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I MEDIA: “RICCHEZZA E RISCHIO”
Un saggio del presidente della Sezione di Napoli prof. Gino Collenea sull’assemblea dei responsabili provinciali e regionali dell’Aiart, svoltasi a Roma il 4 Ottobre scorso.

Assai ben riuscito il corso di aggiornamento promosso dall’Aiart per i dirigenti delle strutture regionali e provinciali: si è volto a Roma il 4 ottobre u.s. nella sala dei Salesiani ‘Sacro Cuore’ di via Marsala.

Vi hanno partecipato tanti con significativi contributi, con proposte importanti, con riflessioni valide e profonde dal Presidente Luca Borgomeo, al Vice Giovanni Baggio, al Segretario Domenico Infante, a Giuseppe Antonelli, a Francesco Bellaroto, a Francesca Brossa e molti altri, con rappresentanze variegate dalle diverse Regioni italiane dal Nord al Centro, al Sud.

Sono stati dati apporti molto significativi per una maggiore incisività dell’Aiart, “ormai sempre più visitata e presente nel sito Internet”, come ha ricordato Domenico Infante.

Assai apprezzata l’idea portata avanti dai vari docenti convenuti: quella di introdurre nelle scuole una materia assai importante: l’educazione al significato, ai fini, all’uso corretto e razionale dei mass-media.

Benemeriti quei docenti che con grande dedizione si impegnano per fanciulli ed adolescenti con competenza ed entusiasmo che si preoccupano ai fini di un migliore futuro per tanta gioventù esposta innegabilmente ai rischi di una TV male usata con tutto il contorno degli altri mass-media: Internet, telefonino, riviste, giornali, cinema ed altro in subordine nei confronti del ‘Dio’ denaro.

Per motivi di spazio mi fermo sulle sagge considerazioni svolte dal prof. Baggio. Come egli ha detto: “non possiamo prescindere da tali nuovi mezzi di comunicazione, dobbiamo interpretare questa ‘società’ o ‘civiltà’ avendola compresa e perciò in maniera non pregiudiziale, si tratta piuttosto di porsi in modo equilibrato con discernimento, distinguendo il ‘grano dal loglio’. Dobbiamo conoscere ‘l’umano di oggi’, renderci conto di questo predominio della tecnocrazia che prevale ormai sulla stessa ideologia. E questa, aggiungo io, è una portata della post-modernità più che della modernità. Dobbiamo inquadrare il fatto che ci sta di fronte e perciò la nostra azione in funzione dell’uomo (e specificatamente della persona). Di qui l’importanza della questione antropologica rilevata da Baggio che coinvolge una serie di problemi: infatti è in gioco la nostra dignità e la nostra libertà, la nostra autenticità! E per questo dobbiamo raccogliere la sfida mediatica senza complessi di inferiorità, senza farci strumentalizzare, senza preoccuparci troppo di essere considerati –dai molti disincantati e insensibili al rischio mediale- dei ‘velleitari’.

La partita che si gioca è fin troppo seria. Pensiamo oggi, tra i tanti roboanti richiami pubblicitari a ‘questo uomo solo squilibrato’ immerso in una folla che è altrettanto ‘solitaria’ (D. Riesman) come lui stesso. Pensiamo a quante fragili vite sono esposte a una vera e propria ‘aggressione’ di parole diventate ‘armi pericolose’!  Di immagini che nonostante la loro miseria morale lasciano il segno nei più fragili, di una iperbolica enfasi della violenza e che si dispiega in tanti diversi attentati alla vita, alla dignità, all’autenticità richiesta dall’essere uomini.

Cerchiamo perciò di operare nel bene e di propagandarlo, cerchiamo di opporci uniti in modo critico all’enfasi esagerata del male che dimentica il tanto bene che c’è nel mondo, in tutte le sue forme. Facciamo in modo –come l’Aiart dice e testimonia- che vinca la speranza sul cupo e disfattistico pessimismo che rappresenta, assieme alla spazzatura mediatica, un vero e proprio veleno per l’anima, consideriamo il bene che possono fare questi meravigliosi strumenti e che in tanti casi hanno dimostrato di fare e ‘diamo voce a chi non ha voce’ e viene umiliato dalla prepotenza, malizia, volgarità di chi continua ignobilmente a sedurre ed ingannare e a strumentalizzare i più deboli e i più fragili, i più piccoli ed innocenti facendo un uso pervertito di quegli strumenti, come i media , che sono il prodotto della prodigiosità, creatività umana, dell’uomo a sua volta creatura di Dio  e che ‘derivano’ dal genio della creatura umana, da una inventiva che doveva essere al servizio del bene e non prostituirsi alle forze disgregative e corruttrici del male.

 
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