La recente visione a Matera del film “Animanera”, proiettato nell’ambito di una serata dedicata alla sensibilizzazione sul tema della pedofilia, promossa dai Lions e dalla CRI, con la partecipazione del regista Raffaele Verzillo, degli attori e con l’apporto di contributi di qualificati testimoni dal mondo giudiziario, mi spinge ad alcune riflessioni sul grave problema della pedofilia. Sullo stesso tema, peraltro, è stato organizzato il giorno dopo a Potenza, a cura della locale Sezione dell’Aiart e del CO.RE.COM di Basilicata, un importante convegno che ha visto dibattere gli stessi personaggi intervenuti a Matera ed anche il responsabile della Polizia Postale di Potenza.
Si tratta di un film che, meritoriamente distribuito da Medusa e supportato da numerose associazioni per la difesa dei minori, ha cominciato a girare per le sale italiane dallo scorso settembre.
E’ un film duro ed angosciante che in forma di thriller affronta il drammatico problema della pedofilia (meglio chiamarla pedofagia, dice il regista, perchè divora le anime dei bambini).
Pur nella assenza di immagini esplicitamente violente vengono descritte con precisione quelle che sono le condizioni che rendono un bambino aperto all’adescamento e le tecniche sottili messe in atto dai pedofili (spesso soggetti a loro volta abusati nell’infanzia).
Il film tratta di un pedofilo serial killer e ciò fa sembrare il fatto un poco più lontano da quella che è l’idea che abbiamo del fenomeno (che spesso avviene nell’ambito familiare più o meno allargato ed è ritenuto una perversione sessuale che lascia poche tracce fisiche e che è meglio coprire di silenzio sottovalutandone le conseguenze devastanti sulla psiche del minore).
Ma basta guardare con attenzione alla nostra cronaca quotidiana per scoprire che le sparizioni e le uccisioni di minori non sono proprio rarissime, solo che vengono percepite come avvenute in contesti non spiegabili e da noi lontani e così per noi meno opprimenti.
Grande è la responsabilità dei media e della TV in particolare per il modo di trattare questo tipo di notizie, spesso indulgendo in un superficiale sensazionalismo pruriginoso e poco rispettoso dei diritti delle vittime, meno interessata ad informare sul contesto sociale e culturale in cui è nato il delitto.
Il bambino concupito non è necessariamente una vittima “comprata” nei contesti più degradati di questo nostro mondo mercificato (ma anche di questo aspetto vi è traccia importante nel film citato), ma spesso vive una realtà di buona famiglia borghese dove genitori e familiari sono però troppo presi dai propri personali egoistici interessi (professionali, affaristici, ludici) per vivere una positiva relazione affettiva ed educativa col bambino: ricoperto probabilmente di regali ma non degnato di attenzione, ascolto ed accompagnamento nelle sue attività quotidiane.
Questo vuoto predispone il minore alla accettazione desiderata ed acritica di figure sostitutive. E’ questa la condizione di pericolo per il contatto con malintenzionati e pervertiti.
Ma oggi non è solo il contesto reale a costituire un pericolo per i minori. Anzi. Il mondo virtuale di Internet aperto potentissimamente a tutto il positivo ed il negativo della comunicazione globale, offre spazi ed opportunità ieri impensabili ai predatori di minori.
Internet e la rete sono lo spazio aperto affollato e non sorvegliato che oggi più di altri si presta all’adescamento.
Don Fortunato Di Noto (il fondatore della associazione Meter che dal 1995 concentra sui siti internet la sua attività contro la violenza sui minori, e la pedofilia in particolare sino a divenire un sostegno importantissimo alla attività della Polizia di Stato per la lotta e la repressione del fenomeno pedopornografico) nel suo recente articolo pubblicato sulla “la Parabola” ha fornito cifre, documentazione ed analisi sul problema. I numeri del fenomeno sono spaventosi così come quelli del losco giro di affari che vi sta dietro e che lo alimenta.
Pedofili, malintenzionati e pervertiti non sono necessariamente o quasi mai persone riconoscibili come tali dall’apparenza o dal linguaggio. Essi spesso hanno il tratto affidabile e rassicurante del vicino di casa ma riescono a percepire o conoscere le carenze affettive e di attenzione del minore e le sue non educate curiosità e le utilizzano per penetrarne le deboli barriere di cautela.
Non ha senso però spingere a guardare tutto il nostro prossimo come un potenziale abusatore o carnefice (come talora sembra fare l’informazione TV basata sul sensazionalismo e perciò interessata a suscitare stati emotivi estremi negli spettatori).
Questo non risolverebbe il problema perché non si può immaginare l’uomo senza relazioni comunicative con i propri simili e per fortuna pedofili e criminali sono una minoranza della umanità ancorché pericolosa e dannosissima.
E’ evidente che la repressione è necessaria ma non sufficiente per costruire una strategia a lungo termine vincente contro la pedofilia del web e l’unico rimedio possibile risiede in una corretta educazione alla socialità e nella educazione all’uso dei media che di tale socialità sono oggi strumento essenziale.
Educare i nostri figli sin da bambini all’uso responsabile e cosciente dei media, e di internet in particolare, è lo strumento da mettere subito in campo nella lotta all’adescamento telematico.
Come in altri campi della formazione del minore, egli va accompagnato e non forzato nella acquisizione di conoscenze e valorizzazione di situazioni, specialmente in relazione ai media che oggi riempiono i suoi spazi fisici e di interesse.
Per i genitori ed i familiari (e perché no, per la scuola e gli educatori in senso lato) accompagnare vuol dire supportare il suo processo di apprendimento e di relazione con il mondo con disponibilità, rispetto, affidabilità, autorevolezza e competenza.
Non è più consentito quindi avvalersi della non competenza (per esempio all’uso del PC ed alla navigazione in internet) come giustificazione: questa invece è una aggravante.
L’educazione all’uso responsabile dei media è ormai un dovere per tutti, visto che i media sono dappertutto intorno a noi e partecipano a tutte le nostre relazioni umane come singoli e come collettività.
Educare ed educarsi all’uso responsabile dei media è oggi quindi una necessità indilazionabile anche se non va sottovalutato che è il contesto affettivo familiare malato che crea le premesse alla adescabilità del minore.
Le famiglie disastrate e prive di amore sono il brodo colturale in cui può crescere il male.
Un bambino amato e seguito, accompagnato nel suo processo di crescita verso l’autonomia dal riferimento affettuoso ed affidabile dei genitori, non sarà mai adescabile.
|