La sortita del Presidente del Consiglio sul canone radiotelevisivo, sulla scia della campagna di stampa orchestrata da alcuni quotidiani, politicamente schierati, che, in modo esplicito, invitano gli italiani a “non pagare” il canone di abbonamento alla RAI, fa riflettere e preoccupare. Innanzitutto perché a scoraggiare gli utenti dal pagamento di una tassa – tale è il canone – non sono le associazioni di telespettatori o consumatori, indignati giustamente per il degrado della rai. Né le forze politiche, sindacali, sociali, economiche, culturali che, per quanto importanti e autorevoli, sono soggetti privati, non istituzionali. No. Questa volta a ventilare l’ipotesi di una forma di disobbedienza civile, qual’ è quella di invitare a non pagare una tassa, è la più alta carica del potere esecutivo della nostra Repubblica:il Presidente del Consiglio dei Ministri.
Perché, come Aiart, - associazione di telespettatori, autonoma dai partiti e dal quadro politico - siamo preoccupati ? Perché, al di là, forse, delle intenzioni, l’iniziativa sul canone, può significare la cancellazione, parziale o totale, del servizio pubblico, colpendo al cuore la Rai con il taglio delle risorse.
Nessun sistema democratico può fare a meno di un servizio pubblico radiotelevisivo. Di questo credo che tutti – qualunque sia l’orientamento politico – sono d’accordo.
Sul canone l’aiart ha sempre assunto una posizione critica, giudicandolo una tassa odiosa e comprendendo il disagio e la “fatica” degli utenti a pagare per un servizio scadente e spesso negatore del diritto ad essere informati correttamente. Ma mai, mai, l’aiart ha inteso - criticando il canone – istigare alla “delinquenza fiscale” e mai ha considerato l’azione contro il canone un attacco alla rai-servizio pubblico. Quando ha proposto di eliminare il canone, ha sempre ribadito la necessità di assicurare alla rai le necessarie ricorse con la fiscalità generale, che finanzia del resto tutti i servizi pubblici.
Annibale è alle porte ? La preoccupazione è forte. E, pertanto, va accresciuta la vigilanza. Anche se di portata limitata, quella dell’Aiart non mancherà. |