|
|
| Televisione e videogiochi: rischi neurologici |
| Il rapporto TV-Videogiochi ed epilessia ha promosso molte ricerche in tutto il mondo e ha dato anche dei frutti, nel senso che adesso esiste una specie di decalogo su come bisogna guardare la televisione, con quali schermi, chi sono i pazienti a rischio per questa patologia. A cura del prof. Federico Vigevano Primario Unità Operativa di Neurologia dal sito dell’ospedale Bambino Gesù. |
 |
Televisione e videogiochi: rischi neurologici |
 |
Televisione e videogiochi: rischi neurologici
a cura del prof. Federico Vigevano Primario Unità Operativa di Neurologia
Il rapporto TV-Videogiochi ed epilessia ha promosso molte ricerche in tutto il mondo e ha dato anche dei frutti, nel senso che adesso esiste una specie di decalogo su come bisogna guardare la televisione, con quali schermi, chi sono i pazienti a rischio per questa patologia.
Cosa è l’epilessia
Due parole su che cosa è l’epilessia tanto per capire di cosa parliamo: una malattia del cervello, una malattia neurologica caratterizzata dal ripetersi di crisi epilettiche. La crisi epilettica è definita come la manifestazione elettroclinica dovuta ad una scarica abnorme dei nostri neuroni cerebrali. Questa scarica può avvenire - ed in genere avviene - in maniera apparentemente spontanea. Ma può anche sopraggiungere in particolari situazioni, riflessa a determinati stimoli tra i quali proprio la stimolazione luminosa.
Questo fenomeno si chiama fotosensibilità.
E’ una caratteristica su base genetica, per cui in risposta ad uno stimolo luminoso intermittente, il nostro cervello reagisce con una scarica elettrica che possiamo registrare con l’elettroencefalogramma. Se ha manifestazioni cliniche, abbiamo una vera e propria crisi epilettica.
Si conosceva già nell’antichità lo dimostra un brano tratto da Apuleio (125 – 180c.a d.C.), che trattava di magia: “Anche la ruota fatta girare dal vasaio non difficilmente travolge con la vertigine un epilettico, tanto la vista di quel girare può agire su un organismo malato, e così ad abbattere un epilettico vale molto di più un vasaio che un mago”.
Nell’antichità esistevano dei test che si utilizzavano per selezionare gli schiavi o i servi che dovevano essere utilizzati: uno era proprio quello di fare delle stimolazioni luminose con vari sistemi per escludere l’epilettico che avesse questa predisposizione.
Non tutti gli epilettici sono fotosensibili. C’è però una quota della popolazione che è fotosensibile e nella maggior parte dei casi ciò è ignorato.
Che cosa è la fotosensibilità? È un fenomeno determinato geneticamente: c’è una certa prevalenza nel sesso femminile ed è età-dipendente, come tutte le manifestazioni di tipo epilettico. Pur essendo su base genetica e quindi innata nel paziente tende a manifestarsi ad una certa età, per lo più nell’età prepuberale, puberale e adolescenziale, che è proprio l’età in cui maggiormente c’è l’esposizione ai videogiochi.
Questi stimoli luminosi devono avere una certa frequenza, compresa tra 1 e 65 hertz (con gli hertz misuriamo il numero di flash luminosi in un secondo). La maggior parte dei pazienti fotosensibili reagisce soprattutto ad una stimolazione a 15-25 hertz, cioè tra i 15 e i 25 flash luminosi in un secondo. Quando una stimolazione arriva intorno ai 50 hertz, noi non la percepiamo più come intermittente, ci sembra continua. I televisori di massima diffusione emettono una luce che non è continua, ma è una luce intermittente intorno ai 50 hertz. Noi la percepiamo come una luce continua, il nostro cervello in realtà ha dei sistemi che la riconoscono come una luce intermittente.
La ripetuta esposizione a questi stimoli luminosi fa aumentare la fotosensibilità e quindi provocare la crisi. E’ difficile comunque che abbia subito una crisi chi è fotosensibile e si espone a degli stimoli luminosi solo per pochi minuti al giorno. Però se l’esposizione si aggira tra i trenta minuti ed un’ora, mano a mano la sensibilità aumenterà e alla fine si esprimerà clinicamente con una crisi.
Esistono degli studi fatti sugli animali perché c’è una razza di scimmie fotosensibile; questo ha permesso proprio di determinare le caratteristiche della fotosensibilità. Quando noi eseguiamo l’elettroencefalogramma, facciamo sempre una prova detta Stimolazione Luminosa Intermittente.
Abitualmente, nell’esecuzione dell’elettroencefalogramma, facciamo la prova di stimolare il paziente con flash luminosi ripetitivi a diverse frequenze.
In uno studio fatto nel 1885, è stato segnalato il fatto che alcuni individui, passando dal buio alla luce, potevano avere una crisi epilettica.
È noto infatti che alcuni pazienti si autoprovocano le crisi, per esempio guardando il sole e passando le mani in maniera ripetitiva davanti alla luce.
Le prime segnalazioni di crisi epilettiche scatenate dallo schermo televisivo risalgono al 1952.
Che cosa era emerso, però, da questi dati della letteratura? Che tanto più il paziente si avvicinava allo schermo televisivo, tanto più era facile avere una crisi. Banalmente, un tempo - vi ricordate - non c’era il telecomando, molti ragazzi si avvicinavano allo schermo televisivo per cambiare i canali e in quel momento potevano avere la crisi epilettica. Quindi una prima protezione, diciamo così, nei confronti delle crisi epilettiche da tv è stato l’avvento del “telecomando”.
Un’altra caratteristica dei pazienti che sono sensibili alla luce, è l’attrazione verso lo schermo televisivo. Quando una mamma dice che il bambino viene come attratto dallo schermo, in realtà non sta più guardando il contenuto del programma, ma è attratto dalla luce dello schermo.
Si era anche visto che il sistema americano di tv induceva più difficilmente crisi epilettiche rispetto a quello che usiamo in Europa; questo deriva dal fatto che il sistema americano usava frequenze luminose diverse.
Negli anni ‘80 poi c’è stata la diffusione domiciliare, prima della televisione quindi dei videogiochi.
Che cosa è successo? È successo che è venuta fuori un’alta incidenza di casi di bambini e ragazzi che presentavano crisi davanti ai videogiochi tanto da coniare il termine di “epilessia da videogiochi”, cioè pazienti che presentano crisi esclusivamente quando stanno facendo i videogiochi.
È fondamentale per stabilire un rapporto di causa-effetto che la crisi avvenga durante l’uso del videogioco, non che avvenga dopo l’utilizzo del gioco. L’incidenza è significativa perché è salita proprio con la diffusione di questo mezzo; sono addirittura 1.1 nuovi casi su 100.000 persone ogni anno, il 3% di tutti i nuovi casi di epilessia, addirittura il 10% dei nuovi casi di epilessia nell’età puberale adolescenziale.
Noi ci siamo dedicati a questo tema ed abbiamo prodotto alcuni lavori scientifici con l’intento di capire:
quali caratteristiche di schermo favorivano le crisi;
perché la distanza dallo schermo favoriva le crisi: tanto più era vicino il paziente, tanto più era facile avere crisi;
quali caratteristiche del videogioco e delle immagini potevano essere pericolose.
La luce emanata da uno schermo televisivo è in realtà una luce intermittente e la maggior parte dei televisori che utilizziamo normalmente in tutte le case ha una frequenza di immagini intorno ai 50 hertz. Quando noi ci avviciniamo allo schermo, il nostro cervello percepisce una frequenza che è esattamente la metà di quella dello schermo televisivo, per cui uno schermo a 50 hertz emana una luce a 25 hertz. Quando io mi avvicino allo schermo - e vi ricordate quello che vi ho detto prima, che la maggior parte dei pazienti è sensibile a frequenze di stimoli luminosi tra i 15 e i 25 hertz - io ricevo uno stimolo a 25 hertz, che è quello più pericoloso.
Il primo lavoro che abbiamo fatto si è dedicato proprio a questo tema, nel tentativo di individuare dei sistemi di sicurezza.
È un lavoro eseguito nel ‘98 e siamo stati finanziati a quel tempo dalla Nintendo, perché, proprio per i vari casi segnalati nel mondo di “epilessia da videogioco”, queste ditte produttrici di videogiochi sono state denunciate. La Nintendo allora ha bandito un concorso a livello mondiale in cui ha messo a disposizione dei grossi finanziamenti distribuiti in 10 centri al mondo, proprio per cercare di capire quali erano i motivi delle crisi da videogiochi.
Rifacendoci a quello che vi ho detto sulla frequenza di immagine, la prima idea è stata: se noi utilizziamo nuovi schermi, che allora stavano uscendo in commercio, ad alta frequenza di immagini, a 100 hertz, probabilmente potremmo ridurre il rischio di crisi. Il razionale era: negli schermi televisivi a 100 hertz le frequenze di oscillazione - la principale a 100 hertz, la secondaria, quella cioè che percepisco se mi avvicino allo schermo, a 50 hertz - sono più alte di quelle che in genere provocano crisi epilettiche.
La nostra casistica è di 30 pazienti. Noi registravamo con l’elettroencefalogramma le scariche epilettiche che il paziente presentava mentre guardava a diverse distanze lo schermo a 50 hertz o lo schermo a 100 hertz. Davanti allo schermo a 50 hertz alla distanza di 2 metri solo 4 pazienti su 30 avevano scariche; se li avvicinavamo a 1 metro 12 pazienti su 30 avevano le scariche; a mezzo metro, 15 su 30 avevano delle scariche. Quindi avevamo la dimostrazione di come la distanza dallo schermo sia un fattore di rischio.
Se usavamo schermi a 100 hertz, sullo stesso gruppo di pazienti, nessuno rispondeva a 2 metri, solo 1 rispondeva a 1 metro, solo 1 rispondeva alla distanza di mezzo metro ed è lo stesso paziente. Quindi su 30 pazienti avevamo solo 1 paziente che, usando schermi televisivi a 100 hertz, rispondeva ancora con scariche epilettiche. Ciò dimostra che lo schermo a 100 hertz è più sicuro.
La cosa interessante, e poi ci torniamo su questo, è che se, invece, il paziente con gli stessi schermi faceva i videogiochi, il numero dei pazienti che hanno scariche aumenta. Questo è interessante perché ci fa capire che, pure essendo sicuramente la fotosensibilità uno dei fattori più importanti, è anche proprio la partecipazione forse emotiva, o altre componenti che l’esecuzione dei videogiochi comporta, a fare aumentare il rischio di scariche epilettiche e quindi di crisi.
Perché, allora, i videogiochi hanno fatto così aumentare il numero di crisi epilettiche? Perché? Che cosa è successo? La diffusione domiciliare dei videogiochi ha portato i bambini ed i ragazzi a stare a lungo e ripetutamente - quasi tutti i giorni - vicino allo schermo televisivo. Quindi, tra l’altro, una delle prime conseguenze di questi lavori è stata che tutte le case produttrici dei videogiochi hanno allungato i fili che collegano i joystick alle consolle.
Per quello che riguarda, invece, lo schermo, il fatto di utilizzare schermi televisivi ad alta frequenza d’immagine è sicuramente più sicuro; questo vale sia per gli schermi televisivi che per gli schermi di PC. Gli schermi a “cristalli liquidi” non sono pericolosi, perché non danno un tipo di stimolazione luminosa intermittente.
Abbiamo partecipato anche noi ad uno studio a livello europeo che ha dimostrato alcuni dati che un po’ vi accennavo prima. I pazienti che hanno fotosensibilità, tendono comunque ad avere più scariche e più crisi quando eseguono il gioco, cioè quando fanno il videogioco, piuttosto che quando lo guardano passivamente.
Quindi non è solo la fotosensibilità il fattore che provoca le crisi, c’è anche una componente legata probabilmente da una parte all’emozione, da una parte, forse, al tipo di pensiero che il videogioco comporta. A tale proposito vi ricordo che ci sono pazienti che hanno crisi quando devono fare dei pensieri cosiddetti strategici: ad esempio se giocano a Risiko, Monopoli, ecc. Forse poi è anche un fatto puramente neuromotorio, cioè la coordinazione occhio-mano, potrebbe in qualche modo contribuire a provocare la crisi, nonché la tensione emotiva.
I vari fattori quindi che ulteriormente fanno aumentare il rischio di crisi nei pazienti sia fotosensibili sia non fotosensibili, sono:
- stimoli propiocettivi dagli occhi e dalle palpebre;
- i movimenti, in particolare della mano;
- l’emotività, la tensione psichica e il pensiero strategico.
Infine c’è un altro aspetto. Vi è l’aspetto legato strettamente al tipo di immagine che viene trasmessa, cioè se un paziente guarda determinate immagini che riproducono un’alternanza di buio e di luce, quindi uno stimolo luminoso intermittente, anche quel tipo di immagine può a sua volta provocare una crisi epilettica in chi è predisposto, a prescindere dal tipo di schermo.
È quello che è successo in Giappone, nel dicembre del ‘97, quando la visione di un brano del cartone animato “Pokemon” ha provocato crisi in 685 bambini. Era un cartone animato particolarmente seguito. Contemporaneamente ci sono stati 685 bambini in Giappone che hanno avuto una crisi, tutti allo stesso momento, tutti guardando lo stesso frammento di cartone animato, che tra l’altro dura solo 8 secondi.
Duecento di questi sono stati ricoverati in ospedale. C’erano quasi 10 milioni di spettatori, più della metà erano bambini e ci sono stati 685 casi di crisi epilettica.
Nel brano incriminato di “Pokemon una bomba, esplodendo, riproduceva di nuovo un alternarsi di buio e luce ad una frequenza intorno ai 15 cicli al secondo; ecco perché i bambini predisposti guardando questo brano hanno avuto le crisi. Di fatto, l’immagine riproduceva una stimolazione luminosa particolarmente pericolosa.
Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che le varie reti televisive dovrebbero stare attente anche alla confezione tecnica dei filmati che vanno in onda, che non dovrebbero contenere filmati di questo tipo, cioè filmati che riproducono a loro volta una frequenza di stimolazione pericolosa. Un autore giapponese ha ideato un sistema capace di analizzare le immagini televisive ed eliminare tutte quelle che sono potenzialmente rischiose. Esistono quindi i mezzi tecnici per eliminare questi brani così pericolosi.
Noi abbiamo anche analizzato altre cose sulla luminosità di certi videogiochi, quindi si può entrare anche in altre caratteristiche tecniche dei videogiochi per vedere quali sono quelli più a rischio.
Voglio ricordarvi come già, 11 anni fa, esistevano delle linee guida proprio sul confezionamento tecnico dei filmati, adottate da alcune televisioni, in particolare dalla BBC. E’ stato dimostrato che se fossero state applicate a quel brano dei “Pokemon” le regole che usa la BBC, sarebbero state riscontrate 18 contravvenzioni e quindi quel brano non sarebbe mai andato in onda. Ecco perciò l’importanza di arrivare anche a dare delle linee guida, anche tecniche sul confezionamento dei prodotti, in particolare spot pubblicitari e cartoni animati, per evitare che siano pericolosi.
Solo per concludere, l’epilessia da videogiochi è dovuta principalmente, ma non esclusivamente alla fotosensibilità.
Siamo arrivati a dare quasi un decalogo, diciamo così, di come si dovrebbe guardare la televisione. La Lega Italiana contro l’Epilessia si è dedicata molto a questi aspetti ed ha diffuso queste informazioni:
rispettare le distanze di sicurezza dallo schermo (noi abbiamo posto come una distanza di sicurezza i tre metri, soprattutto per coloro che sono potenzialmente a rischio);
per i pazienti che hanno questo rischio o dimostrato di tendere a questo possibile evento, utilizzare gli schermi televisivi ad alta frequenza o a cristalli liquidi. Poi, per pazienti molto sensibili, si tratta di casi molto selezionati, esistono anche delle lenti particolari, messe a punto dalla Zeiss, che riducono fortemente il rischio di crisi;
fare in modo che tutti i produttori di filmati e le stesse reti televisive prendano coscienza del rischio che certi prodotti se non rispettano determinate caratteristiche tecniche, possono provocare crisi epilettiche. |
 |
 |
|
|
|