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Scola: «Il grande cinema è più intenso di web e tv»
Per festeggiare il 60° an­niversario dell’Associazione Cattolica Mondiale per la Comunicazione (già Organizzazione Cat­tolica Internazionale per il Cinema e gli Au­diovisivi), la Fondazione Ente dello Spettaco­lo, presieduta da Dario E. Viganò, ha riunito ie­ri al Lido di Venezia una tavola rotonda presieduta dal Cardinale Angelo Scola. Di Alessandra De Luca tratto da Avvenire del 4/9/08.
Sono 60 anni che la storia della Mostra del Cinema di Venezia si intreccia con quel­la del Premio Ocic (Organizzazione Cat­tolica Internazionale per il Cinema e gli Au­diovisivi), divenuto poi nel 2001 Premio Signis (Associazione Cattolica Mondiale per la Co­municazione). Per festeggiare l’importante an­niversario la Fondazione Ente dello Spettaco­lo presieduta da Dario E. Viganò ha riunito ie­ri al Lido una tavola rotonda presieduta dal Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, al­la quale hanno partecipato Peppino Ortoleva, docente di Storia e Teoria dei Media al’Uni­versità di Torino, Virgilio Fantuzzi, critico del­la rivista Civiltà Cattolica, il regista Alessandro D’Alatri e Peter Malone, direttore dell’Ufficio Ci­nema del Signis. «Nei versi di un poeta francese contemporaneo, Jean-Pierre Lemaire – dice il cardinale Scola i­naugurando le celebrazioni – ho incontrato u­na folgorante interpretazione di Venezia: ’L’in­finito ti raggiunge per acque strette’. È così an­che per il cinema quando tocca il vertice del suo linguaggio, quello simbolico e rinuncia ai ’sen­tieri interrotti’ del puro immaginario. Questa estate ad esempio ho visto Lo scafandro e la farfalla di Schnabel e Le Neuvaine di Emont, due impressionanti esempi della straordinaria capacità del cinema di far brillare alla coscienza l’infinito passando per le vie strette dei sempre limitati rapporti umani». E a proposito della grande forza della settima arte, il Patriarca ag­giunge: «Non c’è televisione, né internet, né al­tro new media che regga il paragone con il ci­nema. Sarebbe sbagliato e riduttivo però leg­gere il Premio come un tentativo moralistico di cercare l’ago buono nella marcita di un pa­gliaio. Al contrario questo riconoscimento vuo­le essere l’esaltazione del bello là dove la ge­nialità creativa lo impone». Da qui l’augurio del cardinale Scola che «la sensibilità cristiana trovi forme e modi sempre più convincenti per godere la straordinaria elevatezza artistica del cinema, quando è veramente tale».
  La storia del premio viene invece brillante­mente ripercorsa da Ortoleva che individua e­lementi di continuità e di cambiamento ri­spetto al passato sottolineando la grande at­tenzione del mondo cattolico per il cinema, considerato un dono dallo stesso Papa Gio­vanni Paolo II che lo definiva un contributo importante alla crescita di un vero umanesi­mo. «La Chiesa cattolica – sostiene il docente – ha sempre avuto un atteggiamento diverso ver­so il cinema rispetto alle altre religioni dimo­strando grande apertura. Oggi che la Chiesa torna ad essere un punto di riferimento cen­trale, il cinema premiato è quello che diventa lievito dell’esperienza contemporanea».
  Nascono invece dai propri dubbi di uomo combattuto tra fede e ateismo i film di Ales­sandro D’Alatri che vede il cinema come in­terprete della realtà perché mediato dallo sguardo umano. «Noi cineasti siamo come mi­natori – dice – scaviamo per avvicinarci alla ve­rità. Appartengo a un’epoca che ha visto ca­dere muri e ideologie e non dimentico le pa­role di Papa Paolo VI che nella sua ultima en­ciclica dichiarava conclusa l’era dei maestri e aperta quella dei testimoni. Ecco, con il mio lavoro vorrei proprio essere uno di questi te­stimoni ».
  In mattinata il Patriarca aveva partecipato an­che ad un incontro promosso dalla Fondazio­ne Don Gnocchi che, in occasione di questa e­dizione della Mostra del Cinema, ha favorito l’istituzione di un premio speciale da destina­re al film che «più efficacemente affronti i te­mi del diritto del malato, della sua dignità e, più in particolare, della promozione integrale della persona».
 Al Lido un incontro sui 60 anni del Premio cattolico Ocic. Il Patriarca: «Mi toccano quei film come “Lo scafandro e la farfalla” che fanno brillare alla coscienza l’infinito»


 
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