Le scrivo per una ragione seria. Ieri sera, per puro caso e per eccezione, mi è capitato di vedere, in prima serata e su RAI1, parte di un film a mio giudizio di una gravità eccezionale (qualcosa come "La notte prima dell’esame"). Verso le 22,15 - quando ho incominciato a vedere - si presentava sullo schermo una folla di ragazzi e ragazze quasi tutti nudi che affollavano folleggiando allegramente il ponte S. Angelo (si erano conosciuti e dati appuntamento per vie elettroniche). Dopo un bel pezzo interveniva la polizia. Un genitore, chiamato dall’ispettore, sdrammatizzava: non abbiamo fatto tutti delle ragazzate? Tutto finiva con una ramanzina. Il resto della fiction proseguiva tra oscenità di comportamento e di linguaggio dei giovani accettata serenamente come ovvia e in buona parte condivisa da genitori e professori. Infine uno degli eroi, dopo aver passato la notte sul treno per Parigi con la sua bella, ritornava precipitosamente a Roma per l’esame di maturità. Tra varie peripezie di un falso sentimentalismo strappava un misero 60. Ma ritrovava subito la serenità e si riconciliava con la vita perché il terzino della nazionale segnava il goal della vittoria. Qui seguiva una scena a mio giudizio ancora più oscena dell’altra: una folla di giovani forsennati che festeggiano per le strade la vittoria della nazionale. Ma ormai l’eroe è tranquillo e sereno e si gode il meritato riposo con una cuffia audio, mentre si viene a sapere che la sua bella poco dopo lo lascerà, senza drammi né rimpianti. Tutto ciò viene ammannito come ovvio, naturale, perfettamente sereno: così è e così deve essere la nostra gioventù, e non molto diversa la classe degli adulti. Non c’è più dunque nessun garante, nessuna fascia protetta? Dobbiamo stare a guardare e basta? D. M. Lapponi (Roma)
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