HOME  |  CONTATTI CHI SIAMO  |  ATTIVITA’  |  TV  |  INTERNET  |  CELLULARI - VIDEOGIOCHI  |  NEWS  |  DIBATTITO
 
     
 
NEWS
Saggi Pagina 54 di 130 | << | >>
• Eventi
• Riviste AIART
• La Parabola
• Il Telespettatore
• Recensioni libri
• Comunicati Stampa
• Rassegna Stampa
• Il 5 per MILLE
• Saggi
• Rapporti sulla comunicazione
 
Iscriviti alla newsletter ISCRIZIONE NEWS LETTER
Invia questa pagina ad un amico INVIA QUESTA PAGINA
Cerca nel sito CERCA NEL SITO
 
 
Non deve essere limitata la libertà di informazione
Un articolo del Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) sul tema delle intercettazioni telefoniche, al centro dell’aspro confronto tra politica e magistratura. I diritti-doveri dei giornalisti e le legittime esigenze dei cittadini ad essere informati. Di Roberto Natale

E’ ancora quasi soltanto una partita a due, purtroppo. La disciplina in gestazione sulle intercettazioni viene raffigurata come un round di quel match più generale che da anni si combatte sul ring italiano: lo scontro fra politica e magistratura. Con la incomprensibile collaborazione dei direttori di testata si accredita una fuorviante restrizione del campo, come se la nuova normativa riguardasse poco o nulla due altri soggetti che invece ne subirebbero conseguenze pesantissime: noi giornalisti (ovviamente, vorrei dire: anche se a leggere i nostri giornali e a guardare le nostre tv vengono molti dubbi sul fatto che la considerazione sia proprio così ovvia) e i cittadini tutti, la cosiddetta opinione pubblica. Cominciamo da noi, perché va dissolto quel residuo di “timidezza” con il quale la categoria sta affrontando il tema. Possiamo affrontare la discussione pubblica a viso aperto, senza troppi complessi di colpa, e reclamare a voce alta una radicale modifica del testo in discussione per una somma di buone ragioni. La prima è che non stiamo combattendo una battaglia “politica”, dettata cioè da logiche di schieramento. Al disegno di legge Alfano del governo di centrodestra stiamo riservando né più né meno lo stesso trattamento riservato al disegno di legge Mastella (quasi egualmente pericoloso) del centrosinistra, che arrivò ad essere votato dalla Camera in un preoccupante quasi-unanimismo. Contro quel ddl il giornalismo italiano fece una giornata di sciopero. Nessuno può dunque insinuare che oggi si tratti di avversione al Presidente Berlusconi: ci sono regole di autonomia che i giornalisti hanno a cuore sempre, chiunque sia l’inquilino di Palazzo Chigi. La seconda ragione è che non ci siamo arroccati a difendere ogni comportamento dell’informazione, non abbiamo negato che talvolta un articolo o un servizio tv abbiano ferito nel profondo, e senza motivazioni professionali, la persona che finiva nelle intercettazioni. Non ho sentito alcun rappresentante della categoria invocare il diritto di cronaca per giustificare la pubblicazione dei dialoghi in cui due uomini giudicano le prestazioni sessuali di una attrice di fiction Rai, o dei testi in cui il figlio di Moggi racconta del suo “assalto” fallito a Ilaria D’Amico, o delle conversazioni della figlia di Lorenzo Necci con il banchiere Pacini Battaglia. Abbiamo dato piena disponibilità a ragionare su come rendere ancora più incisive le norme di autoregolamentazione, e siamo favorevoli alla proposta di un collegio di magistrati che “depuri” i testi delle intercettazioni prima che esse escano, escludendo i fatti attinenti alla vita privata. Ma non può passare l’idea che il nostro uso delle intercettazioni sia stato solo o prevalentemente una galleria di orrori, una serie di interventi spietati nella sfera privata degli individui.

E’ qui che entra in gioco l’altro soggetto che, insieme a noi giornalisti, riceverebbe dal ddl Alfano un colpo micidiale: i cittadini, i nostri lettori, ascoltatori, spettatori. E’ soprattutto il loro diritto di sapere - importante almeno quanto il nostro diritto-dovere di informarli - che si cerca di strangolare. Parlare solo di intercettazioni rischia persino di essere fuorviante: perché la sostanza vera del disegno di legge sta nella scelta di impedire la cronaca giudiziaria, vietando la pubblicazione (“anche parziale, o per riassunto o nel contenuto”, e “anche se non sussiste più il segreto”) degli atti di indagine fino al termine dell’udienza preliminare.

Senza timore di essere considerati enfatici, possiamo ben sostenere che sarebbe stata diversa e più oscura la recente storia italiana se queste proposte fossero già legge. L’elenco delle vicende è noto, eloquente ed impressionante: dalle scalate bancarie allo scandalo del calcio, dal crack Parmalat alla clinica Santa Rita di Milano, solo per citarne alcune. Teniamolo bene a mente innanzitutto noi, questo elenco, quando vogliono convincerci che l’informazione abbia soltanto infierito su privati cittadini inermi. E’ vero, l’sms di Anna Falchi a Stefano Ricucci, con una dichiarazione d’amore a caratteri cubitali, sarebbe stato meglio non pubblicarlo: non era una notizia. Ma qui vogliono impedirci di parlare di ben altre effusioni. Il bacio in fronte che il banchiere Fiorani avrebbe voluto dare al Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, per ringraziarlo delle sue scelte, era una notizia di straordinario valore, perché parlava non di un rapporto privato, ma del funzionamento di una fondamentale istituzione. E’ questo il punto sul quale non possiamo tollerare equivoci o compromessi: la rilevanza sociale dei fatti di cui ci occupiamo. Al pettegolezzo o al gossip possiamo rinunciare senza problemi. Ma deve rimanere possibile quel lavoro prezioso - sì, prezioso - al quale l’informazione italiana ha assolto in questi anni.

Perciò non dobbiamo nemmeno sposare la tesi, ripetuta in modo quasi ossessivo, secondo la quale nella cronaca giudiziaria tutto ciò che non è reato è privo di interesse pubblico e dunque va omesso. Ci sono comportamenti di soggetti pubblici che, pur non configurando un reato, è interessante conoscere, perché consentono all’opinione pubblica di farsi un’idea più completa del modo in cui alcune funzioni vengono svolte. Se in Rai le vallette o le attrici di fiction vengono scelte non per meriti artistici ma per capacità sessuali, questo non è tema che riguardi solo un direttore generale e i politici con cui ne parla, ma i cittadini che pagano il canone. Se un direttore di giornale scrive di una vicenda urbanistica e usa il suo pezzo per ottenere a condizioni molto vantaggiose la casa delle prossime ferie dalla stessa impresa di costruzioni di cui ha scritto, questo tocca da vicino i lettori di quella testata. Se un leader politico vuole entrare nella proprietà di una banca, è diritto dei suoi elettori saperlo, per giudicare se sia credibile quando dice che i partiti devono fare un passo indietro.

Abbiamo molte ragioni, e milioni di potenziali alleati. Lo abbiamo visto anche nel “Giro d’Italia” che ha promosso l’Unci, d’intesa con le Associazioni Regionali di Stampa e gli Ordini Regionali: distribuendo i volantini in piazza, si percepiva una sintonia diffusa con i cittadini ai quali parlavamo. Altro che “casta”. E allora, in queste settimane che saranno decisive, possiamo e dobbiamo spenderci senza riserve. Se anche ci fosse coincidenza con la volata finale del contratto, questo sarebbe un motivo in più per impegnarci: perché mostreremmo in modo limpido che la qualità dell’informazione della quale discutiamo al tavolo con gli editori non è un artificio retorico, ma un valore che sappiamo difendere anche dalle minacce politico-istituzionali. In effetti, pochi altri temi come questo ci permettono di presentarci ai cittadini italiani come titolari e difensori di un diritto che è anche il loro. Siamo nella condizione di poter sfidare chiunque, con la forza che dà l’essere dalla parte dell’interesse generale. Al Presidente del Consiglio, che ama ripetere che in ogni comizio nessuno alza la mano quando lui chiede chi sia sicuro di non essere intercettato, proponiamo di fare un altro sondaggio: chiedere in piazza chi avrebbe rinunciato a sapere di Moggi, di Fazio, della Parmalat, dei trapianti disposti da medici senza scrupoli. Possiamo essere sicuri che il sondaggio lo vinceremmo noi.

 
web project & design: adecom www.aiart.org