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La tutela dei telespettatori nei principali Paesi europei
Il Telespettatore dà inizio ad una serie di articoli che illustrano i sistemi di tutela dei telespettatori nei principali Paesi europei, avvalendosi della collaborazione di EAVI (European Association for Viewers Interests, Paolo Celot, Segretario Generale) che ha l’obiettivo di rappresentare e promuovere gli interessi dei telespettatori e, più in generale, dei cittadini e dei consumatori di media audiovisivi a livello europeo.
Danimarca e Portogallo - Francesco Giacalone (5) Danimarca e Portogallo - Francesco Giacalone (5)
Francia - Francesco Giacalone[1] Francia - Francesco Giacalone[1]
Germania - Francesco Giacalone (3) Germania - Francesco Giacalone (3)
Regno Unito - Francesco Giacalone (4) Regno Unito - Francesco Giacalone (4)
Spagna - Francesco Giacalone (2) Spagna - Francesco Giacalone (2)
Tabella  Regno Unito (4) Tabella Regno Unito (4)
Tabella Danimarca (5) Tabella Danimarca (5)
TABELLA Francia (1) TABELLA Francia (1)
TABELLA Germania (3) TABELLA Germania (3)
Tabella Portogallo (5) Tabella Portogallo (5)
TABELLA Spagna (2) TABELLA Spagna (2)

Due realtà significative: Danimarca e Portogallo.
Il Paese scandinavo può vantare i migliori risultati a livello europeo in materia di tutela degli utenti. Anche i portoghesi possono contare su un’efficace azione di tutela. Il ruolo determinante delle associazioni di telespettatori.

di Francesco Giacalone

Nei mesi scorsi ci siamo occupati dei sistemi di tutela dei telespettatori nelle principali nazioni europee: Francia, Spagna, Germania e Regno Unito, evidenziando sia i segnali positivi che giungono direttamente dalle associazioni e dalle istituzioni che i ritardi e le mancanze con cui i cittadini si ritrovano (purtroppo) a fare i conti. Nel corso degli anni la legislazione comunitaria ha pienamente integrato la protezione dei diritti dei consumatori all’interno del mercato unico, costituito da circa 500 milioni di cittadini, i quali, data l’attuale pervasivitá della TV, corrispondono ad un numero uguale di telespettatori. La panoramica sui Paesi europei dimostra come i telespettatori per esercitare pienamente i loro diritti, hanno a disposizione, oltre ai principi fondamentali ai quali appellarsi, strumenti e procedure appropriate che, nella maggior parte dei casi, si sono dimostrate efficaci e permettono ad ogni singolo utente di rivolgersi direttamente alle istituzioni. Possiamo affermare però, che il duro lavoro compiuto dalle varie organizzazioni rappresenta una garanzia per i diritti dei cittadini, poiché solo grazie ad esse e ad una forte partecipazione della società civile è possibile contrastare lo strapotere dei grandi network e gli interessi politico-economici che ruotano attorno ai mezzi di comunicazione e in special modo alla Tv. 

Ma quali sono in Europa i modelli da seguire? Dopo un attento lavoro d’analisi, emergono due realtà nazionali che si sono distinte in materia di tutela degli utenti: Danimarca e Portogallo. I migliori risultati a livello continentale sono stati stabiliti dal Paese scandinavo, che negli anni ha puntato a difendere la qualità delle trasmissioni televisive e non solo, grazie ad uno “schieramento di forze” su diversi livelli. Innanzitutto i telespettatori possono individualmente inviare lamentele e suggerimenti a diverse istituzioni pubbliche: The Press Council, Il Consumer Ombudsman e The Radio & TV Board (organi di difesa dei consumatori), ma anche direttamente alle singoli emittenti. Con differenti tipologie di segnalazioni, consumatori, cittadini e gruppi sociali che vedono venir meno i propri diritti possono essere ascoltati e, in molti casi, protetti dalle “insidie mediatiche” che possono ostacolare i percorsi educativi per bambini ed adolescenti.

Le associazioni danesi, inoltre, sono molto attive all’interno della società poiché prendono parte alla discussione pubblica sullo sviluppo dei media e sulle politiche legate al settore della comunicazione. Segnaliamo le due organizzazioni con il maggior numero di iscritti: l’ARF (circa 33.000) e il KLF (40.000). Quest’ultima, particolarmente legata ai valori cristiani, si occupa con costanza di temi etici e morali mettendo in guardia i cittadini dai programmi potenzialmente dannosi. Con gli stessi principi opera un’altra organizzazione (di chiara ispirazione cattolica) la KMU, ancora in fase di espansione ma già presente in otto regioni.

Tutte queste realtà, in stretto contatto fra loro, si confrontano e cooperano poiché fanno parte a loro volta di un organismo ben strutturato, denominato SLS, il quale prende in considerazione i problemi sollevati direttamente dal ministero della cultura, riguardanti leggi specifiche e regolamentazioni.

Per assistere le istituzioni statali e garantire un’adeguata offerta ai più piccoli e ai teen-ager è stato inoltre creato il Media Council for children and young people, costituito da sei membri nominati dal ministro della cultura. Al suo interno vi sono esperti di pedagogia e psicologia infantile; soggetti con una profonda conoscenza dell’industria cinematografica e dell’audiovisivo ed infine un  rappresentante dell’area culturale, dei media e della ricerca. Il lavoro di questi “esperti” è teso a porre criteri per la classificazione dei film; offrire informazioni riguardo alla programmazione; prendere iniziative sulla regolamentazione dei giochi elettronici e dei nuovi media; stabilire un contatto con le emittenti e con la società ed esaminare lo sviluppo della situazione internazionale.

Oltre al sistema danese, analizzando il quadro europeo, possiamo affermare che anche in Portogallo la tutela dei telespettatori ha raggiunto negli anni dei risultati significativi. Grazie alle energie spese dalle istituzioni e dalle organizzazioni, il diritto ad una Tv di qualità rappresenta un traguardo che i cittadini portoghesi sono prossimi a raggiungere. Le associazioni che operano sul territorio attualmente sono: la ACMedia,  che vigila sui tutti i mezzi di comunicazione e la ATV che si occupa principalmente dei programmi televisivi. 

Oltre alle realtà legate al non-profit, in Portogallo opera un organo pubblico, l’Istituto dei Consumatori, che con i poteri giurisdizionali di cui dispone riesce a salvaguardare gli utenti e a dettare le linee guida sui temi più rilevanti facenti capo all’educazione scolastica e all’informazione. Inoltre dal 1989 fa sentire la propria voce il quotidiano Pùblico, testata nata per incoraggiare l’uso dei mezzi di comunicazione come strumento pedagogico, promuovendo la relazione fra scuola e media e producendo materiali di supporto all’insegnamento.

Oltre ai due sistemi nazionali citati nella nostra panoramica, abbiamo potuto constatare, dunque, la volontà da parte di istituzioni ed associazioni di migliorare ed elevare la qualità delle trasmissioni televisive destinate ai minori; aiutare gli adulti e le famiglie ad un uso corretto ed appropriato del mezzo; educare i minori ad una corretta alfabetizzazione mediatica; sensibilizzare tutte le figure professionali coinvolte nella preparazione dei palinsesti e delle trasmissioni sui problemi dell’infanzia.

L’assunzione di responsabilità da parte dei gestori delle emittenti, dei produttori televisivi e degli specialisti della comunicazione non può essere, quindi, più rinviata e già da qualche tempo ci si è resi conto della necessità di regolamentare la programmazione televisiva, in modo da eliminare o almeno limitare i danni arrecati al pubblico dei minori.

Nel Regno Unito l’Ofcom, l’ufficio delle Comunicazioni di recente creazione, favorisce gli interessi dei telespettatori, promuovendo la competitività tra le emittenti televisive. Il ruolo significativo svolto dalle associazioni che tutelano gli utenti ed in particolare i minori.

di Francesco Giacalone

Il sistema delle comunicazioni nel Regno Unito è oggi alla ricerca di maggiore stabilità. Una crisi di ampie dimensioni si è aperta nel periodo in cui sia le strutture di governo che il colosso BBC si sono trovati in uno stato di particolare agitazione a causa dell’introduzione del Communications Act nel 2003  e della creazione del nuovo Ufficio delle Comunicazioni (Ofcom).

Il Communications Act ha apportato novità rilevanti nel settore dei media, dando corpo ad una regolamentazione che conferisce all’Ofcom pieni poteri. Esso infatti svolge la funzione di  “moderatore indipendente” e di autorità per l’industria della comunicazione. Il 29 dicembre del 2003, l’Ofcom ereditò i compiti che prima svolgevano ben cinque corpi regolatori che si occupavano separatamente di broadcasting, televisioni, telecomunicazioni e radio. Oggi invece quest’unico organo ha il dovere di favorire gli interessi dei cittadini e dei consumatori promuovendo la competitività fra le emittenti e proteggendo gli utenti da materiale audiovisivo potenzialmente dannoso. Alcune delle aree sulle quali vigila l’Ofcom riguardano le autorizzazioni e le licenze, i codici e le lamentele che arrivano direttamente dai cittadini. Le problematiche sollevate dai telespettatori vengono in tal modo esaminate dettagliatamente e in modo più specifico. Nel gennaio 2007, ad esempio, l’Ofcom ricevette circa 44.500 segnalazioni riguardanti la quinta serie di Celebrity Big Brother (il Grande Fratello inglese); questo non era mai avvenuto prima, si tratta infatti del più alto numero di contatti ad un organo per la tutela dei telespettatori nel territorio del Regno Unito. Tutto ciò riflette l’intenzione da parte dell’Ofcom di operare in maniera più aperta e responsabile di quanto facessero i cinque organi che lo hanno preceduto ma soprattutto rappresenta un chiaro segnale di fiducia che esso è riuscito ad ottenere da gran parte degli utenti.

Sul territorio britannico operano inoltre alcune associazioni che tutelano i diritti dei telespettatori come la Voice of Listener & Viewer (VLV) fondata nel 1983. L’organizzazione si batte per la qualità e per la pluralità dell’informazione, cercando di stimolare l’opinione pubblica sulle problematiche che investono il sistema mediatico anglosassone, le strutture che lo compongono, la regolamentazione e le istituzioni. Sul sito dell’associazione si possono scoprire notizie sui mezzi di comunicazione generalisti, informazioni sugli eventi e sulle campagne di sensibilizzazione che vengono periodicamente organizzate. La pubblicazione on-line delle novità emerse nelle conferenze e negli incontri con i cittadini rappresenta un punto di forza per una realtà che ha l’obiettivo di elevare la consapevolezza degli utenti sui rischi a cui sono esposti, puntando a difendere i minori dalle insidie dei mass-media. La VLV offre la possibilità ai telespettatori di formulare delle richieste rivolte ai membri del parlamento, agli organi statali ma anche ai principali network televisivi e radiofonici. Attraverso un fitto programma di incontri e di discussioni (che si svolgono anche in Scozia e in Galles), essa rappresenta un interlocutore di tutto rispetto per le principali figure dell’industria dei mezzi di comunicazione e della politica. Grazie all’impegno e al duro lavoro, l’associazione ha ottenuto in tempi molto recenti dei risultati notevoli: è riuscita a “convincere” le principali emittenti televisive a trasmettere negli orari del prime-time, programmi adatti ai più piccoli, approfondimenti sul settore delle arti e programmi di informazione religiosa. In Inghilterra inoltre sono presenti altre due organizzazioni di grande rilievo che si occupano, fra le altre problematiche, della tutela dei telespettatori. La più prestigiosa è la Consumers Association (CA); fondata nel 1957, è da molti considerata la più importante associazione dei consumatori europea, con oltre 700.000 membri. Negli anni ha partecipato a numerose campagne, raccogliendo un ampio consenso nella popolazione grazie soprattutto ad iniziative sulle problematiche che riguardano il futuro dei cittadini. La Consumers Association ha aderito ad una campagna per il passaggio al digitale, assicurando ed informando i consumatori su tutti gli aspetti inerenti le nuove tecnologie; si è inoltre impegnata per favorire la modernizzazione del sistema radio-televisivo e per garantire una migliore offerta di programmi e contenuti. L’altro organismo di un certa importanza è il National Consumer Council, creato nel 1975 come realtà indipendente da ogni interesse politico o commerciale. Grazie alle attività svolte al suo interno, nel 1999 è stato pubblicato un volume intitolato “Tuning in to consumers: public service broadcasting in the digital era”. Gli autori del testo cercarono di “scuotere” sia la classe politica che direttamente il governo inglese affinché venisse assicurata una maggiore qualità nella programmazione quotidiana delle emittenti radiotelevisive.

Nell’era del digitale sembrano tuttavia essersi aperti dei canali comunicativi sempre più importanti fra i grandi network e gli utenti; la BBC ha infatti creato un link per poter discutere direttamente con autori e produttori dei programmi, dando voce in tal modo a tutti coloro che sino ad alcuni anni fa potevano sperare esclusivamente nell’operato delle associazioni. Nel Regno Unito resta comunque di fondamentale importanza il ruolo delle organizzazioni come la Voice of Listener & Viewer per guidare i cittadini nella scelta di contenuti qualitativamente validi e per salvaguardare un certo stile che da sempre contraddistingue i media britannici.



Il settore dei media in Germania è caratterizzato da un’ imponente offerta di canali e programmi, dovuta ad una positiva visione dei problemi dell’informazione e dell’intrattenimento è favorita da un utilizzo appropriato delle tecnologie. L’autonomia dei Länder.
di Francesco Giacalone

Un’offerta molto ampia e tutele che tardano ad arrivare. Il settore dei mass-media in Germania riserva grandi sorprese. Da una parte scopriamo una Tv supportata da investimenti molto ingenti soprattutto nel vasto settore commerciale; dall’altra troviamo un pubblico di fruitori molto frammentato. Dal 1984, anno in cui in Germania sono comparsi i primi canali privati, si è affermato un sistema “duale” simile a quello di molti altre nazioni. Sono presenti, nove società di radiodiffusione che offrono programmazione territoriale e regionale ed allo stesso tempo è stato creato l’ARD (Comunità degli enti radiotelevisivi di diritto pubblico tedesche), una struttura cooperativa che gestisce il primo canale televisivo gratuito a livello nazionale. La messa in onda dei programmi in questa rete è coordinata ma non controllata; non esiste infatti un vero e proprio direttore responsabile. Per vigilare sull’operato dei canali privati, invece, sono stati creati in tutti i Länder tedeschi i Landesmedienanstalten, enti regionali della comunicazione, finanziati principalmente con il canone pagato dai cittadini di ogni singola  regione.

Proprio riguardo al settore privato, il mercato tedesco è il più competitivo d’Europa. Grazie alla Tv via cavo e alla Tv satellitare che coprono rispettivamente il 57% ed il 37% del totale, una famiglia media tedesca  può ricevere in casa circa trentanove canali, la maggior parte dei quali nazionali. Per risalire alla creazione di una parte di essi, bisogna tornare alla fine degli anni settanta, quando i ministri presidenti dei Bundesländer decisero di dare il via a progetti-pilota via cavo e a banda larga, per sperimentare su una nuova piattaforma, dei programmi radiofonici e televisivi più innovativi. Nel maggio 1978 fu aperta la via ad alcuni programmi sperimentali. L’affermazione di radio e Tv più “moderne” aveva diversi obiettivi: politici, economici e comunicativi. Alla base c’era la volontà di fondare canali “dei cittadini”, in cui realizzare contenuti nuovi e diversificati rispetto a quelli dei mezzi di comunicazione tradizionali. Si trattava di attuare praticamente quello che le leggi dicevano già per iscritto, ovvero che tutte le forze e i gruppi sociali avrebbero potuto far sentire la propria voce attraverso i mezzi di comunicazione. Questi “esperimenti” ed una certa vivacità dal punto di vista mediatico, rappresentano la causa principale di una frammentazione notevole del mercato audiovisivo. Basti pensare che negli ultimi anni i canali leader nel campo televisivo tedesco hanno raggiunto in media uno share non superiore al 15 %.

Ormai da vent’anni a questa parte ogni Länder ha la possibilità di decidere indipendentemente la presenza di emittenti ad accesso pubblico, finanziate con una parte del canone radiotelevisivo sul proprio territorio. Questo principio di base ha permesso che si sviluppassero situazioni molto differenti da regione a regione.

Il settore dei media si caratterizza, dunque, per una imponente offerta di canali e programmi, dovuta sia ad una lungimirante visione del panorama dell’informazione e dell’intrattenimento che ad un utilizzo appropriato delle tecnologie in periodi tutt’altro che recenti.  

Di certo però, ciò che penalizza gli utenti tedeschi al giorno d’oggi è la mancanza di una organizzazione per la tutela degli spettatori. Sembra incredibile, ma in uno dei Paesi socialmente ed economicamente  più avanzati dell’Unione Europea, vi è una totale assenza di associazioni con obiettivi puramente legati all’ambito dei mezzi di comunicazione. Tuttavia un’associazione denominata AFF “Operation radio television”, è stata attiva in Germania fino all’ottobre del 2000 ma in seguito al suo scioglimento tutti i lavori sono stati portati avanti da un altro gruppo facente capo agli editori: il Working Group of Christian Publishers (ACP). Come in questo caso, sono altri i gruppi che promuovono iniziative ed interventi nel campo della comunicazione. Sporadicamente, tali realtà, lanciano campagne d’informazione volte alla difesa dei minori o si adoperano per la raccolta di firme contro un singolo programma televisivo. Alcune società che non si occupano normalmente dei  problemi relativi ai mass media si sono attivate negli anni soltanto per denunciare situazioni particolarmente gravi. Ad esempio, la Bavarian Association of Country Women, nata per la tutela delle donne, nel 1998 ha organizzato una petizione contro la violenza ed il cattivo gusto all’interno dei palinsesti. Per ciò che concerne, invece, la salvaguardia delle fasce più a rischio (bambini ed adolescenti) tutte le emittenti distribuite sul territorio tedesco sono obbligate a nominare un responsabile per la protezione dei minori. Questa figura, di fondamentale importanza, ha il compito di partecipare attivamente alle questioni riguardanti sia la produzione che l’acquisizione dei programmi da altre reti o da altre società, monitorando i contenuti ed il lavoro dei vari team all’interno dell’emittente.

Da ricordare inoltre, il meeting annuale organizzato dall’Autorità per i mezzi di comunicazione del North Rhine-Westphalia, istituito per creare un forum che aiuti lo scambio di proposte ed esperienze riguardo alle problematiche più urgenti e lo sviluppo nel settore dei mezzi di comunicazione. Anche altre attività hanno riscosso un certo interesse: in particolare il programma denominato “Flimmo” (che consente ai genitori di controllare l’offerta televisiva) e la cosiddetta “Red Card” contro la violenza nei media, promossa dal partito cristiano democratico tedesco (CDU).  Non si può, dunque, lasciare che questi organismi operino in totale isolamento, cercando di risolvere una situazione quanto mai intricata. La salvaguardia degli utenti, in special modo dei minori, non può essere relegata a semplici interventi nei casi più estremi e oltretutto portata avanti da soggetti con competenze non specifiche. E’ necessario un notevole impegno civile e sociale per ri-creare una struttura con finalità esclusive adeguata alle esigenze degli spettatori. In tal modo si potrà dar voce ad una nazione che finora non può considerarsi tutelata nei confronti di un settore in continua e rapida espansione.  


Dopo le elezioni del 2004 si è aperta in Spagna una nuova fase con la rinascita di un autentico servizio pubblico e la definizione di una riforma complessiva del sistema audiovisivo. Garantita l’autonomia regionale, assicurato il pluralismo, incoraggiato l’associazionismo dei telespettatori, reale la tutela dei minori  
di Francesco Giacalone 
 
In Spagna si chiude un’era? La Rtve, radiotelevisione spagnola, ha escluso dal suo palinsesto la trasmissione delle corride. Il progetto verrà presentato per l’approvazione ufficiale al Parlamento iberico e riguarda l’intera programmazione dei prossimi nove anni. Già questa estate ne era stata sospesa la trasmissione perchè ritenuta troppo violenta per il pubblico dei minori ma adesso arriva la messa al bando definitiva. La decisione dimostra che la televisione pubblica in questo caso riflette la sensibilità della popolazione: un recente sondaggio ha infatti dimostrato che più del 70% degli spagnoli non è affatto interessato alle corride. Una vittoria dunque, per le numerose associazioni che si battono in difesa dei diritti dei telespettatori e che compongono un quadro molto variegato su tutto il territorio. Oggi la grande vitalità delle associazioni è probabilmente frutto di una “apertura” sul fronte delle comunicazioni iniziata con la caduta della dittatura franchista. Per circa quarant’anni, infatti, dalla nascita della radio statale negli anni della Guerra Civile sino alla fine del regime, la radio e poi anche la televisione di Stato sono apparse come una proiezione diretta, quasi del tutto priva di mediazioni, del sistema politico e dell’amministrazione dello Stato centrale spagnolo. Questa visione strumentale probabilmente continuò anche durante la fase di transizione verso la democrazia e oltre: il nuovo organismo Radio Televisión Espanola sorto nel 1973 alla vigilia della fine della dittatura, conservò per decenni la propria dipendenza dal governo, con tutti gli effetti che ne derivano sulle forme di finanziamento e sulla programmazione. Il nuovo governo, insediatosi dopo la vittoria socialista alle elezioni del marzo 2004, ha aperto tuttavia una nuova fase, carica di aspettative per la rinascita di un autentico servizio pubblico e la definizione di una riforma complessiva del sistema audiovisivo. Si punta ad  sistema “misto” di finanziamento per la Tv pubblica: 50% sovvenzioni statali (il canone in Spagna non esiste), 40% pubblicità, 10% vendita programmi. Ciò che però contribuisce a rendere il panorama spagnolo molto interessante rispetto a tutti gli altri Paesi europei è la notevole libertà concessa alle comunità autonome come quella della Catalogna e della Navarra anche nel campo dell’audiovisivo. Le regioni hanno creato, negli anni, dei propri Consigli per la salvaguardia di radioascoltatori e telespettatori. Questi organi intraprendono iniziative differenziate rispetto alle autorità centrali, riguardanti la tutela degli utenti circa i programmi, i contenuti e la pianificazione degli spazi pubblicitari. Il Consiglio dell’audiovisivo della Catalogna” (CAC), ottenne nel 2000 l’indipendenza totale da parte dello Stato e da allora pubblica periodicamente rapporti e studi sui mezzi di comunicazione. Con una legge del 2001 invece entra in funzione nella regione della Navarra, un organo indipendente, analogo a quello catalano, con importanti obiettivi sulla regolamentazione dei media ai quali affianca un compito ben più arduo: quello di proteggere i diritti dei minori e delle giovani generazioni da un degrado culturale e valoriale che anche in Spagna si fa largo all’interno delle emittenti televisive. Il Consiglio gode di poteri sanzionatori, ed è forte abbastanza per promuovere la difesa, da un lato del  pluralismo politico e religioso, dall’altro di quello linguistico e culturale delle comunità basche e castigliane. In genere chi opera all’interno della struttura proviene appositamente da aree culturali differenti, per riflettere nel miglior modo possibile il pluralismo, la tradizione e la storia di questa  prestigiosa regione della Spagna. Ricordiamo a questo punto che anche in altre zone operano organi simili a quelli già illustrati ma certamente con poteri più circoscritti ed obiettivi di minor  rilievo.
Per quanto concerne invece l’ambito delle associazioni dei telespettatori, la Spagna gode di una presenza attiva sul territorio di molte realtà. Esse puntano a  rappresentare gli utenti e i consumatori e a garantire un’adeguata regolamentazione dei mezzi di comunicazione. Offrire servizi, creare strumenti per scuole, famiglie e gruppi di lavoro rappresenta una sfida importante per la FIATYR (Federazione iberica dei telespettatori e radioascoltatori) formata da 17 associazioni sul territorio spagnolo ed  inoltre affiliata a strutture portoghesi. Esse promuovono in genere iniziative nazionali ed internazionali per incrementare la consapevolezza dei cittadini sulle problematiche relative al mondo della tv, della stampa e di Internet. Le varie associazioni iberiche sono classificate in tre gruppi distinti: il primo riguarda quello delle cosiddette “all-inclusive” che si occupano di differenti materie; un’altro si occupa esclusivamente del concetto di “influenza” dei mezzi di comunicazione; infine il terzo gruppo comprende tutte le associazioni che tutelano i diritti dei telespettatori e mandano avanti progetti educativi.
I consigli delle regioni autonome e le associazioni intraprendono di anno in anno molte attività con l’obiettivo di informare i telespettatori riguardo i temi più “caldi” e di più stretta attualità.
Fra le iniziative di maggior successo ricordiamo un Forum istituito dal Consiglio della Catalogna  per  rispondere alle richieste dei cittadini che intendevano far circolare idee e soluzioni ad annosi problemi inerenti al mondo della comunicazione. Inoltre il TAC (Telespettatori associati della Catalogna) creò un progetto nel 1999 per contrastare l’effetto negativo della televisione sui bambini. Nel 2003 la ATR (Associazione telespettatori e radioascoltatori) ha promosso un corso di addestramento permanente con l’obiettivo di formare degli insegnanti più consapevoli sulle potenzialità educative dei media. 
Una Tv che tenta di rinnovarsi tramite un riassetto del sistema, una crescente coscienza dei rischi per i giovani e interessanti attività di formazione. Di certo oggi, la Spagna si trova di fronte a nuovi orizzonti e vecchie paure ma siamo sicuri che gli sforzi compiuti fin ora avranno il loro peso per determinare un contesto mediatico più sereno e più libero per tutti i cittadini. 

La difesa dei diritti dei telespettatori in Francia oscilla tra regolamentazione e autoregolamentazione. Il ruolo fondamentale del CSA (Conseil superiéur de l’Audiovisive) che controlla e applica le sanzioni. Significativa la presenza delle organizzazioni dei telespettatori.
di Francesco Giacalone

Difetti, critiche, successi e tutele talvolta assenti. Tutto questo oggi è rappresentato dall’universo dei mezzi di comunicazione in Francia; un territorio ampio sul quale ci cerca di trovare punti di contatto fra gli interessi dei grandi network, associazioni e legislazione.
Dopo essere stato regolamentato dallo Stato sul finire degli anni ottanta, il settore audiovisivo francese si è completamente riorganizzato grazie soprattutto all’avvento del “nuovo” settore privato. Di conseguenza, la difesa degli spettatori in Francia oscilla tra regolamentazione ed autoregolamentazione. Autori ed operatori del campo delle comunicazioni applicano un codice di condotta da loro elaborato, scritto in risposta alle richiesta dei cittadini. In ogni caso rimane di fondamentale importanza il ruolo affidato al CSA (Conseil Supérieur de l’Audiovisuel). Organo a cui viene attribuito il compito di “badare” al rispetto del pluralismo politico e sindacale delle numerose emittenti. Assicurando che la regolamentazione in vigore venga applicata, il consiglio ha il potere di sanzionare una stazione radio o una emittente televisiva che non rispetta e non tutela adeguatamente gli spettatori.
Sul fronte dei cosiddetti “fruitori” la scena francese patisce un tipo di partecipazione eccessivamente eterogenea, che crea una mancanza di coesione in tutto l’intero sistema. Si può indirizzare una protesta al CSA ed esigerne l’intervento, nel caso di una “anomalia” nel sistema. Ma quest’ultimo, è opportuno precisare, è stato creato per vigilare sulla correttezza delle regole e non per poter giudicare la qualità di un singolo programma. Quando i telespettatori vogliono muovere delle critiche o chiedere opportune spiegazioni su una trasmissione, devono comunque rivolgersi direttamente ai canali televisivi e di fronte a certi “colossi” non è sempre possibile far valere le proprie ragioni. Proprio per questo motivo in Francia vi è un gran numero di associazioni per la difesa dei consumatori e tutte quante rivestono un ruolo di primaria importanza. Viene analizzato il mondo della pubblicità con i tutti rischi legati ad essa e come ad esempio i rapporti difficili fra pubblicità e minoranze etniche. L’Unione Federale dei Consumatori e l’Associazione di Difesa dell’educazione e dell’informazione dei Consumatori, hanno la missione (non facile) di esaminare ed investigare sulla qualità dei prodotti pubblicitari. Fra tutte queste realtà, che cercano di muoversi adeguatamente sul terreno fin troppo scivoloso che ruota attorno alla pubblicità, il BVP (Ufficio di verifica sulla pubblicità) raggruppa tutti i protagonisti del settore: dall’inserzionista, alle agenzie di comunicazione con lo scopo di monitorare messaggi, immagini e codici tipici del mondo pubblicitario, garantendo la difesa dei consumatori e del pubblico in generale. Si contano a centinaia i contatti degli spettatori, ogni mese, che lamentano fenomeni di manipolazione, distorsione della realtà e mancanza di tutela.
La difesa degli interessi degli spettatori televisivi in Francia, come in gran parte dell’occidente, ruota spesso attorno alla figura dei più piccoli e degli adolescenti, ma su questo territorio le associazioni transalpine restano tuttavia carenti. E’ molto limitato infatti il numero dei membri o per meglio dire, di sostenitori, di un settore mediatico costruito semplicemente per i giovani e non per i “giovani consumatori”. Le associazioni restano ancora poco conosciute alla stragrande maggioranza della popolazione. Quindi non solo non possono considerarsi rappresentative ma neanche  rivestire una carica autorevole, tale da consentire una maggiore autorità in materia. E’ necessario quindi anche in Francia, strutturare idee di rilievo e creare  strategie di comunicazione puntate sugli spettatori. Soltanto in questo modo si potrà  riguadagnare il terreno perduto e far “sentire la propria voce” sia ai potenti media che alle autorità pubbliche. Da sottolineare a questo punto è lo sforzo verso questa direzione della  più grande realtà francese nell’ambito della difesa dei minori: il CIEM. Questa associazione legata ad altre di minore peso vuol creare una rete che esamini i sempre più numerosi ed invasivi mezzi di comunicazione, unendo insieme, genitori, educatori e altre associazioni per la difesa dei giovani spettatori. L’intento di unire degli enti con tendenze relativamente diverse, infatti, comporta degli ostacoli di natura organizzativa o ideologica talvolta difficili da superare, ma una certa coesione di fondo crea sicuramente buoni risultati. Ed è proprio sulla diversità, vista come risorsa, ciò a cui puntano i francesi, sicuri che una visione ampia e collettiva crei una rete di differenziazione e pluralismo con una risonanza pubblica maggiore e più genuina. Di fondo c’è l’obiettivo comune: sviluppare una consapevolezza dei giovani su cosa siano in realtà i media e come utilizzarli al meglio. Considerando come la società di oggi si è evoluta (involuta?), diviene essenziale anche in Francia affrontare il gravissimo problema  della violenza imperante in TV e negli altri media. La legge penalizza le società di radiodiffusione che si rendono responsabili di una comunicazione di  natura violenta o pornografica, soprattutto in tutela dei minori. Attraverso l’articolo 15 della legge del 30 settembre del 1986, lo Stato francese conferisce i poteri al CSA grazie ad una commissione che salvaguardi la protezione di bambini ed adolescenti dai programmi televisivi e non solo. Nel 1996 il CSA propose l’istituzione di simboli di certificazione per i film (suddivisi in categorie) trasmessi su TF1, France 2 and France 3, Canal + e M6. A parte tutte le iniziative, quindi, sono da tenere in considerazione le dimensioni del fenomeno. Raggiungere dei risultati a breve termine è alquanto difficile, come lo è d’altronde trovare in Europa delle “isole felici” in materia di tutela e garanzia; la Francia di sicuro oggi non può vantare il fatto di esserlo diventata.

Per altre informazioni:
EAVI (European Association for Viewers Interests)
Paolo Celot – Secretary General
celot@eavi.eu
Rond Point Schuman 9/16
1040 Bruxelles
EAVI (Associazione Europea per gli Interessi degli spettatori)
 
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