Cosa cè ke non va. E’ la trascrizione grafica del ritornello che, a ritmo di rap, un gruppo di adolescenti ha scelto per sottolineare il proprio distacco generazionale in un tripudio di suoni e di citazioni mass mediali. Sono i “nativi digitali”, svezzati con la televisione, intrattenuti con i videogiochi sin dalla prima infanzia. Comunicano abitualmente con sms, usando parole sincopate e simboli grafici onomatopeici; navigano su internet con disinvoltura che sorprende gli adulti notoriamente in difficoltà nell’utilizzo dei nuovi media. Non è più tempo di quaderni dalla copertina di spesso cartone colorato, chiudibile con lucchettino, in cui l’adolescente annota in segreto i turbamenti del suo essere in crescita, teso alla ricerca impaziente e confusa del proprio divenire.
Oggi, anche giovanissimi sanno aprire i blog: mini siti web sui quali ogni giorno possono scrivere il loro diario cui affidano l’espressione delle emozioni e dei sentimenti più reconditi, senza però rendersi conto che esibiscono a innumerevoli sconosciuti ciò che per le generazioni precedenti era patrimonio segreto, documento intimo. Nel fittizio anonimato della “rete” i giovani esternano con spavalderia ciò che pudore, riservatezza e buon gusto impedirebbero di esprimere a tu per tu con un coetaneo e ancor più a un congiunto o conoscente di età superiore. Abili nell’instaurare relazioni tecnomediali, sono in realtà dei solitari e crescono paurosi del contatto concreto con le cose e con i propri simili.
Cosa c’è che non va? Il neonato che in culla può gingillarsi con un giochino a forma di cellulare, magari scelto di materiale innocuo se portato alla bocca, appena è in grado di stare seduto si trastulla con un oggetto tipo “mouse”, di dimensioni a lui adeguate, ritenuto ideale per esercitare la manualità. Giunto alla soglia della scuola materna, ma sovente anche prima, è parcheggiato davanti al televisore. “Che cosa fai di un figlio vivace quando al mattino hai poco tempo per stargli dietro o solo per parlargli ? Ben vengano i cartoni animati della TV ! “ E’ la confessione di un giovane collega libero professionista. Non trovo spazio per una replica che mi viene spontanea pensando ad una organizzazione familiare anche solo di trenta anni fa quando il bimbo veniva invitato a sistemarsi le pantofoline, a riordinarsi i giochi o a collaborare nei limiti delle sue capacità alla colazione mattutina: ognuno aveva un suo compito da svolgere e non veniva in mente di accendere il televisore. Non tento neppure di replicare dal momento che quel giovane papà incalza: - “ Sai quanto sono belli i cartoni in TV !”.
Trascorsi i primi acerbi anni con la TV, pochi ma sufficienti a instillare l’idea che se non sei in TV non sei nessuno, che bisogna apparire per essere qualcuno, il fanciullo, diventato adolescente e poi giovane adulto, cerca il protagonismo nel web dove può attingere le più svariate informazioni ma – soprattutto – può inventarsi un personaggio onnipotente libero da vincoli, con la sensazione esaltante di una libertà assoluta.
Cosa c’è che non va ? Non abituati al protagonismo reale i giovani si rifugiano nel protagonismo virtuale. E’ più facile per loro stare in rete che vivere la realtà. Cadono facili prede di “guardoni” senza scrupoli quando non incorrono in illeciti anche penalmente rilevanti dei quali si accorgono soltanto se un improvviso sopralluogo della Polizia Postale li costringe a rientrare nella dura realtà della sanzione giudiziaria. Le leggi in materia di mass media sono inadeguate? Può darsi. Appare, comunque, opportuno sottolineare che le leggi non possono essere al passo con la “creatività” di criminali informatici specie quando essi operano in Paesi che non hanno stipulato Convenzioni di controllo. Piuttosto, si consideri che la cultura virtuale nel nostro Paese non passa ancora attraverso la scuola. Abbiamo dato ai nostri giovani potenti mezzi di comunicazione che offrono loro affascinanti orizzonti di notizie e di divertimento senza tuttavia fornire la guida necessaria per un responsabile utilizzo informato e consapevole dei pericoli riscontrabili nei mass media.
Occorrono, dunque, mediatori culturali che, con competenza e possibilmente anche con dedizione, accompagnino, sin dai primi anni di educazione scolastica, queste nuove generazioni privilegiate ma a rischio. E’ la Scuola che può sopperire alla difficoltà delle famiglie e completare il percorso di educazione civica proprio attraverso l’educazione ai mass media. E’ una nuova forma di civilizzazione diretta a confermare che ciascuno è titolare dei diritti inalienabili e irrinunciabili della persona, quei diritti venendo meno i quali può ricomparire in una società, resa succube e acritica, lo spettro dell’esperienza denunciata con l’angoscioso dubbio “ Se questo è un uomo”. Nell’attuale società mediatica l’uguaglianza dei cittadini (art.3 Costituzione Italiana) e la garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (art.2 Cost.) viene salvaguardata anche dall’alfabetizzazione mediatica.
Ben venga allora l’iniziativa AIART diretta a raccogliere le firme necessarie per presentare la proposta di legge ad iniziativa popolare avente ad oggetto l’introduzione già nella scuola primaria dell’Educazione ai Media.
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