HOME  |  CONTATTI CHI SIAMO  |  ATTIVITA’  |  TV  |  INTERNET  |  CELLULARI - VIDEOGIOCHI  |  NEWS  |  DIBATTITO
 
     
 
TV
Indagini, rapporti, Auditel Pagina 216 di 348 | << | >>
• Famiglia e TV
• Rassegna TV
• Indagini, rapporti, Auditel
• Monitoraggio e spot
• Cinema e teatro
• Storia del Cinema
 
Iscriviti alla newsletter ISCRIZIONE NEWS LETTER
Invia questa pagina ad un amico INVIA QUESTA PAGINA
Cerca nel sito CERCA NEL SITO
 
 
Tv locali a rischio senza regole certe
Nuovo grido d’allarme contro l’ipotesi di un piano frequenze per il digitale terrestre costruito senza tener conto della realtà esistente sul territorio. Secondo il presidente del Corallo, Luigi Bardelli, è necessario che l’emittenza locale venga valutata nei fatti «per la sua azione di stimolo e di promozione del territorio, oltre che per gli evidenti vantaggi sul pluralismo dell’informazione». Di Roberto I. Zanini dal sito di Avvenire del 26 maggio 2010
Tv locali a rischio? È la domanda che ieri veniva formulata con maggiore frequenza ai rappresentanti delle associazioni di emittenti presenti al Radiotv Forum 2010, ormai tradizionale kermesse dell’Aeranti-Corallo. I contenuti delle risposte si sono sovrapposti solo per la parte, per così dire, strategicopolitica. Diversa è la questione imprenditoriale, sulla quale è da segna-lare un grido d’allarme lanciato dal presidente del Corallo Luigi Bardelli, relativo a possibili invasioni di campo da parte di network nazionali, oltre al fatto, come ha sottolineato il presidente di Dgtvi Andrea Ambrogetti, che «la vera competizione in futuro sarà solo sui contenuti».

Ma andiamo per ordine. I rischi più evidenti e prossimi, ha detto il presidente dell’Aeranti-Corallo Marco Rossignoli, vengono dall’ostinazione dell’Autorità «nel non rendersi conto che non si può applicare un piano delle frequenze costruito su base teorica, perché per salvaguardare l’esi-stente bisogna applicare il metodo utilizzato nelle sei regioni già digitalizzate». Insomma, se non si vuole rischiare di rinviare il passaggio al digitale (switch off) delle regioni del Nord, che inizia il 15 settembre in Lombardia e Piemonte orientale e si chiude il 20 dicembre con la Liguria, biso-gna tornare alle metodiche che già hanno avuto successo in città come Roma, Napoli e Torino. Un metodo, ha aggiunto Ambrogetti, «che ha consentito in un anno di digitalizzare il 30% della popolazione italiana e 220 tv senza chiuderne nessuna, attraverso il rinnovo di 1500 impianti di trasmissione». Vanno anche chiariti una volta per tutte, ha ricordato Rossignoli, i criteri per la numerazione automatica dei canali sul telcomando, «lasciando alle locali dieci canali nei primi venti e cinquanta nei primi cento». Obiettivi sottoscritti dallo stesso viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani. «Serve un piano delle frequenze attinente alla realtà», ha detto, ed è necessario un accordo in tempi brevi per la numerazione dei canali. Problemi che se non risolti subito costringerebbero a rinviare gli switch off in regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Molto più difficile, stante la congiuntura economica e la fame di tagli del ministro Tremonti, è che si sani la questione dei contributi pubblici di sostegno. Un po’ meno convinto che la linea da seguire sia quella indicata dalle associazioni è il commissario dell’Autorità delle comunicazioni Nicola D’Angelo, per il quale se è vero che si deve fare tesoro delle esperienze positive è anche vero che non si può accettare che restino sottoutilizzati multiplex assegnati a emittenti locali, come capita nelle regioni già digitalizzate. Problema che in molti ieri hanno proposto di risolvere con la realizzazione di cooperative di emittenti per l’utilizzo dei sei canali realizzabili su una singola frequenza.

Dicevamo dell’allarme di Bardelli. Secondo il presidente del Corallo, associazioni di radio e tv vicine al mondo cattolico, è necessario che l’emittenza locale venga valutata nei fatti «per la sua azione di stimolo e di promozione del territorio, oltre che per gli evidenti vantaggi sul pluralismo dell’informazione». Le tv e le radio locali sono una risorsa proprio perché libere, pluraliste e legate al territorio. «Il rischio vero è che dopo quasi quarant’anni di impegno intenso in termini di passione, sacrifici e risorse, arrivino grandi network a occupare spazi nel locale. Sento parlare di emittenti nazionali che stanno prendendo contatti con gli enti locali per fornire servizi sul territorio. Sarebbe una vera e propria rapina, a danno delle emittenti e degli utenti. E il rischio è tanto maggiore quanto più si dilatano i tempi di assegnazione delle frequenze».

 
web project & design: adecom www.aiart.org