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Educare i giovani all’utilizzo dei media
Sull’educazione puntano anche i telespettatori cattolici dell’Aiart che, con il presidente Luca Borgomeo, rilanciano la proposta di introdurre la “media education” nei programmi scolastici. A sostegno dell’iniziativa l’associazione ha anche avviato una raccolta firme. Di Paolo Ferrario dal sito di Avvenire
 Un’ondata di sdegno si è levata dalle associazioni che si prendono cura dei disabili, dopo l’apertura, su Facebook, di un gruppo contro i bambini down. Per i responsabili dell’associazione Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che nelle sue case famiglia accoglie molte persone con questa sindrome, gli amministratori del sito devono essere «puniti e rieducati». Il presidente Paolo Ramonda si dice pronto ad accoglierli in comunità per dar loro la possibilità di «conoscere realmente chi è affetto da sindrome di down per imparare, apprezzare ed amare le categorie più indifese e sofferenti di questa umanità». Sull’educazione puntano anche i telespettatori cattolici dell’Aiart che, con il presidente Luca Borgomeo, rilanciano la proposta di introdurre la “media education” nei programmi scolastici. A sostegno dell’iniziativa l’associazione ha anche avviato una raccolta firme.
«Controllare non basta – rilancia Borgomeo –. La sensibilizzazione nel mondo della scuola è fondamentale, perchè solo facendo capire ai giovani il valore della vita, anche attraverso i mass media, si possono evitare nuovi casi». Su una maggiore regolamentazione del web punta il Movimento italiano genitori (Moige). Per la presidente Maria Rita Munizzi, quanto accaduto «evidenzia nuovamente la necessità di una co-regolamentazione normativa che vada a sostituire l’attuale e poco efficace autoregolamentazione, unita a una maggiore informazione e prevenzione sui pericoli del web». Indignazione per la vigliacca iniziativa è stata espressa anche dalla politica che, con il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha fin da subito auspicato un immediato oscuramento del sito da parte della Polizia postale, che ieri ha provveduto a rimuovere la pagina dalla rete. Sempre il ministro Carfagna ha anche chiesto alle autorità «rapide indagini» per colpire quanto prima gli autori del vile gesto. Auspicio fatto proprio anche dal ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, che ha ricordato come non sia possibile liquidare questo fatto con una «semplice tirata d’orecchie ». Per i responsabili, il ministro ha già individuato la punizione: essere messi a servizio delle famiglie con bambini down», persone che, ha aggiunto Zaia, «per l’intera società sono portatrici di una ricchezza che non può e non deve essere offesa dall’ignoranza becera di questi teppisti».
Di «metodi nazisti» impiegati dagli autori dell’allucinante messaggio, ha quindi parlato la senatrice Giuliana Carlino (Idv), capogruppo in commissione bicamerale per l’infanzia.
«Sono allo stesso tempo indignato ed amareggiato – le ha fatto eco il parlamentare del Pdl, Roberto Cassinelli –. Indignato perchè si tratta di un gesto cattivo ed immorale, ed amareggiato perchè questi comportamenti vanificano gli sforzi di chi da tempo si batte per una rete sempre più libera e responsabile ».
 
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