lamentarsi.
Giovanni Pirrera - Agrigento
Il ruolo ‘ancillare’ del TG1
A tu per tu con il lettore
Nel numero di luglio del Telespettatore, in prima pagina, l’editoriale di Luca Borgomeo ha per titolo ‘La pagina più nera nella storia del TG1’. Al TG di Minzolini il presidente dell’Aiart contesta la “clamorosa scelta di occultare le notizie sgradite a Berlusconi” ed in particolare le “squallide e umilianti storielle su Casoria, Certosa e Villa Grazioli”. Condivido il duro giudizio critico. Purtroppo a quella pagina ‘nera’ se ne aggiungono quotidianamente tante altre. Per quanto può valere ho deciso di non guardare più il TG1, nonostante la lunghissima abitudine di guardare in famiglia quello delle 20,00. Non è possibile, non ce la faccio più. Che pena, il TG1 ridotto a megafono di Berlusconi! 
Maria Russo – Cirò (Kr) 
Gentile Signorina, forse può confortarla sapere che non è l’unica lettrice, iscritta o meno all’Aiart, che esprime preoccupazione per il ‘servizio’ che il TG di Minzolini rende a Berlusconi e non al Paese, violando peraltro le fondamentali regole del giornalismo. Come pure credo che La conforterà sapere di essere in buona compagnia: sono numerosi, numerosissimi i telespettatori che si rifiutano di guardare il TG1. Come Aiart intensifichiamo l’appello ai telespettatori di essere ‘vigili’, ‘attenti’, ‘responsabili’ e di utilizzare più fonti di informazioni. Qualche volta (!) anche il TG di Emilio Fede può essere utile a …. confrontare le notizie! (l.b.)
Comunicazione di avvio della rubrica "Interviste radio"
Interviste Radio
"Questa rubrica raccoglie le testimonianze radiofoniche realizzate da una emittente locale che collabora con l’AIART di Brindisi, Radio DARA - Brindisi 90.800 Mhz, che offre nella propria programmazione "CARA TV", quindicinale di informazione a cura dell’AIART sull’attività nazionale e territoriale dell’Organizzazione. Saranno contattate di volta in volta le varie sedi territoriali, telefonicamente, per raccontare attraverso la radio le esperienze vissute e le programmazioni delle attività future. Le sedi territoriali che hanno intenzione di collaborare a questa iniziativa possono contattare l’indirizzo di posta elettronica : aiartbrindisi@virgilio.it di Daniela D’Alò Brindisi, presidente provinciale dell’Aiart di Brindisi."
Ancora Proteste!
A tu per tu con il lettore
Egregio Direttore, vorrei esprimere tutta la mia indignazione sul telefilm " 90210 " , trasmesso dal 2 canale della Rai , alle ore 17 di giovedì 17 settembre. La scena , che non mi è piaciuta assolutamente, è relativa al pigiama party , dove le protagoniste, tutte adolescenti, festeggiavano con la birra e i superalcolici. La Rai , ancora una volta , si è assunta la responsabilità di divulgare un messaggio deleterio tra i giovanissimi e i giovani, in una fascia protetta. La ringrazio per la cortese attenzione e le porgo i miei più distinti saluti.
Anna Maria Fasoli
Desidero segnalare con la presente il programma in oggetto, in onda su Rai1 dalle 10 alle 11 perchè ho notato (nonostante lo abbia visto poche volte) che in esso vengono discusse pressochè sempre cause giudiziarie a tema familiare, come separazioni, divorzi e liti tra genitori e figli; ciò per me è ingiusto perchè dà un’immagine della famiglia scoraggiante specie per un giovane come me e può incentivare coppie in crisi a separarsi spinte da un meccanismo emulativo. Vi chiedo pertanto di intervenire affinchè simili argomenti, squisitamente personali e privati, non siano più oggetto di programmi televisivi. Confidando nella Vostra comprensione Ve ne ringrazio sentitamente in anticipo.
Giacomo Odoardi
Direzione, al TG2 del pomeriggio di lunedì 14 c. m. è stata riportata la notizia di un’indagine da parte di un gruppo di ginecologi circa l’educazione sessuale dei giovani, intendendo però con questo termine impegnativo semplicemente la conoscenza e l’uso dei preservativi; si facevano notare le differenze numeriche dell’uso degli stessi tra diverse regioni italiane, in particolare poi si faceva il paragone con uno stato scandinavo in cui l’uso di tali strumenti è molto più alto che in Italia, sempre facendo intendere che il progresso educativo (l’inchiesta naturalmente non faceva cenno alla situazione familiare di quelle nazioni). Rimaneva ovviamente assente ogni accenno all’aspetto etico del tema, come se la sessualità sia solo questione di conoscenza e pratica di tecniche anticoncezionali o non invece un problema di fondamentale educazione morale all’amore, in vista della vita di coppia, di generazione e di formazione delle persone e dei giovani in particolare, con tutte le conseguenze nella vita. Non mi pare giusto e corretto da parte del servizio pubblico.
Grazzola Renato
La sanità del Lazio e la faziosità di Report
A tu per tu con il lettore
La puntata di Report del 17 ottobre scorso, dedicata ai precari della sanità del Lazio, mi ha profondamente delusa e – per l’assoluta faziosità – indignata. Questa puntata di Report nuoce notevolmente alla buona reputazione di un programma Rai, segnalatosi spesso per il rigore nella presentazione dei fatti e dei dati, per l’approfondimento delle ricerche, per il “coraggio” di tante denunce. Ma l’altra sera ha fatto un vero e proprio flop. Stiamo ai fatti. Conosco abbastanza bene i problemi della sanità della Regione Lazio, in quanto vi lavoro – in posizione di non scarso rilievo – dal 1993. Ne ho viste di tutti i colori. Quanto sta avvenendo in questi giorni in Regione - e che la stampa sbatte in prima pagina ogni giorno – dovrebbe far riflettere.
Report ha dato informazioni non veritiere sui cosiddetti precari e sui costi della reinternalizzazione e, denunciando la drammatica situazione della sanità laziale, anziché indagare sui legami affaristici tra politica e imprese, punta ad individuare nel dimissionario assessore Augusto Battaglia la causa principale del disastro. Eppure bastava – semplicemente – chiedersi perché è stato costretto a dimettersi, dopo aver tre anni lottato contro sperperi e ruberie, riorganizzando il settore e ponendo un argine insormontabile alla dissipazione di un patrimonio di risorse, strutture e professionalità e, soprattutto, fatto scendere il deficit. Tra il 2006 e il 2007 il deficit si è ridotto di 270 milioni di Euro: questi sono i dati del Tesoro sui quali Report ha sorvolato.
Gabanelli & C. non si sono chiesti “a chi”, a quali poteri (impasto maleodorante di politica e affari) questa gestione pulita della sanità avrebbe causato problemi? Bastava seguire questa pista per far veramente luce ed evitare a Report di apparire – al di là forse delle intenzioni – paladino del ritrovato asse di ferro tra politici e affaristi. Questo di Report non è servizio pubblico, è un servizio reso a ben individuati interessi. Grazie per l’eventuale pubblicazione (in tal caso vi prego di omettere il mio nome).
Lettera firmata.
Se i dati sulla drastica diminuzione del deficit della sanità laziale sono reali, oggettivi, documentabili, è del tutto evidente che il programma di Report, che individua nell’ex assessore Battaglia uno dei responsabili del disastro della sanità del Lazio, è un programma “mirato”, forse
commissionato, comunque ispirato e legato a pregiudizi. Il Telespettatore – che dà voce a quanti denunciano le faziosità della tv e di quella pubblica in particolare – non ha elementi sufficienti per ritenere questa faziosità un errore involontario o una scelta precisa, autonoma o etero diretta. Quel che sgomenta è il modo sbrigativo di Report di trattare temi complessi qual è quello dei precari e di scaricare la crisi della sanità del Lazio su chi ha cercato di contrastare il degrado, liberando la sanità dall’abbraccio mortale (partiti-affaristi), eliminando gli sprechi. Se la riduzione degli sprechi è un fatto positivo per i cittadini non lo è per quanti vi costruiscono fortune miliardarie (di euro!). Da qui la loro “difesa”: questa volta assicurata, purtroppo, dal servizio pubblico televisivo.
Da buttare nei cassonetti
A tu per tu con il lettore
“Nei reality l’insulto non è reato” . Con questo titolo il ‘Corriere della Sera’ del 24 settembre scorso dava notizia di una sentenza della Corte di Cassazione che ha respinto la domanda di risarcimento di danni di un partecipante definito da un altro concorrente, “pedofilo”. Per la Corte i reality “sollecitano il contrasto verbale fra i partecipanti” e, pertanto, nei reality l’insulto e l’offesa, non sono reati.Incredibile! Ma allora, è proprio vero che al peggio non c’è limite! Perché l’Aiart non protesta? Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.
Marisa De Nicola (Roma)
E’ comprensibile la sua indignazione. E’ una sentenza ‘singolare’, che fa riflettere e, per certi aspetti, lascia interdetti. Non commentiamo la sentenza, né tantomeno ci inerpichiamo sugli aspri sentieri della valutazione giuridica della sentenza. Rileviamo con amarezza che, al di là delle intenzioni dei giudici della Corte, la sentenza può diventare un incoraggiamento ai concorrenti dei reality ad insultarsi: e se pensiamo a quanto siano trasgressivi, violenti (non solo verbalmente), volgari e ‘cafoni’ molti partecipanti ai reality, è facile prevedere un’ulteriore escalation di insulti, offese, scurrilità e spazzatura. Della quale non si avverte proprio il bisogno. L’Aiart non protesta? Non rientra credo nei compiti dell’Aiart protestare contro le sentenze. L’Aiart, dà volentieri spazio alla sua lettera, che condivide, e approfitta dell’occasione per invitare i telespettatori a non perdere tempo a guardare quei programmi demenziali che sono i reality.
Una giusta protesta
A tu per tu con il lettore

Le scrivo per una ragione seria. Ieri sera, per puro caso e per eccezione, mi è capitato di vedere, in prima serata e su RAI1, parte di un film a mio giudizio di una gravità eccezionale (qualcosa come "La notte prima dell’esame"). Verso le 22,15 - quando ho incominciato a vedere - si presentava sullo schermo una folla di ragazzi e ragazze quasi tutti nudi che affollavano folleggiando allegramente il ponte S. Angelo (si erano conosciuti e dati appuntamento per vie elettroniche).  Dopo un bel pezzo interveniva la polizia. Un genitore, chiamato dall’ispettore, sdrammatizzava: non abbiamo fatto tutti delle ragazzate? Tutto finiva con una ramanzina. Il resto della fiction proseguiva tra oscenità di comportamento e di linguaggio dei giovani accettata serenamente come ovvia e in buona parte condivisa da genitori e professori. Infine uno degli eroi, dopo aver passato la notte sul treno per Parigi con la sua bella, ritornava precipitosamente a Roma per l’esame di maturità. Tra varie peripezie di un falso sentimentalismo strappava un misero 60. Ma ritrovava subito la serenità e si riconciliava con la vita perché il terzino della nazionale segnava il goal della vittoria. Qui seguiva una scena a mio giudizio ancora più oscena dell’altra: una folla di giovani forsennati che festeggiano per le strade la vittoria della nazionale. Ma ormai l’eroe è tranquillo e sereno e si gode il meritato riposo con una cuffia audio, mentre si viene a sapere che la sua bella poco dopo lo lascerà, senza drammi né rimpianti. Tutto ciò viene ammannito come ovvio, naturale, perfettamente sereno: così è e così deve essere la nostra gioventù, e non molto diversa la classe degli adulti.
Non c’è più dunque nessun garante, nessuna fascia protetta? Dobbiamo stare a guardare e basta?
D. M. Lapponi  (Roma)


>> Continua

Videogiochi: non abbassare la guardia!
A tu per tu con il lettore

Sull’Espresso del 18 giugno ho letto un breve articolo dall’accattivante titolo ‘Professor Videogame’ e sono rimasto allibito. Come è possibile fare un elogio al videogioco e addirittura affermare, citando studiosi americani, che giocare porta benefici! A mio figlio non ho ‘vietato’ di giocare con il videogame. Ma ho ‘controllato’ il contenuto dei videogiochi e soprattutto, l’ho convinto che stare più di un’ora a fissare il videogioco, nuoce alla sua salute (gli dico “ti rimbambisce!”) e che ci sono mille altre cose più belle da fare. La sua ‘passione’ per il videogioco, sta scemando.
Da iscritto Aiart ho seguito ed apprezzato la campagna contro i videogiochi violenti da voi condotta. Non abbassate la guardia! Grazie. 
Gian Andrea Russo (Pozzuoli)
Bene. Complimenti! E, stia sicuro, l’Aiart non abbassa la guardia. La nostra –contro i videogiochi violenti- è una battaglia di civiltà. Quanto all’articolo de l’Espresso, non deve meravigliarsi. La pubblicità si fa anche in questo modo! Certo sorprende che un settimanale autorevole ‘tratti’ i suoi lettori come ‘consumatori’ e si presti –magari involontariamente- a sostenere gli interessi di quanti su i videogiochi fanno affari d’oro, senza assolutamente preoccuparsi di eventuali danni.(specialmente ai minori).

>> Continua

Come questa TV cambia l’Italia
A tu per tu con il lettore

“L’Italia è una Repubblica fondata sulla televisione. La sovranità appartiene a chi possiede la televisione e la esercita come gli pare”. Ho letto questa polemica ‘riscrittura’ dell’art. 1 della nostra Costituzione nel libro ‘L’Anomalia’ di  Manlio Cammarata (ed. Iacobelli). Da iscritta da oltre dieci anni all’Aiart, condivido questa ‘provocazione’ distinguendo la prima parte (oggettiva, una Repubblica fondata sulla televisione) dalla seconda (soggettiva, l’esercizio della sovranità). Credo, infatti, che nessuno possa mettere in dubbio che i media e la Tv in particolare hanno notevolmente cambiato –(purtroppo in peggio)- l’Italia che è sempre più degradata soprattutto sul piano morale. Perché l’Aiart non denuncia con maggiore forza questa grave situazione? 
Mariette Rubini (RM)
L’Aiart ha sempre sostenuto negli articoli su questo giornale, su la Parabola, sul suo sito web, nelle dichiarazioni dei suoi responsabili e iscritti che la televisione –sia quella pubblica, sia quella privata- è la principale responsabile della crisi dei valori etici, culturali e sociali dell’Italia e del suo declino quasi inarrestabile. Lei ‘ lamenta’ che la denuncia dell’Aiart non è abbastanza forte e quindi non efficace. Sull’efficacia ha ragione, nettamente, sulla ‘forza’ no. Anche se la forza va commisurata al potere di un’associazione di volontari con limitate risorse e strutture, come è l’Aiart.
Se la ‘forza’ si misura dai risultati, Lei ha perfettamente ragione: ma non ha ragione –come credo-, se la forza riposa sul valore delle idee, sulla coerenza tra principi conclamanti e azione quotidiana e sulla convinzione che comunque occorre battersi per affermare diritti sacrosanti come quelli dei cittadini telespettatori che hanno DIRITTO AD ESSERE INFORMATI CON CORRETTEZZA E AD ESSERE INTRATTENUTI NEL RISPETTO DELLA LORO DIGNITA’ E IDENTITA’ MORALE E CULTURALE.
Sperando, come dice con saggezza ed ironia Eduardo, che: “ passi la nuttata”.

>> Continua

Un ‘esempio’ da non imitare
A tu per tu con il lettore

Come padre di famiglia sono del parere che i servizi che Striscia la Notizia manda in onda utilizzando come "giornalista" il sig. BRUMOTTI sono a grossissimo rischio emulazione da parte di minori che, come Mediaset sicuramente sa, ascoltano numerosissimi questa trasmissione.
Se proprio non è possibile sostituire questi servizi con un "giornalista" più professionale e meno propenso a pubblicizzare in primis la propria immagine anziché il tema del servizio stesso chiedo che almeno per tutta la durata dei servizi del sig. Brumotti sia mandato in sovrimpressione un avvertimento del tipo: "BRUMOTTI E’ UN ACROBATA PROFESSIONISTA: NON CERCARE DI IMITARLO!” 
Gian Walter F.

>> Continua

Troppo evidente il male in TV
A tu per tu con il lettore

Sono rimasta inorridita a vedere in TV le immagini cruente dell’aggressione a Palermo di due anziani ridotti in fin di vita a colpi di martello. Non è possibile dare la notizia senza le immagini e, soprattutto, senza insistere con la telecamera su scene e particolari raccapriccianti? Lo sanno in TV che i telegiornali sono visti, magari durante la cena, anche dai minori e che è oggettivamente difficile, data l’organizzazione della vita familiare, impedire ai minori di assistere a scene tanto drammatiche e violente? L’Aiart protesta. Fa bene a protestare. Purtroppo non cambia niente! 
Antonietta L. (Subiaco) 
Condivido la Sua protesta. C’è, ovviamente il rispetto del diritto di cronaca. Non si possono nascondere o censurare i fatti. C’è comunque, modo e modo di ‘fare televisione’, anche maneggiando eventi scabrosi, tragici e violenti. Purtroppo sembra predominare la regola che la notizia deve essere data in modo da stimolare l’attenzione (anche la morbosità) ricorrendo al sensazionalismo, all’immagine forte, al titolo gridato. E tutto ciò per ‘bloccare’ il telespettatore su quel programma, temendo che il dito corra sul telecomando.
Questa non è buona TV, ma una TV fatta da irresponsabili che puntano ad aumentare gli ascolti e che per un punto di ‘share’ sono disponibili a violare norme e principi morali.
Anche il ‘male’ può essere raccontato in modo responsabile e professionalmente corretto. A questo tema è dedicato un
saggio pubblicato sull’ultimo numero de ‘La Parabola’, ( n. 15-maggio’09) curato da Piero Damosso e Francesca Giordano. La sua lettura -che raccomando vivamente-  può fornire utili elementi di riflessione sulla Sua giusta protesta.

>> Continua

Uno squallore forte e chiaro
A tu per tu con il lettore

la scandalosa violenza e volgarità del programma "forte e chiaro" di Antenna 3. Non si può fare nulla collettivamente? Grazie dell’attenzione e cordiali saluti. 
Agnese Rizzi (RM) 
Grazie per la segnalazione. Condividiamo la Sua indignazione e invitiamo Lei – come tutti i telespettatori – non solo a segnalare all’Aiart casi così volgari come quelli di una trasmissione violenta e “negativa” come “Forte e Chiaro”, ma anche a inoltrare denuncia al Consiglio Nazionale degli utenti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, indicando titolo del programma giorno e ora di trasmissione e il motivo della protesta. A volte arrivano – e sono pesanti – anche sanzioni. Per una guida nel compilare la denuncia, vedere sul sito Aiart: www.aiart.org e cliccare su Attività e quindi su “Per proteste e segnalazioni” .

>> Continua

La macabra e inquietante vignetta di Vauro
A tu per tu con il lettore

Mi unisco al coro di proteste per la puntata di Annozero, relativa al terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Più che la “faziosità”, ormai proverbiale di Santoro, mi ha indignato e profondamente offeso la vignetta di Vauro che ha avuto l’impudenza di disegnare delle bare e ironizzare sulla cubatura del cimitero e sulla Via Crucis. Perché l’Aiart non è  intervenuta per criticare questa vergognosa pagina della TV pubblica? 
Giuseppe Angelini (CE)

Condivido al 100 per 100 la Sua indignazione. Ma l’Aiart ha fatto sentire la sua voce. Infatti con una nota d’agenzia del 15 aprile, l’Aiart ha affermato che “L’intervento disciplinare del direttore generale della Rai Mauro Masi contro Annozero è un segnale importante, un segnale di attenzione a quella che deve essere la missione del servizio pubblico. La satira non è tale quando scade nell’offesa”. “Satira – afferma Borgomeo – non vuol dire offendere la sensibilità dei telespettatori. E Vauro non è la prima volta che assume atteggiamenti del genere. L’intervento del Direttore Generale Masi è quindi opportuno e, semmai, doveva essere intrapreso dalle direzioni precedenti. In questi giorni abbiamo ricevuto molte telefonate ed e-mail di protesta per Annozero”. Fin qui il comunicato dell’Aiart che, purtroppo, non ha trovato molto spazio sui quotidiani attenti soltanto a quel che dichiarano i politici, anche se sprovveduti e rappresentanti – a volte – di poche centinaia di italiani. Ai giornali non interessano i commenti delle associazioni e della società civile. A loro basta e avanza il parere dei politici (!).

>> Continua

Pagare il canone per una TV volgare
A tu per tu con il lettore

Caro Direttore,

anche per il 2009 sono riuscito a pagare il canone Rai, dopo molti ripensamenti che mi spingevano a non rinnovarlo, adducendo come giustificazione l’obiezione di coscienza. Ritengo infatti che, nonostante la positività dello strumento mediatico che ha rivoluzionato gli stili di vita, esso si manifesti non sempre corretto nei suoi programmi. I diritti dei cittadini sono spesso disattesi e calpestati con trasmissioni non rispettose della loro dignità, in particolare di ragazzi e giovani. Il guaio maggiore è costituito dalle trasmissioni con contenuti inaccettabili, di misero profilo, compresi certi intermezzi pubblicitari diseducativi. Non tutto può essere addebitato alle trasmissioni per le quali si paga il canone. È l’intero sistema mediatico che, più volte nella giornata, propone agli utenti programmi irrispettosi della coscienza, in particolare di quella dei bambini, che hanno diritto ad essere preservati. È un diritto universalmente riconosciuto e sancito. Perché allora pagare, divenendo così corresponsabili di un servizio che spesso è diseducativo? D’accordo che occorre rispettare la libertà di tutti, ma questa finisce dove inizia quella altrui, specie se minorenni e incapaci di valutare. È pure vero che i canali sono numerosi e che la maggior parte, senza alcun canone, opera attingendo agli introiti della pubblicità, fonte dei molti guai, lamentati. È anche vero che esiste un sistema scolastico nazionale, con il compito di istruire ed educare. Può tuttavia accadere che l’azione della scuola sia vanificata e contraddetta da quanto può divenire distruttivo, con trasmissioni televisive e ora anche tramite Internet. Le cronache, mai come negli ultimi tempi, riferiscono di tristi episodi di stupri di donne e ragazze. L’opinione pubblica è informata sul potenziamento delle forze dell’ordine, dell’impiego anche di militari, ora anche di possibili ronde" per garantire sicurezza e aiuto. Ma questo può bastare? Su Avvenire del 4 febbraio si leggeva che il Grande Fratello nella sua prima serata ha conseguito un record di ascolti con 7 milioni di spettatori. Il lunedì successivo, quando ai telegiornali della sera veniva dato l’annuncio della morte di Eluana, nella seconda puntata del programma si toccavano i 9 milioni di spettatori. Più fonti riferiscono che detto programma sia caratterizzato da una palese negatività. A me sono bastati alcuni lanci promozionali con stralci della trasmissione per rilevare la presenza di immagini inaccettabili. Non c’è allora da stupirsi se, grazie anche a questa televisione «cattiva maestra» veniamo a conoscenza di episodi allucinanti, con ragazzi per protagonisti. C’è un’emergenza educativa che sollecita a cambiamenti di stili di vita. Giustamente nel Vangelo Gesù manifesta la più pesante e decisa condanna per chi procura del male ai bambini: «Chi scandalizza uno di questi piccoli...». Giusto e doveroso manifestare sentimenti di pietà per la drammatica morte di Eluana, ma quanti altri «morti» si causano, in nome della libertà e per lo scandalo su piccoli e grandi?
Alfredo Tornaghi Carugate (Mi) 

Ho pubblicato con soddisfazione la Sua lettera inviata all’Avvenire perché esprime in modo compiuto ed efficace lo stato d’animo di milioni di telespettatori, sempre più “indignati” per il degrado della TV ed in particolare della Rai, servizio pubblico finanziato con i soldi dei cittadini che continuano – nonostante tutto – a pagare il canone alla Rai.

>> Continua

Pubblicità della birra
A tu per tu con il lettore

Sono un salesiano educatore che vive con un gruppo di adolescenti, assidui lettori del quotidiano "La gazzetta dello sport".  In questo giornale compare spesso in prima pagina la pubblicità di alcoolici: nell’edizione odierna ad es. vi era in bella mostra a piè della prima pagina la pubblicità di una birra di fabbricazione giapponese avente ben il 5% di alcool. Ho già provveduto a scrivere al suddetto giornale, che tanta diffusione ha tra gli adolescenti e i giovani, ma non mi ha degnato di una risposta. Dall’alto della vostra benemerita Associazione potreste avere più voce in capitolo, magari coinvolgendo altre realtà come la vostra? La seconda richiesta è se potete ripristinare in qualche modo un servizio di orientamento alla tv settimanale, magari insieme alla rubrica Famiglia TV di Famiglia Cristiana, visto che quella del settimanale diocesano di Como è sospesa da mesi. 
Don P.P. Rossini SDB 

Grazie per la segnalazione. Purtroppo ‘pecunia non olet’ e per nulla i giornali rinunciano a fare pubblicità, anche quella ‘negativa’ per le bevande alcoliche. Quanto alla ‘Guida TV’ può trovarla settimanalmente sul ns. sito alla voce ‘Rassegna TV’. >> Continua

Un esempio di ‘inciviltà’
A tu per tu con il lettore

Tempo fa, durante la trasmissione ‘Paperissima Sprint’, in onda su Canale 5, dalle ore 20,40, ho assistito alla scena che descrivo: “durante la celebrazione di un matrimonio, lo sposo si comunica attingendo dal calice. Quando il sacerdote, dopo una prima sorsata, accenna a riprendere il vaso sacro, il protagonista gli fa cenno con la mano di aspettare e continua a bere. A questo punto scoppia a ridere, spruzzando sul suo abito, sull’inginocchiatoio e dappertutto in giro il vino consacrato. La risata e la relativa ripresa durava diversi secondi”. Sono rimasta allibita, addolorata e sconcertata di fronte ad un gesto che ritengo oggettivamente sacrilego, ma mi sento profondamente offesa, come cristiana cattolica e cittadina italiana, e sono indignata nei confronti dell’emittente televisiva che si è permessa di mandare in onda la scena suddetta, per di più attribuendole una valenza di comicità e di divertimento, secondo lo spirito della trasmissione. Chiedo, pertanto, tramite l’Aiart che il Consiglio Nazionale degli Utenti, prenda gli opportuni provvedimenti che la legge prescrive in questi casi.
G. Piccoli (Pavia) 

Allibita, addolorata, sconcertata. Così dice di essere ‘restata’, guardando l’inqualificabile programma di Canale 5. Ha perfettamente ragione ad indignarsi. Siamo di fronte ad un atto incivile, offensivo dell’intelligenza e della dignità di qualunque persona. Viene da chiedersi se l’ideatore della ‘trovata’ sia uno stupido, un idiota, un imbecille o se –lucidamente (si fa per dire) ha pensato di ‘far ridere’ con una provocazione! In entrambi i casi la responsabilità è di Canale 5, rete Mediaset, che –forse senza neanche accorgersene- giunge ad un tale livello di degrado e abiezione che induce IL TELESPETTATORE, in genere prudente, moderato e tollerante, a non  trattenere un salutare “fate proprio schifo!”.

>> Continua

Raccogliere le firme per la media-education
A tu per tu con il lettore

Come abbonata da tanti anni alla rivista Aiart che ritengo interessante, utile e positiva, fra tanta cartaccia stampata, mi son fatto un dovere morale raccogliere le firme per l’iniziativa ‘Nella scuola l’educazione ai mass-media’. Confesso che ho trovato tanta difficoltà fra l’ignavia, l’indifferenza e la chiusura mentale della gente che pur si dice cristiana e istruita. Ciò è molto deludente. Ci si abitua molto facilmente allo schifo e lo si ritiene pure normale. 
Rosa Quatraro (Acquaviva) 

Grazie per l’impegno delle firme. Purtroppo può capitare che la persona a cui chiediamo di ‘firmare’ ci risponda negativamente, sia perché non condivide l’iniziativa o, più semplicemente, non ne comprende il significato. In questo caso bisogna avere la pazienza di spiegare che è indispensabile che i ragazzi siano educati ad usare bene i media. La posta in palio è troppo importante per il loro futuro e, quindi, per quello dell’intera comunità.

>> Continua

Il “Grande Fratello” una vera vergogna
A tu per tu con il lettore

Salve sono una telespettatrice ma, soprattutto una mamma indignata. Quello che si è visto in questa edizione del GF da parte di Federica è veramente scioccante; fortunatamente  è uscita ma, quello che mi chiedo e soprattutto mi ha chiesto mio figlio, perché essendo stata squalificata, avendo fatto quel gesto ed essendo stata spesso in preda ad isterismi incontrollabili, creando panico tra i suoi compagni, è rientrata in studio?Mi sembra che nelle passate edizioni non sia andata così; inoltre di isterismi e pazzie da parte di Federica ne abbiamo viste anche troppe, potevano risparmiarci il suo falso pentimento e buonismo anche da studio (vedendo la madre abbiamo capito il problema qual’é), comunque gradirei per la buona visione del programma di non vederla più in studio, inoltre per il rispetto dei nostri figli penso che una persona simile non debba neanche girare nella varie trasmissioni "Mattino 5","Pomeriggio 5" "Questa Domenica", come fosse una diva o vittima. Noi facciamo di tutto per insegnare ai nostri figli le buone maniere, il rispetto, che nella vita bisogna sudare e comportarsi bene per guadagnarsi qualcosa e, se loro, soprattutto gli adolescenti vedono una persona simile, che, con i gesti e le azioni che ha fatto va in televisione o sui giornali cosa pensano? Spero vivamente che ci tuteliate come telespettatori ma, soprattutto che vengano tutelati i valori dei nostri figli. 
Una telespettatrice, mamma, piper@tiscali.it

Giusta la sua protesta. Condivisibile la sua indignazione. Ma, gentile Signora, perché non spiega a suo figlio che il GF è ‘spazzatura’ e che a guardarlo non solo perde tempo, ma finisce per fare la figura dell’ignorante? Non perda, gentile Signora, ogni occasione per raccomandare a suo figlio di non dire in giro che guarda il GF. Evita così di fare una brutta figura!

>> Continua

Cartoni animati stupidi e violenti
A tu per tu con il lettore

Vi sollecito per il bene dei nostri bambini a impedire che vengano trasmessi  cartoni animati stupidi e violenti specialmente nelle prime ore del mattino. Non esistono più le belle storie di un tempo? E, poi, fate in modo di eliminare il Grande Fratello, tanto stupido e diseducativo! Ed ancora, perché la “ricciolina” di Trebisonda deve apparire sempre “svestita”, ora che fa anche freddo! 
M. Zani – Bergamo

Abbiamo,cara signora, preso alcune frasi della Sua lunga lettera e la ringraziamo per i giudizi e le critiche che condividiamo in tutto e per tutto.

>> Continua

Rai Mediaset matrimonio di fatto
A tu per tu con il lettore

Siamo quasi a un passo dalle reti unificate,come in occasione del discorso del Presidente della Repubblica. La cosa divertente è confrontare i telegiornali: i titoli in scaletta sono quasi all’unisono con preferenza cronaca nera e rosa,se non peggio il tutto è sfornato in fascia protetta. Passando ai programmi d’intrattenimento si può spaziare solo verso il peggio, perché il meglio è ridotto a poche unità settimanali. Naturalmente per i programmi più impegnati è riservata la fascia notturna dalle 23 in poi come se nessuno andasse a lavorare. Potenza della pubblicità .che tocca anche le tv locali e guai a non obbedire nel fare programmi scadenti c’è il rischio di essere penalizzati! Anche quando ci sarà il digitale con centinaia di canali non cambierà nulla. Solo gli utenti possono fare qualcosa tirando la giacca ai politici se ci riescono e minacciare le case produttrici di andare a comprare prodotti senza carico pubblicitario a cominciare dai prodotti alimentari direttamente dal contadino! Ci vogliono costringere a servirci dei canali a pagamento e il canone a chi serve? 
G. Tagliavini  (Milano)

D’accordo con la Sua protesta e con le Sue valutazioni. Quanto alla sacrosanta domanda “a chi serve il canone?” la risposta la può trarre in ogni numero de Il Telespettatore che definisce –e spiega il perché- il canone la “tassa più odiata dagli italiani”.

>> Continua

Buona la tv buono anche tu
A tu per tu con il lettore

Lo slogan che la Rai ha utilizzato per la campagna abbonamenti è incredibile. Roba da mentecatti. Come si fa a chiedere di pagare un canone odioso e odiato, prendendo in giro i telespettatori. Buona la tv, buono anche tu ? Credo che questo spot faccia crescere il già elevatissimo numero di evasori, dando loro un ulteriore motivo per giustificare il mancato pagamento. Il canone anche quest’anno l’ho pagato, ma non nascondo che ho accompagnato il mio dovere di contribuente con qualche garbata …imprecazione.
Eugenio Persiani( Torino)

Che dire? Ha perfettamente ragione. Verrebbe la voglia – prendendo a modello lo slogan della Rai – di dire “Stupida la Tv, stupido anche tu”.(che paghi il canone). Per il prossimo anno suggeriamo alla Rai di impostare la campagna pro-canone in questo modo: cari telespettatori, scusateci per i programmi negativi, stupidi e volgari; scusateci se non siamo in grado di fare una tv di qualità; vi chiediamo di accordarci ancora la vostra fiducia e di darci il vostro…obolo. Vi promettiamo di essere più rispettosi dei vostri diritti di telespettatori, di informarvi correttamente e di intrattenervi rispettando la vostra identità e la vostra dignità di persone Grazie.

>> Continua

Perché Tv Talk ignora l’Aiart?
A tu per tu con il lettore

Sono un assiduo spettatore del programma che va in onda il sabato mattino su Rai Tre, Tv talk, condotto da un bravo giornalista, Massimo Bernardini. Il programma è tutto incentrato sulla tv e fornisce, con l’aiuto di esperti e di molti giovani ( a volte un po’ sprovveduti) valutazioni su quanto passa nella tv italiana. Un programma interessante e, in generale, piacevole che dà conto dei giudizi, positivi e/o critici, che sui vari programmi hanno espresso studiosi, esperti, giornali ecc. Ma mai, e non vorrei sbagliarmi, mai dicevo ho sentito nominare l’aiart, alla quale sono iscritto dal lontano 1988. Eppure la mia associazione è molto attiva e spesso interviene con prese di posizione, con giudizi, critiche e proposte sui principali programmi. Basta sfogliare il Telespettatore per rendersi conto di quanto sto affermando. E basta anche vedere come le posizioni dell’aiart siano riprese dalla stampa, dalla radio e anche dalla tv.Ma a Tv talk, che pure cita pareri di critici di quotidiani locali e di scarso rilievo, mai, mai è citata l’aiart che opera dal lontano 1954 e che ha un notevole séguito ed una presenza su tutto il territorio nazionale. Come spiega, Lei, questa “chiusura”all’aiart ? 
Giuseppe Dolce ( Roma) 

Giro la domanda ai curatori della trasmissione. Non posso confermare che a Tv Talk non si sia mai parlato dell’aiart, in quanto questa trasmissione non è” monitorata” direttamente dall’aiart  ,né “assegnata” a nessun gruppo d’ascolto aiart. Ritengo comunque fondato il rilievo sul silenzio di Tv talk sull’aiart.  Escludo, comunque, che ci sia “ostilità” nei confronti dell’aiart, anche se ci rendiamo conto di essere molto critici nei confronti del sistema radiotelevisivo italiano e, quindi, della rai. Ma, per quanto riguarda i programmi, l’aiart non fa di tutta l’erba un fascio e, pertanto, apprezza alcuni programmi e di altri ne denuncia con forza lo squallore, la volgarità e la violenza. Certamente tv talk non è tra i programmi che l’aiart  giudica negativamente. Il fatto che non citano mai l’aiart può sollevare curiosità, ma non comporta in alcun modo un giudizio negativo sulla trasmissione.



>> Continua

Una domanda
A tu per tu con il lettore
Salve,
leggo che avete avuto modo di polemizzare per il fatto che la RAI abbia utilizzato "soldi pubblici" per dare spazio alla superstizione mediante la trasmissione Mezzogiorno in famiglia. L’oroscopo può piacere o no..ma lo stesso discorso,allora,dovrebbe valere x i tanti soldi spesi dalla rai x eventi organizzati dal Vaticano e che noi non cattolici siamo costretti a sorbirci tutti i giorni..Cosa rispondete su questo?Se la superstizione non è gradita ad una parte,VOI,perchè la presenza clericale dovrebbe essere gradita ad una parte,se pur minoritaria del paese???
Fabiano Fico
Grazie per la Sua domanda che, anche se provocatoria, merita una risposta. Lei può condividere o meno la protesta dell’Aiart sullo spazio riservato dalla Rai agli oroscopi (negli altri Paesi – Inghilterra, Francia, Spagna, ecc. - la tv-servizio pubblico si guarda bene dal mandare in onda programmi sugli oroscopi) e l’Aiart può condividere o meno la Sua opinione che, comunque, merita rispetto. Quel che mi sembra improprio e forse strumentale è, invece, collegare la trasmissione sugli oroscopi all’informazione religiosa e, in particolare, a quella cattolica. Forse Le sfugge che la stragrande maggioranza degli italiani-telespettatori sono cattolici e che l’informazione religiosa ha un valore morale anche per i non cattolici, per i fedeli di altre confessioni religiose e per i non credenti. Forse non condividerà questo mio giudizio, ma sono sicuro che lo rispetterà, come io ho mostrato di rispettare - fornendo una risposta - la Sua domanda.
Cordiali saluti
Luca Borgomeo >> Continua
Una pubblicità vergognosa
A tu per tu con il lettore

Scrivo perchè vorrei informarvi su una questione indecente che riguarda l’affissione in tutto il territorio del manifesto pubblicitario, che vi allego, di un film: "Frontiers, Ai Confini Del Mondo" distribuito dalla Moviemax. L’immagine diffusa, che lascio a voi giudicare, è ovviamente alla portata di tutti e ovviamente anche dei bambini.
Confido che la questione possa essere affrontata nel tempo più breve posto che detti manifesti agghiaccianti campeggiano tutt’ora nelle nostre città. 
Claudio Belli

>> Continua

Le volgarità di Blob
A tu per tu con il lettore

Domenica 7 dicembre, terminato il TG3 Regione, casualmente, non ho spento la TV quando è iniziato "Blob" (ore 20 circa), trasmissione che mi è parsa irriverente nei confronti della religione cristiana. La prima inquadratura era su una interpretazione cinematografica di Gesù in croce che diceva "Padre nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,45) e le parole di Gesù stesso in latino "Consummatum est" (Gv 19,30) sono state riprese come titolo di successive inquadrature tra le quali quelle del didietro di alcune donne in tanga. Preferisco non capire quale fosse il nesso.
Quindi, per i titoli di "Blob" si ha bisogno di ridicolizzare delle frasi tratte dal Vangelo che, stando solo in Italia, decine di milioni di cristiani, particolarmente nella Settimana santa, meditano con venerazione. 
Anche noi cattolici, che paghiamo il canone (tra l’altro, come famiglia, ha iniziato mio padre più di cinquantacinque anni fa) per vedere un simile scadimento, potremmo fare un’obiezione di coscienza e disfarci prima o poi del televisore per non finanziare chi ignora i valori che sono anche patrimonio della nostra cultura (v. anche discorsi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano). Ringrazio per l’attenzione e per quanto potrete fare  e cordialmente saluto. 
Francesca Arnaboldi 
La sua critica è fondata e condivisa. Più volte abbiamo criticato Blob, denunciando le continue “violazioni” di norme e delle elementari regole del buon senso. Soprattutto l’Aiart ha rilevato l’ingente dispendio di risorse che una trasmissione come Blob comporta per le esangui casse della Rai (basta vedere quanti sono i …..collaboratori, che a fine trasmissioni sono resi noti quasi…. additandoli al pubblico…..encomio). purtroppo questa è la Rai e questo il “giornalismo” (sic) che gli utenti devono sopportare….

>> Continua

Le “ricette” via cavo
A tu per tu con il lettore

Spett.le Aiart, questa volta non protesto per spettacoli licenziosi e ragazze troppo spogliate che la televisione ci propina spesso. Protesto perché ci sono alcune pubblicità in cui si vedono degli “amici” che, senza essere medici, danno consigli medici agli “amici”. Ad esempio: “Hai il colesterolo alto? Fai come me: dieta e …(e qui c’è il nome di un prodotto). Io in persona mi trovo spesso ad essere un po’ scortese verso chi mi dice:”Fai così….”, “Prova questo…” e rispondo sempre: “I consigli medici li voglio dai medici”. Così avviene che non si parla più, con me, di problemi di salute e relativi rimedi. Non so se quest’uso di distribuire consigli medici sia un malvezzo solo italiano, ma penso che la TV non dovrebbe incoraggiarlo. 
Maria Cimino (Roma)
Ha perfettamente ragione. Purtroppo dietro questi “consigli” c’è spesso l’intento di fare pubblicità a qualche prodotto o procurare notorietà a medici e case di cura. Il problema è di grande rilevanza sociale e dovrebbe essere affrontato dal Ministero della Salute che, almeno, dovrebbe intervenire per vietare (come avviene in molti altri Paesi) la pubblicità dei medicinali che, per i messaggi veicolati e destinati ai malati (veri o immaginari), finiscono per “assicurare” guarigioni, cessazione dei dolori, miglioramenti di vista, udito, tono muscolare, linea ecc… . Un modo di fare “affari” speculando sulla salute, senza preoccuparsi che un telespettatore, indotto dalla pubblicità, può seguire i “consigli all’acquisto” e – senza controllo medico – curarsi con la “medicina fai da te”, con possibili negative conseguenze. Ma se è vero che “pecunia non olet” è pur vero che bisogna “pensare alla salute”!

>> Continua

Una giusta protesta
A tu per tu con il lettore

Nella puntata odierna (26 ottobre 2008) di Domenica IN rubrica Lambertucci,si è trattato l’argomento -neoplasia mammaria-con una gravissima superficialità,riferita  nella fattispecie,alla incidenza delle recidive con relative metastasi a distanza di oltre vent’anni.
Immagino che ci siano state molte telespettatrici che da anni convivono con questo importante problema di salute,come ripetutamente sottolineato dall’oncologo presente in trasmissione.
Ogni controllo è una spada di "Damocle"per chi,come me,è stata operata!
Non è consentito ad una emittente di Stato o privata,diffondere allarmismo e panico invece di rassicurazioni che ci vengono puntualmente  e professionalmente dispensate dagli specialisti che ci seguono.
Il rigore scientifico è alla base delle divulgazione!!!!Le trasmissioni di intrattenimento si occupino solo di "gossip" Si trasmetta questa protesta al Garante delle telecomunicazioni!  
Anna Giacò  (Genova)

>> Continua

Ugly Betty: Un programma insidioso
A tu per tu con il lettore
caro Direttore la mia figlia più grande (11 anni) è un’accanita fan della giovane ragazza protagonista del telefilm, e non perde una puntata. Sono preoccupata perché giudico moralmente molto discutibile il programma che, oltre tutto, ha una parvenza perbenista. E’ infondata la mia preoccupazione? 
Sara Tonetti (Bergamo)
No, affatto. Consiglierei di guardare insieme  a sua figlia Ughy Betty e rimarcare con riflessioni pacate le “cadute” morali che purtroppo non mancano nel telefilm, in materia di sesso, e di “esaltazioni” di furberie, invidie e violenza. >> Continua
La famiglia in: Provaci ancora, prof.
A tu per tu con il lettore

Il giorno 23 ottobre 2008, ore 21, sul 1° Canale nazionale è stato trasmesso il seguente programma: « Provaci ancora prof.» 3ª puntata. La sottoscritta firmataria protesta fortemente per i seguenti motivi:
nel 1° ciclo di anno scorso il programma era iniziato bene;
nel 2° ciclo è andato peggiorando;
nel 3° ciclo è schifoso dal punto di vista morale in famiglia: mostrando (= insegnando) come la famiglia oggi, se vuol stare nel solco normale, deve saper bilanciarsi sull’onda del compromesso e della infedeltà coniugale fino alla divisione della famiglia.
Il programma suddetto presenta un modello moralmente squallido e perdente di famiglia in Italia e lo offre come se fosse l’unico modo di vivere nella società moderna. Io devo tutelare mia figlia che potrebbe restare colpita dal modo disinvolto e accattivante di tale programma. Protesto, perché non è giusto che i cittadini spettatori (che pagano la tassa TV) vengano ingannati così.
Giovanna R. (Modena)
Certo l’impressione della famiglia, nel programma da Lei citato, è negativa. Condivido il giudizio. Ma, purtroppo, rispetto a quanto quotidianamente la TV propina ai telespettatori, mostrando famiglie anomale, singolari, omosessuali, a “geometria” variabile ecc., “Provaci ancora prof.” non è poi tanto “trasgressiva”.


>> Continua

Domenica In? Che mettiamo dopo In?
A tu per tu con il lettore

Domenica 26 ottobre alle ore 14 ho assistito all’inizio della puntata di Domenica In. Ero a pranzo e con mio marito, mio padre e i miei tre figli. Due ragazze (16 e 14 anni) e il più piccolo di 7 anni.
Il programma si apre con l’annuncio del presentatore Giletti che “oggi Domenica In vuol verificare se gli italiani si specchiano nella TV. Solito bla, bla, solite facce. Solite banalità. Per verificare se gli italiani si specchiano nei programmi tv si prende …in esame L’isola dei Famosi. Sì, proprio quel programma demenziale, che in casa nessuno vede perché insulso, volgare, vera e propria tv-spazzatura. Ma a Domenica In non si fermano qui. Per attirare ancor più – si fa per dire – l’attenzione ecco che appare in tv una bella e giovane ragazza, laureata e disoccupata, salita agli onori della cronaca e della ribalta tv per aver pubblicato su un giornale un singolare annuncio:
per 1 milione di euro sono pronta a “vendere” la mia verginità, trascorrendo una notte con il danaroso di turno.  Ho subito cambiato canale. Ma è possibile che la tv pubblica, quella che paghiamo con il canone, debba scadere ad un livello così miserevole, che offende chi guarda, umilia chi lavora al programma, squalifica la Rai ? Perché dobbiamo sopportare questi veri e propri abusi?
Per favore fate qualcosa.
Franco Russo (Sorrento –NA)
La sua lettera è una delle tante giunte all’Aiart per esprimere l’indignazione e per protestare contro una puntata di
Domenica In che è indegna dello spettacolo, del giornalismo,  dell’intrattenimento.
L’Aiart ha subito protestato con il comunicato, che è stato IGNORATO da quasi tutti i giornali, ad eccezione de l’Avvenire. Ne riportiamo l’articolo, riconoscendo al giornale cattolico di essere  attento ai problemi del degrado dei programmi televisivi  e libero – più dei grandi quotidiani – dai condizionamenti del quadro politico e della pubblicità. 
ROMA. L’Aiart contro l’ultima puntata di «Domenica In». Per il presidente dell’associazione cattolica di telespettatori, Luca Borgomeo, «è intollerabile che la Rai, alle 14 di domenica, mandi in onda una Domenica In, centrata nella prima parte (condotta da Massimo Giletti, nella foto, ndr.) sull’Isola dei Famosi, infarcita di volgarità, oscenità e stupidaggini. Un vero esempio di tv spazzatura. Tutto presentato come un incredibile sondaggio finalizzato a scoprire se l’Italia si specchia nella tv dell’Isola dei Famosi». Per Borgomeo «è poi inconcepibile che gli italiani alle 14 di domenica nelle loro case debbano dalla tv pubblica apprendere, con un lunghissimo servizio pieno di particolari, che una ragazza, presente in studio, quasi una eroina, ha messo in vendita per 1 milione di euro la sua verginità. È poco dire che è squallido, indecoroso, vergognoso, offensivo?  Povera Rai, sempre peggio!».
A questo punto non resta che trovare cosa mettere dopo DOMENICA IN. Il Telespettatore  lascia ai lettori di scegliere tra tante possibili soluzioni: In-degna, in-sulsa, in-sipiente, in-etta, in-fima, in-utile, in-sultante, in-colta, in-solente, in-gannevole, in-cosciente, in-civile, in-fetta, in-tollerabile, in-sidiosa, in-etta, in-sopportabile, in-sensibile, in-fida, in-gannevole, in-tossicante, in-continente, in…

>> Continua

Sempre più cronaca nera nei telegiornali
A tu per tu con il lettore

Sono socio AIART e desidero segnalare un articolo apparso sul quotidiano Italia Oggi.
Forse sarà troppo semplice o affrettata ma la mia conclusione è che ai direttori dei telegiornali non interessa minimamente sapere se "l’insicurezza dei cittadini cresce per l’aumento dei reati o perché nei tg c’è più cronaca nera" perché la loro convinzione è che devono fare "il loro mestiere, ovvero quello di informare". Informazione e basta: a tutti i costi.  Di fronte a tanta meschinità è inutile organizzare tavoli di discussione o di confronto: si perde solo tempo. Personalmente mi sto sempre più convincendo che l’unica cosa da fare è quella di iniziare a boicottare con operazioni di massa i prodotti di consumo la cui promozione è direttamente o indirettamente riconducibile ai tg o a programmi che non rispettano la sensibilità e la coscienza dei minori: prodotti che sono pubblicizzati durante le interruzioni pubblicitarie, prima, durante o dopo tali programmi.Punto e stop. La mia proposta? Che AIART si faccia urgentemente promotrice di una "campagna stabile di boicottaggio civile" dei prodotti d.c.s, in modo da permettere all’utente di "reagire in tempi utili" alle velocissime e sempre più creative provocazioni della TV e della pubblicità in generale e colpire direttamente chi trae beneficio dall’incremento dell’audience ottenuto in modo così indiscriminato e strafottente, e cercare di porre un freno a questa tendenza perversa. Apriamo un tavolo di discussione tra i soci AIART per studiare tempi e modi per attuarla.
G. Walter Federle (Breganze – VI)

Condivido la Sua protesta per la crescita dello spazio che i TG dedicano ai fatti di cronaca. Purtroppo anche la RAI segue questa “moda” dettata (oserei dire imposta) dalla continua e spasmodica rincorsa all’audience. Più ascolti, più pubblicità: più pubblicità più ricavi, più utili ecc. ecc. . Tutto a danno del telespettatore considerato sempre più soltanto un consumatore e,forse, un consumatore “stupido”, facile da convincere e da indurre a comprare, comprare, comprare… . In questo senso la proposta di “boicottare” alcuni prodotti ha una sua suggestione: è difficile,purtroppo,attuarla. Ma se non è poco praticabile un’azione generale e generalizzabile di boicottaggio, è sempre possibile un’azione personale magari – col passa-parola – suggerita a parenti, amici, vicini! Certo è una battaglia lunga. Ma anche un lungo cammino incomincia con un passo!

>> Continua

La “svastica” dei Cesaroni
A tu per tu con il lettore

Ringrazio la vostra associazione che concede, a noi poveri telespettatori/genitori, questa opportunità di segnalazione. Vi chiedo innanzitutto se esiste un sito ufficiale, al quale si possa contestare la trasmissione di alcuni programmi televisivi; AGCOM non propone nessun spazio aperto o newsletter. La mia lamentela cade sulla sit-com "I CESARONI", trasmessa da canale 5 in orario di fascia protetta. Troppo spesso si sentono parole o esclamazioni degne del classico "BIP" di censura; ieri sera poi, papà Cesaroni impartiva una lezione di educazione sessuale, usando terminologie che proprio non si addicono a bambini che ancora non conoscono questo mondo, come i miei piccoli di 6 e 9 anni. In una puntata dello scorso inverno, Mimmo Cesaroni indossa una maglietta con un simbolo che mio figlio di 13 anni ha interpretato come svastica; prontamente fotografata, la allego a questa mail; secondo voi trattasi di messaggio subliminale? Personalmente trovo detta trasmissione di cattivo esempio per i ragazzi; tutto gira intorno ai soldi e alle menzogne. Dov’è finito il buon gusto di programmi, adatti a tutte le  fascie d’età, tipo Un medico in famiglia? 
Grazie
Luca Malagoli (Reggio Emilia)

Subliminale o meno, è un messaggio molto negativo. Se sia frutto di una mera ignoranza o di nostalgia di un’odiosa pagina di una storia di atrocità e violenza o, purtroppo, di una perversa volontà di fare audience con la provocazione non è possibile dirlo. Sta di fatto che impunemente immagini del genere, con il contorno di frasi insipide, stupide, volgari e offensive della dignità delle persone – non solo dei minori – entrino attraverso la TV nelle nostre case. Ma non è sufficiente indignarsi. Faccia denuncia. Sul sito del CNU-Agcom o dell’Aiart può agevolmente conoscere come fare la denuncia, utilizzando il relativo modulo. Basta una e-mail, basta un fax. Denunciate, denunciate, denunciate. Certo le leggi e le regole non sono del tutto idonee a contrastare questi ignobili programmi TV ma, comunque, qualche potere lo riconoscono all’utente. Che fa bene ad esercitarlo.

>> Continua

Nei TG troppa cronaca nera
A tu per tu con il lettore

Da tempo assistiamo ad una crescita dello spazio che i telegiornali, a cominciare dal TG1, dedicano ai fatti di cronaca nera. Spesso il TG delle 20,00 è aperto da notizie di cronaca nera, con discutibili servizi ed approfondimenti del tutto inutili. Perché la Rai –servizio pubblico- senza limitare il diritto di cronaca, non attenua questa quasi morbosa spinta a “sbattere il mostro in prima pagina?”   
Gino De Michele (Treviso) 

Purtroppo anche in Rai si lasciano prendere dalla febbre dell’audience che –ritengono- cresce con notizie sensazionali, con immagini crude e cruente, con particolari morbosi dei gravi fatti di sangue. Certo se al TG1 si rendessero conto che alle 20, davanti al televisore, vi sono milioni di bambini, qualche immagine potrebbero risparmiarsela! Ma un punto di audience è più forte della regola che impone al giornalista di rispettare i diritti dei minori.Ma c’è purtroppo un’altra causa del dilagare delle notizie di cronaca nera. Queste sono, in generale, facili da preparare. Non a caso vengono curate da ‘cronisti’ più che da giornalisti e, soprattutto, le ‘notizie di cronaca nera’, in generale a differenza di quelle politiche ed economiche-finanziarie, non creano problemi ai Direttori.

>> Continua

Messaggio ai visitatori del sito
A tu per tu con il lettore

Cari lettori,
abbiamo attivato la nuova cartella A tu per tu con il lettore per accogliere suggerimenti, proposte, osservazioni e punti di vista sulle tematiche della comunicazione.
Questo spazio non è sostitutivo del link Per segnalazioni e proteste, presente in home page, che fornisce i fac-simile dei moduli e gli indirizzi dei maggiori referenti della comunicazione a cui inviare eventuali vostre lettere di protesta.
La cartella A tu per tu non è un forum, nemmeno un blog ma uno spazio libero dove voi tutti potete esprimere le vostre idee in merito alla comunicazione dei mass-media in rapporto alla tutela della dignità della persona umana, con particolare riferimento ai minori.
Se volete inviare una lettera all’Aiart per la pubblicazione nello spazio A tu per tu con il lettore nel giornale Il Telespettatore o nel sito web, cliccate il seguente link: info@aiart.org, scrivete il testo della lettera e spedite il messaggio di posta elettronica, con esplicita richiesta di pubblicazione. 

Cordiali saluti
La redazione del sito Aiart


>> Continua

E’ facile, (ed utile) protestare!
A tu per tu con il lettore

E’ possibile protestare contro spettacoli televisivi offensivi della morale, del buon senso, della buona educazione? E’ possibile protestare contro l’uso ricorrente di parolacce, di turpiloqui, di bestemmie, di aggressioni non solo verbali nei programmi TV? Se è possibile, a chi rivolgermi? 
                 Mario Longhi (Genova) 
Si. Non solo è possibile, ma giusto e doveroso. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Può inviare le sue proteste al Corecom della sua regione, al Consiglio Nazionale degli Utenti, all’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, all’Aiart, al Comitato media e minori, ecc. ecc..Gli indirizzi li trova sul nostro sito www.aiart.org. Sullo stesso sito trova i moduli da scaricare, compilare e spedire. Ma può fare la sua segnalazione anche per telefono, per fax, per e-mail. Trova tutti i numeri sul sito Aiart. Basta poco per far sentire la propria voce e la propria indignazione. E –posso assicurarla- se la segnalazione riguarda un programma che ha violato la legge o il codice di autoregolamentazione, all’emittente (nazionale o locale) saranno applicate le previste sanzioni.

>> Continua

Film per ragazzi e cattiva pubblicità
A tu per tu con il lettore

Giovedì 1° maggio ho accompagnato  in un noto cinema di Roma mia figlia di 9 anni e una sua amichetta a vedere il film ‘Alla ricerca dell’isola di Nim’, che si ispira al famoso romanzo per ragazzi di Wendy Ort. Uno spettacolo piacevole e non solo per i bambini. Purtroppo il pomeriggio è stato ‘rovinato’ dall’incomprensibile leggerezza dei gestori del cinema che non si preoccupano affatto del pubblico di minori che affollano la sala e proiettano sullo schermo la programmazione di film del tutto inadatti e nocivi per i bambini; ed è noto che questa pubblicità dei film di prossima visione seleziona (si fa per dire) le immagini più spinte, spudorate, aggressive e cruente. E’ possibile sopportare questa grave violazione forse di leggi, ma certo di elementari regole di buon senso e di correttezza? 
                                                                  C.M.T. (Tivoli)  
Pubblico volentieri la sua giusta protesta. Perché non ha indicato la sala dove è andata a vedere il film e dove ha, purtroppo, dovuto assistere al comprensibile disagio di sua figlia e della sua amichetta per le immagini ‘dannose’ dei film di prossima programmazione? Avrei pubblicato nome e indirizzo del cinema per ‘invitare’ i lettori a non andare in quella sala cinematografica gestita da chi non rispetta elementari regole a tutela dei minori.

>> Continua

Il triste record della stupidità
A tu per tu con il lettore

Per puro caso, saltando da un canale all’altro, mi sono imbattuta nella visione di un programma su Canale 5 che non so se definire disgustoso o demenziale. Il programma, condotto da Barbara D’Urso, si chiama lo ‘Show dei record’. Record assurdi, sgradevoli, offensivi per uno spettatore ‘normale’: un’immagine degradata degli uomini e delle donne. Che schifo! Ma come è possibile che una donna di spettacolo, come la D’Urso, accetti di fare una parte così abbietta? 
                                                                           Luisa Terra (Bari) 

E’ difficile rispondere alla sua domanda, anche se è facile comprendere il suo disagio. Peraltro all’Aiart sono giunte quasi cento ‘proteste’ per questo programma su Canale 5 che ha battuto quasi il record delle segnalazioni negative. Si è, infatti, visto di tutto. Niente è stato risparmiato. Immagini volgari, sconce, degradanti, offensive della dignità dell’uomo, che inducevano prima a chiudere gli occhi e le orecchie e poi finalmente a cambiare canale. I dati forniti dall’Auditel –per quanto poco o nulla attendibili- non sono comunque incoraggianti. La Tv spazzatura non fa… grandi ascolti. Ma resta il problema di fondo. Che cosa spinge un’emittente, vicina al Presidente del Consiglio, i suoi dirigenti, programmatori, sceneggiatori, presentatori, lavoratori, a degradarsi al punto da mandare in onda uno spettacolo (si può chiamare così?) che fa –come scrive lei- schifo? Al fondo c’è la voglia di far ‘comunque’ soldi e si sa che ‘pecunia non olet’. Ma forse –ed è ancor peggio- è l’inconscio desiderio di umiliarsi, di degradarsi, di confondersi con quanto di più squallido e perverso c’è sulla faccia della terra. E’ possibile impedire che questi programmi vengano trasmessi? L’Aiart ha sottoposto la questione al Consiglio Nazionale degli Utenti dell’Autorità delle garanzie nelle comunicazioni per verificare se e in che modo è possibile sanzionare –sulla base delle norme vigenti- un simile programma. Che, comunque, un record lo ha già battuto: quello del più squallido programma mandato in onda negli ultimi tempi.

>> Continua

“I LICEALI” e sono rimasta esterefatta!
A tu per tu con il lettore

Ho seguito ieri sera 21 maggio la fiction “I LICEALI” e sono rimasta esterefatta!
Non tanto per i fatti descritti: persone di ogni età, ragazzini compresi  ( d’altra parte con gli esempi che hanno…)  che parlano volgarmente, che si comportano volgarmente o nel caso migliore fanno sesso come bere un bicchier d’acqua sono purtroppo la prassi.
Mi ha duramente colpito il messaggio che trapelava da ogni sequenza e cioè che la normalità, il giusto e il buono stava dalla parte di chi si filmava durante un amplesso e divulgava il filmato.
La ragione stava negli adulti che non rimproveravano in alcun modo gli autori della bravata e presentava come bigotti e repressivi quelli che ne rimanevano offesi.
Genitori trattati senza rispetto da figli maleducati a cui la fiction dava tutta la simpatia, professori ridotti a seguire gli alunni anziché farsi seguire…
Ciliegina sulla torta, un tentato suicidio che finalmente apre gli occhi ai truci genitori bigotti con finale volemose tutti bene…
Ahimè!
Rita Vergnano


Quando i liceali
non sono "maturi"
Giusta la sua indignazione. Fondata e pienamente condivisibile la sua protesta.
Programmi come "I liceali" degradono la TV e sollevano dubbi inquietanti sulla credibilità e moralità di emittenti nazionali come canale5. Trattandosi di TV spazzatura è quanto mai opportuno invitare i telespettatori a fare - usando il telecomando - la raccolta "differenziata", mandando al macero e all’incerenitore quanto offende il buon gusto, l’intelligenza e la dignità dei telespettatori.
Grazie,comunque,per la sua segnalazione.
>> Continua
Se il videogioco fa diventare ebete
A tu per tu con il lettore

Apprezzo molto l’iniziativa che l’Aiart va sviluppando contro i videogiochi pericolosi. Purtroppo non vedo cambiamenti significativi e continuano ad essere reali i pericoli per i minori di imbattersi in video giochi nocivi alla loro salute fisica e psichica. Mio figlio di 10 anni ha una notevole quantità di videogiochi che, confesso, non ho mai guardato dall’inizio alla fine. Mi riprometto di farlo. Comunque anche i videogiochi non pericolosi possono procurare danno, in quanto ‘catturano’ per ore e ore i minori facendoli vivere fuori dalla realtà. Per questo motivo tento di ‘limitare’ il tempo che mio figlio dedica al videogioco, ma Le assicuro che è una battaglia difficile… 
Grazie per l’attenzione. 
Giuliana Castelli – Roma 
Condivido le Sue preoccupazioni ed apprezzo la sua sincerità “non ho visto i videogiochi di mio figlio”. Comunque è evidente che è consapevole dei rischi e dei pericoli che corre Suo figlio. Questo è un fondamentale punto di partenza: la piena consapevolezza che il videogioco può far male, e che quindi il genitore deve controllarne il contenuto e, soprattutto, limitare, limitare, limitare il tempo che viene dedicato alla visione del videogioco. Siamo infatti sempre più d’accordo con quanti affermano che un lungo e prolungato tempo di visione dei videogiochi produce danni ai minori e, in alcuni casi, può portare a vere e proprie forme di stravolgimento dell’equilibrio psico-fisico del minore, facendolo diventare un ebete.
Continui, gentile Signora, nel ‘contrastare’ la mania del videogioco del Suo bambino.

>> Continua

Ancora le gambe di Sharon Stone
A tu per tu con il lettore

Nel TG2 delle ore 13,00 del 9 aprile è stata mandata in onda la vecchia sequenza del vecchio film ‘Basic Instinct’, ormai nota a tutti. Perché la TV pubblica non ha un sussulto di dignità ed evita di trasmettere immagini –alle ore 13,00- che, se non sono pornografiche sono certamente licenziose? Non si può fare niente per impedire queste ‘cadute di stile’ della Rai che noi alimentiamo pagando il canone e sorbendoci ore e ore di insulsa pubblicità? 
M. Testi (Giuliano-Napoli) 
Ha perfettamente ragione. La Sua è una delle tante proteste che l’Aiart ha inteso rendere pubbliche con la seguente nota ripresa dall’Ansa:
RAI:AIART CONTRO TG2 PER MESSA IN ONDA SCENA BASIC INSTINCT
(ANSA) - ROMA, 9 APR - ’E’ incredibile che il Tg2 delle 13 di oggi abbia trasmesso la sequenza di Basic Instinct in cui Sharon Stone accavalla le gambe’. A Parlare e’ Luca Borgomeo, Presidente dell’associazione di matrice cattolica Aiart. Il Presidente ha voluto ricordare ’al direttore della testata che all’epoca il film era vietato ai minori anche e soprattutto per quella scena, che e’ stata trasmessa integralmente. Una cosa da non credere. Non ci riteniamo dei moralisti - ha proseguito Borgomeo -, in poco più di un’ora abbiamo ricevuto decine di telefonate ed e-mail, e ci chiediamo se sia normale che in un’ora di punta vengano trasmesse immagini di questo tipo’.


>> Continua

Che c’entra il Wrestling col calcio?
A tu per tu con il lettore

Domenica 6 aprile, ore 15,00. Con mio figlio di 9 anni, tifoso del Catania, seguo ‘Quelli che il calcio’. Tra tante stupidaggini e volgarità che caratterizzano il programma della Ventura questa volta mi tocca vedere il wrestling. Spengo la TV. Accendo la Rai e ascolto la radiocronaca delle partite. Perché non la smettono di provocare i telespettatori con le immagini violente ed insulse del wrestiling? 
Mario Rossi (Acireale)  
La sua non è la sola protesta giunta all’Aiart… Per questo motivo l’Aiart ha immediatamente preso posizione con il seguente comunicato stampa, ripreso dalle Agenzie e da alcuni quotidiani. Pubblichiamo il testo dell’Adn-Kronos: Roma, 6 apr.- (Adnkronos) - ’E’ davvero sorprendente come per fare un po’ d’ascolto in piu’ . ’Quelli che il calcio’ oggi abbia proposto spezzoni di Wrestling. Questo sport, diciamo cosi’, e’ del tutto diseducativo, incita alla violenza e comunque non dovrebbe andare in tv in fascia protetta. Due anni fa riuscimmo a convincere Italia 1 ad abolire una trasmissione del genere. Ora che sia proprio il servizio pubblico a riproporlo e’ davvero incredibile’. Lo afferma Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori di matrice Aiart.
’Non vorremmo piu’ vedere immagini di wrestling sulla nostra televisione, visto l’alto contenuto di violenza che contengono e il rischio di emulazione da parte dei minori. E siamo sorpresi che il servizio pubblico ricorra a questi spettacoli in fascia protetta - continua Borgomeo - Se persino Mediaset ha riconosciuto, seppur dopo una lunga nostra battaglia, di aver sbagliato a trasmettere questo sport, perche’ ’Quelli che il calcio’ dimostra cosi’ poca sensibilita’? Ci auguriamo che si sia trattato solo di un caso isolato".


>> Continua

La Rai risarcisce un telespettatore
A tu per tu con il lettore

Su “Famiglia Cristiana” (n. 13 del 2008), a pag. 13 è apparso un articolo dal titolo “Sentenza clamorosa: la Rai risarcisce il telespettatore”. Credo sia utile trascrivere il breve articolo”. 
La sentenza è clamorosa. Un giudice di pace di Roma, Pietro De Gregorio, ha condannato la Rai a restituire 50 centesimi di canone, oltre a 400 € per danni morali e materiali, a un telespettatore che si era sentito offeso dalla trasmissione di Michele Santoro ‘Anno zero’ del 31 maggio 2007 sulla Chiesa e la pedofilia. Il giudice, considerando il contratto vero e proprio tra Rai e utente, ha dato ragione al telespettatore offeso. Nella motivazione scrive che il programma di Santoro, “condotto con superficialità e inesistente valore scientifico”, ha ingenerato “il dubbio che il fenomeno gravissimo e mondiale della pedofilia sia endemico e connaturato al mondo della Chiesa”. Il cittadino offeso è il prof. Carlo A. Bollino, presidente del Gse (il Gestore elettrico), la sentenza rischia i aprire la via ad una class action collettiva contro il canone Rai.” 
Grazie e cordiali saluti 
Assunta De Gennaro (Roma)
Grazie per la segnalazione. La notizia è molto significativa ed ‘utile’ nel senso che può indurre un telespettatore che ritiene “leso” il suo diritto ad essere informato con correttezza e ad essere intrattenuto con dignità a rivolgersi non solo al Consiglio Nazionale degli Utenti, al Comitato TV e minori, al Corecom regionale o all’Aiart, ma anche al giudice di pace per ottenere un risarcimento’.

>> Continua

Una modesta proposta per risanare i conti Rai
A tu per tu con il lettore

Sarà perché, da bravo socio dell’Aiart e anche per documentarmi e tenermi aggiornato, vedo un po’ più di televisione di quanto non desideri vederne, sarà perché sono un gran pignolo, ho spesso notato –ma sarà capitato anche a voi consoci- che alcuni conduttori e, soprattutto, conduttrici di programmi di intrattenimento, di quiz o di talk-shows non cominciano a parlare se non pronunciano la parola “Allora…”, qualunque cosa abbiano da dire. Pare che non sappiano iniziare un discorso in altro modo. “Allora…” e solo dopo questa (magica?) parola riescono a dire qualcosa. Fateci caso, è così. Ma il fatto più straordinario mi è capitato di osservarlo, qualche giorno fa, su una rete Rai: la gentile (e carina) presentatrice ha preso la parola e, naturalmente, ha detto “allora…”. Dopo di che si è fermata ed è stata zitta. Insomma non aveva nulla, ma proprio nulla, da dire, ma non ha rinunciato a pronunciare il fatidico avverbio di tempo. Credo che questo sia il massimo: al di là non si può andare. Insomma, a guardare la TV, sembra di stare…. all’oratorio. E che dire  quando, nel corso dei telegiornali, la giornalista o il giornalista annuncia: “cambiamo decisamente argomento?” Perché “decisamente”? Non basta  cambiare argomento? E poi: se si passa dalle notizie sull’Iran all’emergenza rifiuti in Campania, non è chiaro a tutti, anche ai telespettatori meno acculturati o meno svegli, che si sta cambiando argomento? Che bisogno c’è di dirlo? E poi questa mania degli avverbi, anche quando non servono. A domanda spesso si risponde: “Assolutamente si”. Non basta dire si? Quando si dice l’enfasi ad ogni costo, anche quando è fuori luogo e non serve a nulla.
Ma veniamo alla “modesta proposta” del titolo. Vorrei suggerire alla Direzione generale Rai di comminare una sanzione pecuniaria –né alta, né bassa: diciamo 50 euro- ogni volta che un presentatore o conduttore o giornalista (uomo o donna fa lo stesso) inizino il loro dire con la parola “allora”, oppure pronuncino senza motivo, un avverbio del tutto inutile che finisce in “…mente”.
Nessuno dei multati potrebbe negare il fatto addebitatogli: esistono le registrazioni. Ma poi, per rendere meno afflittiva l’ammenda, si potrebbe provvedere con semplici ritenute sui rispettivi stipendi: ciò attenuerebbe l’effetto –assai più amaro e sgradevole- di un pagamento diretto e in contanti nelle mani di un odioso ed arcigno controllare-esattore.
Dimenticavo: dovrebbe essere anche previsto che, in caso di recidiva nell’arco dello stesso mese, l’ammenda venga raddoppiata. Triplicata se rilevata nel corso della stessa settimana. Quadruplicata se ripetuta all’interno della stessa trasmissione. Forse i bilanci della Rai non quadreranno solo per questo. Ma noi telespettatori ne trarremo, almeno qualche sollievo.
Paolo Bafile

>> Continua

Togli la croce!
A tu per tu con il lettore

Proprio questa sera ho visto una pubblicità, credo del Consiglio dei ministri … credo, perché l’ho vista una sola volta, che fa azione di prevenzione per la sicurezza lavorativa...in pratica c’è una medaglia che ruota in equilibrio ed in una facciata si vede un casco per i lavoratori, giallo, e nel retro una croce rossa su sfondo chiaro brillante e una voce fuori campo che dice TOGLI LA CROCE!
Credo che sia opportuno che venga fatto notare che, pur non essendoci intenzionalità, quel "TOGLI LA CROCE" sia tendenzioso e facilmente rimandi ad altri episodi che creano contestazioni abbastanza frequentemente e che il Segno della nostra scelta religiosa al di là della cronaca recente, non vada accostato verbalmente all’azione di togliere! Oltre a non essere proprio corretti nei confronti della nostra religione il fatto che la croce sia rossa disturba anche l’associazione di volontariato che tutti quanti noi conosciamo.
           A.G. Carbonia

>> Continua

La scuola … di tifo della Wolkswagen
A tu per tu con il lettore

La nostra scuola, come altre, senza richiedere nulla, ha ricevuto un pacco del progetto didattico "Scuola di tifo", sponsorizzato dalla casa automobilistica Wolkswagen. Tra il materiale vi è un dvd con un reportage di discovery channel sulle tifoserie di cinque città italiane.
Una serie di interviste a capi ultras che ribadiscono la filosofia del "duro e puro", della difesa dell’onore della città e della squadra, del non guardare in faccia  a nessuno. Tutto condito con scene di violenza, insulti e urla negli stadi. È vero che ci sono schede per la riflessione sul filmato ma mi chiedo se non sia elevato il rischio emulazione e che comunque siano ben altre le immagini da proporre in una scuola. Chiedo se potete dar voce a questa mia protesta, rimarcando il danno d’immagine per Wolkswagen italiana che forse farebbe meglio a inviare materiale sull’educazione stradale.
 Marco Magni Valmadrera
(Lecco)

>> Continua

Quando diventerai un bambino?
A tu per tu con il lettore

Mi meraviglio da quanto tempo duri la pubblicità di Accademia del mobile, nella quale un uomo parla prima a un pinocchio e poi rivolgendosi a una donna incinta e toccandogli il grembo domanda al nascituro: "E tu quando diventerai un bambino?". E’ possibile che nessuno abbia reclamato riguardo a questo messaggio che subliminale non lo è affatto, anzi, è proprio sfacciato? Sarebbe da chiedere a qualsiasi donna incinta come chiama quel "coso" che ha in grembo. Non lo chiama forse il mio bambino? Se non possiamo definire questa pubblicità abortista, certamente rivela una mentalità che ne è il presupposto. Grazie per l’attenzione e buon lavoro.
Don Marcello Coretti, parroco di Piglio (FR).

Uno spot pubblicitario oggettivamente infelice e negativo. Come reagire? Denunciare, denunciare, denunciare e poi avere buona memoria dello spot quando si compra un mobile, penalizzando i prodotti pubblicizzati in modo scorretto.



>> Continua

La ‘fatica’ di stare davanti alla TV
A tu per tu con il lettore

Cosa attende  il povero padre di famiglia che ha passato l’intera giornata sopportando clienti e direttori e confrontando badgets e grafici e che, dopo essere rientrato in casa, ha corretto i compiti dei figli, giocato un po’con i più piccoli, letto la bolletta della luce e del telefono, ascoltato dalla moglie l’elenco delle cose che in casa non ci sono e ci dovrebbero essere?
Il riposo, finalmente. Si infila le pantofole, si sdraia in poltrona e accende la televisione.
Martedì: Criminal Minds (Rai 2 ore 21,05) e Senza Traccia (Rai 2 ore 22,40); mercoledì: Doctor House (Canale 5 ore 21,10); giovedì: Grey’s Anatomy (Italia 1 ore 21,10); venerdì: CSI Miami (Italia 1 ore 21,10), CSI New York (Italia 1 ore 22,05) e Prison Break (Italia 1 ore 23,05); sabato: Cold Case-Casi irrisolti (Rai 2 ore 21,05) e Criminal Intent (Rete 4 ore 23,00); domenica: NCIS (Rai 2 ore 21,00). Peccato che Numbers e A.R. Medici in prima linea, siano ormai terminati.
Il povero padre di famiglia opta per la serie dei thriller polizieschi. Dopo una giornata di duro lavoro, davanti ai suoi occhi stanchi scorrono le rilassanti immagini di delitti plurimi ed efferati, realizzati e mostrati con dovizia di particolari: letti intrisi di sangue, schizzi di materia cerebrale su specchi e pareti, corpi torturati, cadaveri mummificati semisepolti in boschi o in cantine, pezzi di corpi umani racchiusi in sacchetti di cellophane, scheletri con appiccicati brandelli di carne e relativi vermi, cadaveri sezionati su tavoli anatomici, riesumazioni e autopsie con toraci squarciati e aperti come i due lembi di una tenda. Allora il povero padre di famiglia passa alla serie medico-ospedaliera. E si ritrova in ospedali, corsie, pronto soccorsi e sale di rianimazione, affollati come il mercato del sabato in piazza Loggia, con gente che entra, urla, si dispera, chiama; con medici che saltano da un tavolo operatorio all’altro indossando camici da macello comunale; con ammalati delle più strane e rivoltanti malattie, pustole, sbocchi di sangue, piaghe, tremori, parti anatomiche gonfie a dismisura, sangue che esce dai pori della pelle e dagli occhi, cannule nelle gole e nelle narici, flebo, defibrillatori, punture nel cranio e nel cuore; con sale operatorie nelle quali entra chiunque nel bel mezzo di un’operazione: infermieri con block notes e senza mascherina, parenti del paziente, paramedici innamorati dell’infermiera, medici gelosi del primario, personale che si odia reciprocamente. Il tutto con buona pace dell’ambiente sterilizzato. In quello squarcio (nel senso letterale) di umanità, il nostro povero padre di famiglia vive con medici avviliti da matrimoni falliti, con amori non corrisposti, con invidie di colleghi, con liti e diagnosi sbagliate o contraddittorie, guidati da uno, ad esempio, come il dr. House, che somiglia più ad un barbone stralunato e un po’ fumato che ad un primario chirurgo. Il povero padre di famiglia pensa con terrore “e se capitasse a me di finire in un simile ospedale!?”. E allora, alla ricerca di un po’ di serenità e tranquillità, gira sull’Isola dei famosi? Per carità, meglio il sangue. Rassegnato, punta sul telegiornale di seconda serata: una disgrazia dietro l’altra, a parte le notizie di politica (ma forse è una disgrazia anche quella): ubriachi e impasticcati che investono passanti, incidenti sul lavoro, rapine e furti, anziani raggirati, figli che ammazzano i genitori, li sezionano e li buttano nei cassonetti, vicini di casa che sterminano la famiglia dirimpettaia, fidanzati che uccidono fidanzate, mariti e mogli che si sparano, stupri, delitti di mafia, errori operatori mortali, ambulanze che non si trovano, ospedali che rifiutano i ricoveri, eccetera, eccetera. “Che sia finito su un’altra fiction?”, si domanda smarrito il povero padre di famiglia.
A questo punto due sono i possibili esiti: o il povero padre di famiglia entra da protagonista nella fiction/realtà, si barrica sul terrazzo e spara ai passanti; o fa come me: si guarda Don Camillo (per la centesima volta, ma sempre bello!) e legge un libro.
Ieri sera, che non c’era Don Camillo e avevo finito il libro, ho scritto questa lettera (ma stavo per salire in terrazza).
Enrico Gandolfini (Brescia)

Condivido le sue considerazioni e meno male che non è salito in terrazza!



>> Continua

Provaci ancora Blob!
A tu per tu con il lettore

Sabato 29 Dicembre su Rai3 è andato in onda uno speciale di Blob dal titolo "Hot zone"; all’ora in cui solitamente va in onda Blob, cioè le 20.10, ora in cui, in generale, le famiglie con i bambini, sono davanti alla TV.  Lo spettacolo era indegno; un quarto d’ora  di ragazze, attricette e veline mezze nude e tutte ammiccanti. Un quarto d’ora di glutei e seni al vento, tutto senza veli e in primo piano. Uno schifo! Non si può far niente per impedire questo sconcio?
Marco Fulvi (Roma)

Di lettere come queste per posta, fax, o e-mail ne sono giunte all’Aiart sedici. La denuncia è stata talmente forte che abbiamo voluto rivedere personalmente il programma che ci era... sfuggito. Che dire? Un programma al limite dell’oscenità, volgare, insulso, indecente. "Hot zone"? "Hot" si traduce con ardente, bollente, violento. Quanto a "zone" più che area si potrebbe definire - visto il programma - con i nomi delle parti anatomiche mostrate con insistenza e spudoratezza. Che dire ancora?  
Credo che a Blob debbano dire grazie, mille volte grazie:
1) I "guardoni" costretti a fare le ore piccole per vedere - in genere sulle TV private - spettacoli come "Hot zone".
2) I denigratori della associazioni e dei movimenti democratici dei diritti delle donne, considerate da "Hot zone" e da Blob come cose, oggetti, manichini e bambole
3) I sostenitori della necessità di abolire il servizio pubblico e di ‘chiudere’ una volta per sempre la Rai.
4) I ‘nemici’ delle famiglie, dello stesso istituto Familiare e di quanti hanno a cuore la tutela dei minori.
Anche l’Aiart, -severa, severissima nel giudicare questa puntata di Blob – ‘Hot zone’, che sta al giornalismo televisivo come la merda sta al cibo- deve un “grazie” all’esercito di persone (18!) che fanno Blob, sprecando tante risorse pubbliche: con questo ‘servizio’ (sic!) certamente Blob ha indotto qualche telespettatore –giustamente indignato- a decidersi finalmente a non versare alla Rai l’’obolo’ del canone, seguendo la procedura legittima, conforme alla legge, che ‘Il Telespettatore’ ha illustrato nel numero 12 e che è riportato sul sito  www.aiart.org .

>> Continua

PERCHE’ GLI ASSOCIATI AIART NON PASSANO ALL’AZIONE, TUTTI INSIEME, SENZA RIPOSO ?
A tu per tu con il lettore

Sono un associato, da anni, dell’A.I.A.R.T. Leggo con attenzione “IL TELESPETTATORE” e “LA PARABOLA”, sempre e senza distrarmi, come se si trattasse di una pratica legale importante affidata al mio studio.
         Non manco mai agli incontri che l’amico Infante organizza a Matera con entusiasmo e capacità. Perché sono un ammiratore e un seguace dell’A.I.A.R.T.?  E’ semplice: persegue un fine nobile che viene apprezzato e lo sarà sempre più nel futuro, in una umanità che di nobile non ha quasi più niente. Anche la nostra Italia non brilla molto per doti morali, civiche, spirituali.
         Temo senz’altro di ripetermi, ma devo spendere poche parole su argomenti che Voi avete spesso e volentieri diretti ai lettori e ai presenti nelle riunioni e negli incontri.
1)-La TV  oggi rappresenta il potere assoluto. Vince quasi tutte le battaglie contro la carta stampata, contro il potere politico, perfino contro la Magistratura.
2)-Il cittadino (bambino, ragazzo, adulto,  anziano), il cittadino facoltoso, povero, colto, illetterato, anche quello analfabeta è quasi sempre succube delle frecciate che partono dalla TV. Si può essere vittima in mille modi e non soltanto nell’acquisto di costosi prodotti che producono soltanto danni all’economia di famiglia e anche di altra specie, ben più gravi.
3)-Spesso la TV diventa giudice e giustiziera di persone che, poi, risulteranno innocenti.
4)-La TV propaga notizie segrete, benché da considerarsi blindate negli archivi dei palazzi di giustizia, dando in pasto agli utenti della TV, particolari  che spesso bruciano per tutta la vita l’indagato nonché la famiglia e gli amici dello stesso. Anche la stampa stampata segue la TV, ma non danneggia come e quanto la TV.
5)-Lottare contro la TV è un compito difficilissimo, degno degli spartani del terzo millennio. La TV ha ora a sua disposizione mezzi illimitati. Mi riferisco alla moneta, a personale specializzato e competente, dirigenti tesi sempre all’indice di ascolto che è il Vangelo della TV.
6)-Noi, dico noi dell’A.I.A.R.T., non siamo molti, non  rappresentiamo una massa come i metallurgici, gli impiegati statali o quelli degli enti pubblici, ad esempio.  Le guerre per principi sani non possono essere vinte da pochi contro un mostro divoratore e sempre affamato come la TV. Occorre  una moltitudine di associati e molto, molto denaro che sicuramente sarebbe speso bene.
7)–Si sta combattendo come leoni non addomesticabili. Non consideriamo la nostra lotta impari, non consideriamo un nostro successo una utopia. E questa guerra da pacifisti ci fa onore: Siamo un Davide modernissimo contro un GOLIA che non ha paura di niente. Neanche delle 2 fionde di nostra esclusiva proprietà: “IL TELESPETTATORE” e “LA PARABOLA”. Gli articoli pubblicati sono degni di grande rilievo. Lo saranno anche quelli che verranno. Ma basta tutto questo? Noi, ci sono anch’io, lo penso seriamente, siamo i 300 delle Termopili contro una potenza più potente dell’impero persiano anche perché spesso non combatte alla luce del sole ma con dardi che si vedono e non si vedono. Soltanto per non essere classificato, catalogato come nemico della TV devo ricordare che vi è la TV buona e quella cattiva come vi è la scienza buona e quella cattiva. Vi sono programmi favolosi perché educativi, di rafforzamento dello spirito, apportatori di gioia interiore, di risate, di arricchimento culturale etc. L’A.I.A.R.T. marcia contro i programmi che distruggono. E chi li crea e li mette in onda non è in buona fede. Vuole soltanto l’indice di ascolto, possibilmente stratosferico. Qualche commento?
8)-INTERNET deve essere il nostro cavallo di battaglia, l’asso vincente. Occorre tempo, occorre pazienza, occorrono tecnici di valore. 
                                              SUGGERIMENTI
                                                  P R I M O 
         Occorre avere una cassa piuttosto ricca. Tutti i miei redditi io li accredito a chi non ha voce (malati, bambini etc.). La nostra “voce” non è ancora tonante e vi sono moltissimi che non la odono.
         Occorrono sacrifici veri e non da operetta. Se crediamo in un ideale, e il nostro lo è, non dobbiamo impoverirci ma diventare meno ricchi o meno agiati o un po’ più poveri, ove lo fossimo. Ciò deve necessariamente avvenire se si combatte per un ideale! Le rinunzie dovrebbero diventare di casa, nostre amate ospiti, inquiline senza fine locazione. Le guerre non si vincono con parole e scritti ma con azioni che spesso comportano sofferenze di varia specie e peso. 
                                                    S E C O N D O
         Occorre invitare i lettori dei 2 periodici a:
a)suggerire un qualcosa o più di un qualcosa che potrebbe sembrare utile per elevare in ogni direzione e in alto l’A.I.A.R.T.;
b)incoraggiare l’A.I.A.R.T. accreditando somme in favore di questa associazione. Non si pretende “l’obolo della vedova” di cui si legge nel nuovo testamento;
c)scoprire nuovi associati. Si potrebbe sperare in una specie di moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il tutto sta ad iniziare “Chi ben inizia, è alla metà dell’opera”. Non  costa niente. Soltanto far trasparire entusiasmo e passione nel tentare di convincere l’eventuale nuovo……associato!;
d)scrivere sui giornali, importanti o meno, anche sui giornaletti parrocchiani. Ricordo a me stesso che: “la pubblicità è l’anima del commercio”. Servirsi con garbo, con diplomazia, con intelligenza di veri amici perché il Vostro, il nostro lavoro, mira a raggiungere un fine nobile, ripeto questa parola. I nostri sforzi sono altamente sociali, utilissimi  a tutti, nessuno escluso. E’ perfino utile ai delinquenti che vorrebbero sicuramente che i loro figli fossero nel futuro dei buoni cittadini senza che siano elettrizzati da programmi che forse, in buona fede di chi li pone in onda, esaltano la MAFIA  et similia, convincendo alcuni o molti giovani che il delitto, ad esempio, rende!;
e)
comprare una emittente televisiva o, almeno, all’inizio, diventare “socia” di qualche TV sia pure piccola, come una cenerentola. E si ritorna al “denaro” che è indispensabile, “denaro” che dovrebbe essere reperito dagli associati e, forse, anche da terzi movimentati dalla nostra pubblicità. 
                                                  
T E R Z O
         Dicono che sono un uomo d’azione: “Rifletto, decido ed eseguo”. Perché non lo diventiamo tutti? Io mi conosco troppo bene.
Concludo ricordando a me e a Voi un settimanale al quale sono abbonato da oltre mezzo secolo “FAMIGLIA CRISTIANA”. Potrebbe darci una mano d’aiuto? E AVVENIRE? E l’OSSERVATORE ROMANO? Ignoro se è già stato fatto qualche passo sostanziale anche nella direzione di Radio Maria e della TV del Vaticano. Perché non si tenta? Inserire qualche messaggio dell’A.I.A.R.T.? Una idea……. balorda? Può darsi! E se non fosse così incredibilmente stupida? 
         L’avvocato, il vero avvocato, quello che si autodistrugge per lottare con tutte le sue forze per ottenere un esito positivo in una causa (civile o penale) in cui crede molto, moltissimo, non si arrende mai! E studia ogni particolare, ogni eventualità, anche le tesi e possibilità che sfuggono alla normalità. Non ignoro tutti i Vostri tentativi in varie direzioni. 
         Questo dovrebbe, potendolo, l’A.I.A.R.T. Ma anche per questo non deve essere latitante il lavoro di tutti gli associati, né deve eclissarsi l’ottimismo! Il mondo si muove con le idee!         
                                                  QUARTO
  
Ciò che mi sbalordisce sempre di più è quando in TV, mentre sto per seguire un film, appare una scritta, certe volte accompagnata da un bollino di colore giallo-arancione, più o meno, del seguente tenore: “per la visione di questo film da parte dei bambini è consigliata la presenza degli adulti”. Spesso queste parole sono pronunziate dall’annunciatrice o dall’annunciatore. Occorre collocare al posto della parola “consigliata” 2 parole diverse, convincenti e di vera pressione: “è d’obbligo”. Non dire “è d’obbligo” equivale a consentire ai minori di vedere e sentire ciò che non dovrebbero né vedere, né sentire.
Questo sta a significare che, nel caso più comune, i genitori di questi bambini che vogliono vedere il film “bollato” devono affiancare i figli per TUTTA LA DURATA DEL FILM, che in media dura un’ora e trenta, due ore, se si contano anche le relative pause pubblicitarie.
Allora chiedo a me stesso: un genitore può realmente stare insieme al figlio o ai figli per due ore, senza neppur una minima distrazione? E le visite di amici o parenti? E il telefono? E la cucina? Ignorare tutto ciò che di ordinario si svolge in casa? O comunque i genitori devono trasformarsi, indossare la divisa da ufficiali, piantonare il figlio e, all’occorrenza, in presenza di scene violente o quasi, o a luci rosse o quasi, devono coprirgli gli occhi e le orecchie per non far vedere e anche in modo che non senta? E non occorrerebbero 3 mani? 2 per le orecchie e 1 per gli occhi?
Tutto ciò è ammissibile, è concepibile?
E per essere nella completezza, potrebbe essere un reato non dire: “è d’obbligo”? Non va dimenticato che i soggetti passivi sono dei minori!
Famiglia Cristiana “stampò” tempo fa una vignetta a colori, ed ho finito, in cui si vede un moribondo (disegno a colori vivaci) in un letto d’ospedale. Un suo parente, immagino, accende la TV che è collocata proprio davanti al degente, come è uso quasi abituale in alcuni ospedali, in alcune cliniche etc. Il paziente se ne accorge e, di scatto, adirato e preoccupatissimo pronuncia queste parole con ira: “NO! NO! Spegni la TV. Mi farà morire prima”
         E’ un atto di accusa più che severo e chiaro. La TV uccide noi e le nostre famiglie. Non sempre ma spesso.
Vorrete scusare la vivacità e la crudezza di quanto segue.
L’A.I.A.R.T., ma soltanto con alcuni associati, sta facendo miracoli. Da soli e con i mezzi a nostra disposizione non ce la faremo mai, neppure donando tutto il nostro tempo libero. Avvicinare le scuole, le parrocchie, le TV, i giornali, fare incontri e convegni, colloquiare con associazioni di volontariato che in genere sono o dovrebbero essere nostre amiche, studiare fino allo spasimo tutti i mezzi utili di comunicazione, riuscire a mettere da parte somme rilevanti che sono indispensabili, convincere gli associati e terzi ad essere generosi, avere progetti degni di essere ritenuti, e di esserlo sul serio, produttivi della moltiplicazione di associati entusiasti, ottimisti e generosi, entrare nelle famiglie, colpire i genitori e i loro ragazzi con colpi da maestro per riuscire a dirigerli sul giusto binario che condurrà al sognato traguardo. NON E’ PER NIENTE FACILE SE TUTTI, INDISTINTAMENTE TUTTI gli associati A.I.A.R.T. non avranno una forte autostima, se non saranno disposti a logorarsi, e senza lamentarsi, questa è la parola giusta  lamentarsi”, se TUTTI GLI ASSOCIATI non si cimenteranno a dare e a far dare soltanto la modestissima somma di € 16,00 o di € 6,00, ad esempio, se non sfodereranno tutte le loro capacità in una gara di superamento quotidiano, se le loro idee saranno relegate nel dimenticatoio, l’A.I.A.R.T.  non raggiungerà le vette che pur merita di conquistare. Ho dato e continuerò a dare  un qualcosa alla nostra associazione. Non mi tirerò indietro nel futuro per gli indispensabili accrediti.
Le battaglie, le guerre non si vincono con le parole ma con le azioni.
Il tempo non deve trascorrere troppo a rilento e per anni. Occorre la velocità degli aerei, dei treni, tipo giapponesi, delle auto guidate da campioni come il non mai dimenticato campione tedesco. Devo ricordare il nome? 
L’A.I.A.R.T. deve volare. Potrebbe farcela. Ora siamo pochi. Domani quanti potremo essere se, ora, proprio ora, e da subito, decideremo di affrettare i tempi e di muoverci TUTTI? 
         Intelligenti pauca!
Concludo: dobbiamo sperare, mai arrenderci con o senza condizioni. Dobbiamo essere solidali, amici per la pelle, senza gradi, tutti alla pari ma tutti, sempre tutti, in una gara per superarci a vicenda, con onestà sportiva e senza doping.  Ho fiducia illimitata nei dirigenti. 
         Cordiali saluti a tutti gli associati A.I.A.R.T. e ad maiora.
Matera, 14.01.2008                                              (avv.Tommaso Calculli)

Prendiamo atto e condividiamo tutto quanto da lei affermato

>> Continua

Le ‘insidie’ di una tartaruga
A tu per tu con il lettore

Ho acquistato presso una libreria nel centro di Mantova un DVD: ‘Una favola per amico’, per farne dono a un nipotino. Purtroppo questo DVD contiene un inserto pubblicitario, inserito prima della favola, veramente offensivo della dignità umana e, comunque, assolutamente non indicato per bambini adolescenti. Mi chiedo come sia possibile inserire elementi contrari all’etica e al buon senso in un prodotto per ragazzi. Spero che l’Aiart possa far sentire la sua voce nei confronti della casa produttrice e dei distributori di simili nefandezze.
Luciana Beneldini Badalotti (Mantova)

Purtroppo pecunia non olet!’Pur di fare affari si violano tranquillamente non solo le leggi, ma anche le norme morali e quelle del buon senso. Come Aiart diamo voce alla Sua giusta indignazione e alla Sua vibrata protesta espressa con garbo e competenza. E facciamo qualcosa in più. 1) invitiamo i genitori, i nonni, gli insegnanti a ‘guardare’ bene cosa comprano e mettono in mano ai minori; 2) invitiamo tutti a denunciare al Consiglio Nazionale degli Utenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni casi del genere indicando con precisione: titolo del DVD o di un programma TV, casa produttrice o di un’emittente e il  motivo della denuncia. Nel Suo caso, gentile Signora, provvederà direttamente l’Aiart a inoltrare al CNU-Agcom la denuncia, nei confronti dell’ ONE MOVIE, sperando che arrivino le sanzioni previste. A volte, -purtroppo non sempre- le sanzioni inducono i destinatari a comportamenti più rispettosi della dignità dei minori.

>> Continua

Media volgari e giovani allo sbando
A tu per tu con il lettore

Leggendo le varie relazioni relative del convegno Aiart in Acireale, mi rendo sempre più conto dell’azione importante e meritoria che l’Aiart svolge e soprattutto in un contesto assai difficile.
La libertà di espressione è certo una possibilità concreta di una società democratica, frutto di una conquista (certamente) ma che –come assai bene è espresso nei vari interventi del predetto convegno viene troppo spesso deviata dagli obiettivi nobili e formativi, (efficacemente comunicativi!) che dovrebbe avere. Se ne fa spesso un uso volgare, immorale e perciò la si usa in modo da produrre danni assai notevoli ai più piccoli, agli adolescenti, ai giovani .
A tutto ciò si aggiunge l’avallo che molti cattivi e disincantati ‘maestri’ danno a questo tipo di espressione e comunicazione: è il risultato di un relativismo sempre più volgare ed arrogante.
In tutto questo l’Aiart fa quel che può e lo fa bene in un contesto nel quale domina la finanza e dolorosamente, anche nei governi di ‘centro-sinistra’ la politica sembra al rimorchio della finanza e con la finanza è stretto il legame di una pubblicità che in tanti convegni l’Aiart ha denunciato come stolta ed impudente.
Spero che il ministro delle Comunicazioni possa far sentire in modo più decisivo e convinto la sua voce: ne va dei destini di una gioventù alla deriva penalizzata sotto troppi punti di vista e che subdolamente si tenta di allettare con pessimi surrogati col consumismo deviante che impoverisce la mente e la tasca –per chi se lo può permettere-.
Spero che il ministro  faccia quel che è possibile: certamente  ha a cuore la cultura e perciò la formazione –per lo meno critica- di una gioventù facilmente allo sbando per le ingiustizie in una società avvilita dal consumismo e da uno sciatto relativismo che paradossalmente produce ‘idoli consumistici’ nei vari campi dello spettacolo e dello sport sempre più asserviti alla dittatura di una finanza che rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri e sempre più rischiosa la vita di chi produce a vantaggio della comunità.
Gino Collenea (Napoli)


>> Continua

Perché pagare il canone Rai?
A tu per tu con il lettore

Sfogliando il Telespettatore, mi trovo certamente d’accordo a contrastare gli eccessi della pubblicità (peraltro utilissima per fare rifornimento di mandarini), a condannare le scene immorali, a manifestare approvazione per l’unico talk show che non degenera in risse, ...
Ma mi pare ci sia anche parecchio altro: la bassa qualità dei programmi, i talk show non costruttivi in cui ruotano sempre gli stessi personaggi, la prosa che non c’è, la buona musica che manca, i film d’autore che non si vedono, ... E sopratutto la pessima abitudine di propinare roba già vista, addirittura in prima serata. Ciò che costituisce una forma di vera e propria truffa. E allora? Perchè mai dovrei pagare il canone?
Giovanni Vittorio Pallottino (Roma)



Appunto! Perché pagarlo? Sul Telespettatore abbiamo indicato la via ‘legale’ per non pagare l’odiosa tassa. Basta seguire la via. Lo stanno facendo in molti; e a indurli è certamente il degrado dei programmi Rai, spesso insulsi, volgari, diseducativi, e …. indisponenti.

>> Continua

 
web project & design: adecom www.aiart.org