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| Non si allenta la presa di tutti i partiti politici |
| Una esemplare sentenza del TAR Piemonte ripropone l’annoso problema delle nomine dei membri dei Corecom, operate spesso dai Consigli Regionali senza tener conto dei requisiti previsti dalla legge, delle competenze e della terzietà. L’iniziativa dell’Aiart nei confronti delle Regioni alla vigilia delle elezioni. Di Giuseppe Antonelli |
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Il Consiglio Regionale della Regione Piemonte ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR Piemonte che nell’estate scorsa con propria e motivata decisione collegiale aveva deciso la bocciatura/decadenza del Presidente e di un componente il CORECOM piemontese.
Il ricorso avviato dal massimo organo politico piemontese ci sorprende per una sorta di arroganza che promana da tale decisione. Invece di meditare sulle fondate e pertinenti motivazioni emessi dai giudici amministrativi piemontesi e di utilizzarle per conseguenti decisioni si preferisce rispondere con un’iniziativa che tende a ripristinare la lesa supremazia della casta politica sulla normalità giuridica.
Per noi dell’AIART, Associazione di volontariato per la difesa dei diritti e della dignità del cittadino-utente mediatico, la decisione della giustizia amministrativa piemontese giunge a conferma di un allarme che ripetutamente avevamo lanciato verso le Istituzioni e il mondo politico preposto alla nomina dei componenti i CORECOM (Comitato Regionale per le Comunicazioni).
Non ci piace il gioco autoesaltativo “dell’avevamo già detto” ma inascoltati più volte, forse fin troppo, avevamo evidenziato la deriva ‘cencelliana’ che era contenuta nelle decisioni di molti Consigli Regionali. Quella che nella individuazione dei componenti dell’Autorità di Garanzia Regionale (qual é per sostanza e definizione statutaria il CORECOM) si privilegiava l’appartenenza partitica, prescindendo spesso dalle competenze richieste per i membri del Corecom dalla stessa legge regionale.
La vicenda piemontese, che replica una deprecabile prassi diffusa in quasi tutte le Regioni , esalta prepotentemente la fedeltà partitica e soffoca la competenza e l’esperienza valoristica in tema di media education.
Non siamo cittadini alieni e non viviamo su Marte, ma pur ammettendo una “docile sensibilità partitica” ci risulta davvero incomprensibile l’accanimento degli apparati politici nel voler indicare i soggetti a corto di competenze per esercitare ruolo e responsabilità loro affidati.
Come associazione che ha fatto della dignità del cittadino/utente mediatico la sua ragione sociale e la sua missione di vita siamo sinceramente dibattuti tra un contrastato sentimento di soddisfazione e di rammarico.
Soddisfazione, perché finalmente un autorevole arbitro richiama le Istituzioni politiche all’indipendenza, alla terzietà e alla competenza nella individuazione dei soggetti da eleggere.
Doti, queste, previste in tutte le leggi istitutive dei CORECOM italiani ed esplicitate nella decisione della magistratura amministrativa nel ribadire che “le funzioni di controllo e garanzia del Corecom richiedono una condizione di indipendenza e terzietà rispetto agli interessi commerciali del settore e all’influenza del sistema politico istituzionale ….”
Rammarico, perché ancora una volta la magistratura viene, suo malgrado, a compiere un’azione di supplenza alla politica che dimostra con questi atti di arroganza, deficit di trasparenza e preoccupante distacco dal paese reale.
Autorevoli organi di stampa, commentando la decisione del TAR, hanno evocato un comportamento della politica da casta in splendido e miope isolamento, dimenticando un tessuto sociale, quello piemontese, ricco di vivacità e intelligenze che popolano il mondo della medialità e della educazione al consumo critico ed intelligente dei media: volontariato di settore, Forum genitoriali e familiari, Media Educatori, Uffici Diocesani delle Comunicazioni Sociali, Dipartimenti universitari di settore, operatori della comunicazione eticamente animati. Un mondo totalmente ignorato dalla politica verso cui approfondisce il solco e il distacco.
Distacco ed isolamento che come AIART ci preoccupa ancor più in una stagione in cui l’Autorità nazionale per le Garanzie nelle Comunicazioni si appresta a delegare ai CORECOM Regionali nuove e più importanti funzioni a garanzia dei cittadini nel settore della informazione e della comunicazione. La vicenda piemontese, paradigmatica di una situazione diffusa nel paese, conferma e rafforza la nostra convinzione che la rivendicazione periferica di maggiori prerogative deve corrispondere ad una accresciuta trasparenza democratica dei vertici politici regionali ed ad una elevazione delle competenze morali e professionali in capo ai soggetti individuati a comporre i CORECOM.
Per l’AIART, questi organi ausiliari delle Presidenze dei Consigli Regionali, ormai alla seconda legislatura, devono assolvere alla funzione di Autorità di Garanzia e tutela dei cittadini assegnata loro in tutti gli Statuti Regionali. Recuperare questa dignità e autorevolezza sottraendo i CORECOM alla logica spartitoria e ‘cencelliana’, è l’imperativo primario dell’Istituzione Regionale.
I CORECOM non possono essere utilizzati come camera di compensazione per ricercare equilibri tra le varie forze partitiche, men che meno ‘posti’ ove collocare spesso ex parlamentari o ex amministratori locali. La politica, specie in questo settore pedagogicamente rilevante e legislativamente in evoluzione, superi la sua sterile autosufficienza e si faccia ‘contagiare’ da intelligenze ed esperienze portatrici di competenze e sensibilità specifiche nel settore della comunicazione.
Non possiamo concludere queste osservazioni senza sollecitare una doverosa funzione di controllo da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sulle funzioni delegate, sugli atti e sull’operato dei CO.RE.COM Regionali, di fatto, almeno dal punto costitutivo, ‘filiazioni periferiche’ dell’autorità Centrale.
L’AIART continuerà a seguire con particolare attenzione l’operato e le iniziative dei CORECOM italiani, evidenziando limiti ed inefficienze e, nel contempo, esaltando comunque gli aspetti positivi al fine di essere sempre e solo al fianco del cittadino, specie del debole e ‘senza voce’.
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