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| Per rendere effettiva la tutela dei minori |
Un decreto per dare attuazione alla Direttiva Europea in materia di media, tecnologie dell’informazione e rispetto degli utenti. Di Vincenzo Franceschi
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Norme più severe per tutelare i minori. Recentemente la Ue ha richiamato i Paesi membri all’adozione delle nuove regole sulla Tv per allinearsi al diritto europeo. Al momento infatti solo tre Stati: Belgio, Romania e Slovacchia, vi hanno provveduto. I Paesi dell’Unione Europea erano tenuti a recepire le norme entro il termine massimo del 19 dicembre 2009 con l’obiettivo di creare un mercato unito per tutti i mezzi di comunicazione, introducendo maggiori forme di garanzie giuridiche per aziende e consumatori. Da qui la "minaccia" del Commissario Ue per i Media, Viviane Reding, di portare davanti alla Corte di Giustizia le nazioni che non hanno rispettato le norme sulla trasposizione. “Faccio appello – ha detto senza mezzi termini la Reding - ai Paesi dell’Ue affinché adattino urgentemente la loro legislazione nazionale per poter utilizzare le nuove norme autorizzate dalla Direttiva sui servizi dei media audiovisivi. Nulla autorizza nuovi ritardi, la Commissione non esiterà a usare i propri poteri per accelerare la trasposizione della Direttiva”.
Il 18 dicembre scorso Paolo Romani, vice ministro con delega alle Comunicazioni, ha presentato alla Camera il Decreto, che dovrebbe servire a dare attuazione in Italia alla Direttiva Europea. Quest’ultima, tra i suoi scopi originari, ha anche quello di migliorare la competitività dell’industria nei settori dei media e delle tecnologie dell’informazione, e tutelare gli utenti e in particolar modo i minori.
Il Decreto Romani ha fissato dunque delle regole per proteggere i ragazzi da una "fruizione nociva" della Tv, con l’introduzione di una disciplina più rigida di quella vigente, applicabile a tutti i fornitori di servizi di media audiovisivi. Sono previste, in particolare, apposite misure volte a evitare che i più piccoli possano assistere a trasmissioni che si caratterizzano per la presenza di contenuti pericolosi, quali, ad esempio, i programmi a carattere pornografico, per i quali è previsto un divieto assoluto di trasmissione in orario diurno dalle 7 alle 23. Tutti i contenuti inadatti ai minori verranno quindi trasmessi solo nella fascia notturna. E’ inoltre prevista l’introduzione di un apposito sistema di classificazione che si basa su criteri proposti dal Comitato di applicazione del Codice Media e Minori, che è stato ricevuto in audizione presso la Commissione 8° del senato e dalle Commissioni VII e IX della Camera dei Deputati proprio in merito al nuovo decreto. Per il Comitato sono intervenuti il Presidente Franco Mugerli e i vicepresidenti Maria Eleonora Lucchin e Paolo Bafile.
Per quanto riguarda i programmi criptati invece, si introdurrà un apposito sistema di controllo da parte dei genitori che, a differenza di quello attualmente in uso, prevede che ai contenuti nocivi sia in via generale inibito l’accesso, da parte dell’utente attraverso l’inserimento di uno specifico codice PIN. Ma le novità introdotte dal vice ministro Romani non toccano solo il campo relativo ai minori.
La Direttiva ha infatti sollevato diverse polemiche. L’opposizione ritiene che le nuove regole per gli spot televisivi avvantaggino oltremodo Mediaset a danno della piattaforma satellitare Sky per i "paletti" stabiliti riguardo alla pubblicità. Il punto più contestato riguarda il limite introdotto per gli “affollamenti” pubblicitari per il satellite e la pay-tv dal 18% al 12% (di ogni ora trasmessa). Sulla carta tale misura interesserebbe anche le tv Mediaset, ma Canale5, Italia1 e Rete4 incassano il grosso degli introiti pubblicitari dalle tv in chiaro (68%). Il nuovo “tetto” governativo andrà, a penalizzare fortemente le tv Sky di Murdoch, il diretto concorrente tv di Mediaset. Chi si schiera contro il Decreto Romani evidenzia che l’applicazione della direttiva europea è stata distorta con il fine ultimo di mettere sotto controllo la Rete, limitare il suo potere informativo, rafforzare Mediaset e stroncare la concorrenza. Ma il Ministero ritiene che in materia di pubblicità il provvedimento è pienamente conforme alla disciplina comunitaria per quanto concerne il mantenimento di un regime rigoroso a tutela dell’utente relativamente ai limiti di affollamento giornaliero e orario che non possono superare il limite del 20%. Secondo il Ministero, la Direttiva sui servizi audiovisivi ha ammodernato le precedenti per raccogliere i grossi cambiamenti avvenuti nel settore e rendere più "morbide" le regole sulla pubblicità, abolendo, ad esempio, la restrizione che imponeva un periodo di venti minuti tra due interruzioni pubblicitarie.
Sono in molti a guardare con preoccupazione anche agli sviluppi del quadro normativo che riguarda il Web: Google, per esempio, teme di ritrovarsi equiparata ad una emittente televisiva. "C’è una certa apprensione", ha affermato Marco Pancini, consulente del gigante Internet sulle questioni legate alle politiche pubbliche in Europa. La normativa assegna all’autorità di vigilanza il potere di richiedere ai siti internet la rimozione di contenuti che ritiene violino le normative sul diritto d’autore, con rischi di sanzioni da 150.000 euro.
Secondo Pancini la normativa "cerca di assegnare ai siti la stessa responsabilità delle reti televisive, che producono contenuti, laddove dei portali in cui sono gli stessi utenti ad immettere dei video, come ad esempio su YouTube, si limitano a mettere a disposizione solo la propria piattaforma".È come se si assegnasse alla società che gestisce la manutenzione della autostrade la responsabilità per quello che fanno gli automobilisti.
Internet - ha aggiunto però Romani - resterà libero come è sempre stato ma al momento di aprire un sito internet, un soggetto dovrà rispondere ad alcuni ’’requisiti amministrativi’’ che saranno definiti da un regolamento che verrà emanato dall’Autorità per le comunicazioni.
Sono, dunque, molte e di provenienza differente le voci critiche nei confronti del decreto; non mancano"dissonanze" neanche all’interno della stessa maggioranza di governo. Per Bruno Murgia, deputato del PDL e componente della Commissione Cultura della Camera, il filtro su Internet previsto dal decreto Romano è assolutamente da rivedere.
A questo punto si può affermare che nonostante qualcosa si sia mosso nel campo della tutela degli utenti, molto resta da perfezionare e molto altro da conoscere e approfondire poichè il mondo dei media cambia, si evolve, giorno dopo giorno. Inesorabilmente.
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