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Spagna, tv pubblica senza spot

Stop alla pubblicità sulla tv pubblica: Zapatero segue il modello francese. Ma a pagare saranno i concorrenti privati. I costi saranno coperti dalle tasse a tv private e alle compagnie telefoniche. Di Vincenzo Caccioppoli dal sito di AFFARITALIANI.it


Come già accaduto in Francia, anche la Spagna si prepara alla rivoluzione della pubblicità televisiva. Da settembre, come confermato ufficialmente dal vicepresidente spagnolo De al Vega, la televisione pubblica Tve dovrà fare a meno degli introiti della pubblicità. Questo almeno è quanto sta progettando il governo, che entro l’estate preparerà un decreto ad hoc. Secondo le prime indiscrezioni sembra che l’esecutivo stia pensando a una tassa del 3% sugli introiti degli operatori privati e a una dello 0,9% sugli utili degli operatori di telefonia, che vadano a coprire le perdite che subirà la televisione pubblica dai mancati introiti pubblicitari. Non è da escludere anche un aumento della tassa sui domini radiotelevisi.

La decisione del governo cerca di risollevare il settore radiotelevisivo spagnolo, che in questi ultimi mesi sta subendo un calo storico degli utili, proprio a causa dei minori introiti pubblicitari. Basti pensare che il gruppo Antena 3, che ha presentato i conti trimestrali la settimana scorsa, ha comunicato di aver subito un calo dei profitti del 74,8%, e gli altri operatori, Telecinco, in testa non sembrano certo passarsela molto meglio. Il settore radiotelevisivo spagnolo che è ancora in attesa dell’approvazione di quella famosa legge di riforma radiotelevisiva che dovrebbe mettere un po’ d’ordine nel ginepraio della televisione spagnola, con troppi gruppi a spartirsi con mezzi più o meno leciti le poche frequenze libere.

La legge che, secondo i programmi dell’esecutivo, doveva essere approvata nei primi mesi della legislatura, sembra che slitterà alla primavera del 2010, e questo ha contribuito a creare malumore negli operatori del settore, che hanno sempre maldigerito le forti ingerenze su programmi e palinsesti del primo ministro Zapatero, che ha più volte manifestato apertamente il suo fastidio verso alcuni telegiornali, soprattutto quello di Telecinco, considerati troppo critici verso l’esecutivo. Non a caso sia Telecinco che Antena 3 avevano fortemente protestato contro la riforma radiotelevisiva del premier, che aveva affidato una frequenza analogica al gruppo di Contreras, Sexta.

Il presidente di Telecinco aveva addirittura minacciato il ricorso alla Corte costituzionale, per poi scendere a più miti propositi (forse su “suggerimento” della casa madre italiana). Forse anche per questo tutta la materia radiotelevisiva è stata ora demandata al vicepresidente De la Vega, che sta assumendo su di sè sempre maggiore potere e decisionismo, a fronte di sondaggi che vedono la popolarità del premier ai minimi storici. Il modello a cui si ispira la Spagna è quello della Francia, dove dal 2011 la tv pubblica non avrà più pubblicità, i cui introiti dovrebbero essere recuperati da un aumento del 3-4% del canone televisivo. La Spagna invece preferirebbe, in un momento di crisi e di rischio inflativo crescente, far pagare non gli utenti ma i diretti interessati, e cioè gli operatori televisivi privati.

Da registrare infine le parole amare del presidente di Tve, Luis Fernández, che ha portato il primo canale pubblico a riconquistare il primato dell’audience con un 17,2%. “Il governo si è riunito da solo con i privati e non con noi”, ha commentato Fernandez interpellato dai giornalisti, lamentando di essere stato informato da una semplice telefonata della decisione presa dall’esecutivo.

 
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