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| Una bussola per orientare chi “naviga” nel mare dei media |
| Il Dizionario della Comunicazione, curato da Dario Viganò è un’opera “monumentale” (1300 pagine, 106 autori, due anni di lavoro) con una completezza e varietà di contenuti lontana dall’immaginario comune dei dizionari. La novità dell’opera e della proposta di un approccio teologico al mondo della comunicazione. Di Massimiliano Padula |
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Insegnare, studiare e praticare la comunicazione. Tre verbi che sintetizzano un’opera ambiziosa, il Dizionario della Comunicazione, che Dario Edoardo Viganò ha curato per l’editore Carocci. Viganò, oltre ad essere Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e docente alla Lateranense e alla Luiss, è consulente ecclesiastico dell’Aiart e da anni manifesta il suo impegno sul fronte della diffusione, dell’educazione e della formazione delle pratiche comunicative.
Lo testimonia quest’opera “monumentale” – come lui stesso la definisce dell’introduzione –, che esce alla fine del 2009, anno caratterizzato da un’onnipresenza mediatica rilevante.
Si pensi, per citare solo alcuni eventi, al terremoto dell’Aquila, agli scandali sessual-politici, alle aggressioni al Premier e al Papa, tutti eventi fagocitati, stritolati e riproposti dai media, in salse variegate, non sempre commestibili.
La comunicazione, i media, rischiano, pertanto, di sfuggire di mano. Più che un controllo restrittivo è bene entrare negli anfratti profondi che li strutturano, capendone i meccanismi. È questa una delle armi di difesa più efficaci. Tra gli obiettivi de Dizionario c’è senza altro quello di proporsi come bussola per orientare quegli sventurati ed ignari fruitori di messaggi e argomentazioni non sempre così innocue. Spulciandone l’indice, si percepisce, infatti, una completezza contenutistica lontana dall’immaginario comune del dizionario. Più che un insieme di voci asettiche, il volume è una raccolta di saggi sintetici costruita secondo una struttura a matrioska. Ci sono i dieci approcci, (storia, media, economia, semiotica, sociologia, psicologia, educazione, teologia, etica, politica) che definiscono ognuno dei settori disciplinari definendo i paradigmi teorico-critici e le procedure metodologiche di riferimento, tratteggiando gli sviluppi cronologici e le personalità di spicco della disciplina. Dentro di essi si trovano gli ambiti, contributi di taglio distintamente informativo, attraverso i quali vengono presentati argomenti, temi, percorsi e nodi concettuali fondamentali per indagare il mondo della comunicazione a partire dalla prospettiva disciplinare di riferimento. In ultimo, ci sono i focus, vere e proprie cartelle informative che presentano correnti culturali, movimenti di opinione, invenzioni, opere, eventi e fatti di varia natura.
Così se si volesse indagare cosa c’è dietro agli ingranaggi della comunicazione di un terremoto, ecco disponibile un focus sulla comunicazione di crisi, oppure se si intendessero decodificare le differenze tra un blog ed un chat o saperne di più su un social network, ci sono gli ambiti sulla multimedialità e l’informazione on line.
Ancora sarà possibile scoprire i segreti della pubblicità, i legami tra economia e media, la politica in televisione, le ricadute psicologiche e pedagogiche di un contenuto digitale, la media education e tantissimo altro ancora.
Non sembra mancare di nulla il Dizionario della comunicazione anche per l’importante spiegamento di forze di cui ha usufruito nei quasi due anni di lavoro. Sono 106 gli autori, provenienti da più di venti università italiane e straniere tra cui la Pontificia Università Lateranense (Viganò è preside dell’Istituto pastorale Redemptor Hominis dell’ateneo vaticano), la Luiss, l’Università Cattolica di Milano, l’Università di Pisa, l’Università della Svizzera italiana di Lugano, l’Università di Stirling in Inghilterra, la Pontificia Università Cattolica di Buenos Aires.
Tra i protagonisti dell’opera c’è anche Massimo Baldini, compianto professore di semiotica e Preside della Facoltà Scienze Politiche della LUISS Guido Carli, a cui il dizionario è dedicato.
Questo ventaglio di capitali umani dimostra come il Dizionario non abbia un’impostazione esclusiva e delle chiavi di lettura a senso unico, ma sia un caleidoscopio multiforme di pensiero, conoscenze e «metodiche che arricchiscono – spiega Dario Edoardo Viganò – l’approccio al mondo della comunicazione».
Viganò insiste poi, sulle novità dell’opera e sulla proposta di un approccio teologico alla comunicazione che evidenzia – chiarisce l’autore – come «dal Vaticano II al Web 2.0 si sono aperte diverse opportunità nel rapporto della Chiesa con i mass media. È evidente che nel Web 2.0 viene promossa la dimensione comunitaria. E questo lo sanno bene le tante diocesi e le tante parrocchie che sono presenti in Rete. Si apre così un nuovo modo di essere comunità e di condividere la propria fede. La sfida per la Chiesa in Rete – conclude Vigano – è quella di trasformare il semplice contatto in forme di vera interazione e partecipazione che possono anche divenire scelte di vita».
Le quasi 1300 pagine del Dizionario della comunicazione gettano un sasso nello stagno: quello di affrancarsi come un contributo autorevole all’insegnamento, alla pratica e allo studio delle esperienze comunicative provocando quel senso critico che troppo spesso i fabbricanti di comunicazione e contenuti mediali tendono a soffocare.
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