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| «Quinto potere», tragica attualitą |
| Dalla rubrica l’Indice del sito di Avvenire a cura di Mirella Poggialini. |
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| « In un mondo senza Dio ammazzare la noia è il solo nostro mestiere!» tuona l’oratore che il piccolo schermo inquadra. «Voi ve ne state seduti e conoscete soltanto noi, e da noi non potrete mai sapere la verità, anche se credete che la televisione ve la offra. Voi credete nella realtà, noi vi offriamo le illusioni. Spegnete la tv!» grida il protagonista di Quinto potere che La7 ha proposto martedì sera in prima serata. Ed è anomalo trattare di un film, materia estranea, di fatto, alla tv vera e propria: ma il lavoro di Sidney Lumet, con un Peter Finch annichilito e sconvolto che della tv ha fatto lavoro e destino di vita, ha ancora, dopo trentaquattro anni, una carica di virulenza e di oggettività che non può non colpire. Allora, un surreale paradosso provocatorio: ora, a più di una generazione di distanza, quasi un ritratto, crudele ma realistico, di quello che la tv offre e di quanto la tv illuda, con la sua pretesa artificiosa di verità costruite a bella posta per inchiodare un pubblico passivo e opaco davanti allo schermo, a favore dei ’punti’ di una Auditel preistorica, sì, ma comunque da misurare in soldoni. Il predicatore populista – esperienza anche nostra già metabolizzata –, i produttori cinici e spaventati dal calo degli ascolti; la necessità di apparire, la trasgressione come esca per l’attenzione, la passività di un pubblico che è facile manovrare e che ha imparato dalla tv tutto quello che conosce… Attuale sino a ferire, lo sproloquio di un Finch malato e smarrito, che della tv si fa vittima consapevole, ha una sua intatta forza di amara previsione che i fatti confermano. La tv che ci offre verità illusorie, che trasforma la realtà in spettacolo, che si ripiega centripeta su se stessa, è ora una constatazione, non il vaticinio di un folle. Ed è un’amara ironia quella che fa di un film, su una rete tv, l’accusatore di una tv che ha conservato, se non accresciuto, la sua carica di invischiante suggestione, con lo scudo di pretese verità che si fanno ambiguamente maestre di vita. |
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