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Che orrore quel videogioco nelle mani dei bambini
Medal of Honor, un videogame di guerra ambientato in Afghanistan, che dà al “giocatore” la possibilità di “combattere” e scegliere se stare con i talebani o con gli americani. Negli USA, in Ighilterra e in Canada i Governi sono intervenuti. In Italia no. I ministri della Difesa e dello Sviluppo Economico non hanno nemmeno risposto all’Aiart che ne ha chiesto il ritiro. Di Vincenzo Franceschi
Il sangue dei soldati caduti in battaglia, il suono lacerante dei missili, cadaveri straziati e umiliati. Questa è la guerra e bastano 64 euro e 90 centesimi per averla in casa vostra! E’ uscito da pochissimo tempo il videogioco “Medal of Honor 2010” ambientato in Afghanistan. Quest’anno infatti, con “grande senso dell’attualità politica”, gli sviluppatori della Electronic Arts (casa produttrice statunitense nata nel 1982) hanno ambientato il game nei territori martoriati dalla guerra, dove ci si potrà immergere in uno scontro con la resistenza talebana. La tipologia del videogame è nota, visto che questo non è che un capitolo di una lunghissima saga fatta di guerre e proiettili esplosi nei diversi angoli del mondo.
Il videogame, caratterizzato da una grafica davvero realistica, permette al videogiocatore di usare jeep, mezzi anfibi, e perfino un elicottero dal quale potrà sparare sia con il mitragliatore che con i razzi. E poi pugnali, pistole, fucili, granate. Insomma, tutto come nella triste realtà. Ma il vero capolavoro messo in atto da parte dei “geni” della Electronic Arts riguarda l’opzione di schierarsi addirittura dalla parte dei Talebani, organizzando attentati e piazzando ordigni contro i carri armati!
Ciò che davvero fa riflettere dopo appena pochi minuti trascorsi davanti al video è la possibilità che il giocatore cada in una sorta di assuefazione da violenza.
Che tipo di visione della guerra potranno avere i bambini che “si divertono” con Medal of Honor? Queste scene non provocheranno una visione distorta della realtà?
Nonostante il bollino ne vieti l’acquisto e l’utilizzo da parte dei minori di 18 anni sappiamo tutti che, almeno nel nostro Paese, la vigilanza è pari a zero. Anche un minore può acquistare il “prodotto incriminato”, portarlo a casa e giocarci per ore.
Liam Fox, segretario alla Difesa britannico, a metà agosto ha chiesto esplicitamente ai negozianti inglesi di rifiutarsi di vendere Medal of Honor. "E’ scioccante che qualcuno pensi di ricreare (in un videogame) i crimini dei talebani", disse Fox in quell’occasione. "Per mano loro tanti bambini hanno perso il padre e altrettante mogli il marito. Sono disgustato e arrabbiato". Dello stesso tono i commenti di Peter MacKay, ministro della Difesa canadese.
Il videogame ha anche provocato l’irritazione del Pentagono che ne ha vietato la vendita nelle basi americane. E così la Electronic Arts, ha fatto marcia indietro e ora i talebani sono definiti semplicemente come "fazione opposta".
Quante volte abbiamo pianto i nostri soldati uccisi negli agguati? Adesso avremo nei negozi il nuovo videogame che permetterà di scegliere se stare dalla parte delle forze occidentali o dei talebani e addentrarsi virtualmente nello scenario di guerra. È decisamente e senza alcuna giustificazione di pessimo gusto e contro ogni senso di civiltà e di rispetto.
“Il formato del nuovo Medal of Honor - ha aggiunto un portavoce della casa produttrice - riflette semplicemente il fatto che ogni conflitto ha due lati e noi diamo solo al giocatore la possibilità di giocarli entrambi”. "La serie di Medal of Honor ha sempre puntato all’autenticità e al rispetto per i soldati", si è difeso Greg Goodrich della Electronic Arts. "Raccontando il loro punto di vista in maniera onorevole. E’ stato così per i passati capitoli, è così per questo. Cambia solo l’ambientazione, ma la filosofia di fondo è la medesima".
Se l’intento dei creatori di Medal of Honor era quello di suscitare polemiche, non potevano scegliere un momento più appropriato.
Nel dettaglio: in Medal of Honor il giocatore può vestire i panni di tre diversi militari americani dei gruppi speciali Tier 1, dei Rangers e degli elicotteristi. Tutti alle prese con una serie di missioni, costruite nel corso di 18 mesi con la consulenza di soldati in carne e ossa, sulle montagne, nei villaggi e nelle città dell’Afghanistan. "E’ una finzione storica", puntualizza Greg Goodrich, "L’ambientazione è reale, non la vicenda che raccontiamo. Ma è vero che il videogame intero è ispirato a fatti accaduti e costruito con l’aiuto di persone che in Afghanistan hanno combattuto sul serio".
Precisazioni irrilevanti stando al coro di critiche americane. Strano però che la Electronic Arts, società con un fatturato nel 2009 di 4,2 miliardi di dollari, non si sia resa conto che trasferire una serie del genere, nata nel 1999 per volere di Steven Spielberg , ad un conflitto ancora in corso e che continua a fare morti e feriti, sia quantomeno un azzardo. La visione hollywoodiana della guerra non è applicabile alla complessità della situazione in Afghanistan.
Di sicuro era però intenzione dei creatori di Medal Of Honor, cercare di realizzare un videogame che potesse competere con Call of Duty: Modern Warfare 2. Sbarcato nei negozi lo scorso novembre, riuscì a vendere circa 5 milioni di copie in ventiquattr’ore. 3 milioni solo fra Stati Uniti e Inghilterra. Un gioco che raccontava di un’ipotetica invasione russa sul suolo americano e ci portava a combattere al fronte nei panni di semplici marines e membri delle forze speciali. Trama confusa, su uno sfondo di fantapolitica, ma tanto realismo. Alla Electronic Arts hanno quindi deciso di rilanciare, alzando il tiro, cercando di battere la concorrenza.
Ma queste sono minuzie. Quel che fa notizia è la deriva che una parte del mondo dei videogame sta prendendo, mettendo in scena sempre più spesso guerre contemporanee. Non è la prima volta che accade: in passato di videogame ispirati a conflitti recenti ne sono usciti diversi. La differenza sta nella verosimiglianza della grafica, nei contenuti cruenti e drammatici, e nella popolarità crescente di questi titoli.
Per fortuna contro Medal of honor si sono scatenati forum, blog e siti internet con critiche feroci e levate di scudi in difesa di quello che, per molti videogiocatori, è... “solo un gioco”.
 
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