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| Sotto esame i rischi dei media |
Presentata l’indagine Aiart svolta all’interno del quartiere San Giacomo di Matera. Il presidente nazionale dell’Aiart Borgomeo: «I genitori non sanno che cosa i figli ricercano on line o quali videogiochi utilizzano». Di Mariangela Lisanti
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Determinare il grado di penetrazione della cultura mediale nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia per capire i limiti e il tipo di relazione esistente all’interno di queste agenzie educative. E’ stato questo l’obiettivo dell’indagine svolta all’interno del quartiere San Giacomo di Matera, realizzata da Domenico Infante, presidente provinciale Aiart Matera. I dati sono stati illustrati ieri nel corso di un convegno presso la Casa di Spiritualità S. Anna in Matera, organizzato dall’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Matera-Irsina e la Sezione provinciale dell’Aiart. Il lavoro è stato realizzato dall’Aiart di Matera, in collaborazione con la Parrocchia San Giacomo, l’Itis “Pentasuglia”, l’Itcg “Olivetti”, la Scuola Media “Pascoli”e la Scuola Elementare del 2° Circolo didattico. L’indagine è stata progettata e realizzata dai volontari dell’Aiart di Matera previa predisposizione di un software, per l’archiviazione e il trattamento dei dati, da parte della società Eulogos S.p.A.di Roma. All’incontro, moderato dalla giornalista Antonella Ciervo, sono intervenuti il presidente nazionale dell’Aiart Luca Borgomeo, il direttore scientifico della società Eulogos Nicola Mastidoro, il presidente dell’Aiart di Matera Domenico Infante, il parroco di San Giacomo mons. Francesco Paolo Taccardi, i dirigenti scolastici Teresa Vigorito, Eustachio Andrulli, Giovanni Pizzolla e GiuseppeBecci. Dopo i saluti dell’assessore provinciale Domenico Smaldone e dell’assessore comunale Antonio Giordano è seguito l’intervento del presidente nazionale dell’Aiart Borgomeo. «La ricerca - ha detto il relatore - è da apprezzare per una serie di connotazioni che danno sostegno all’affermazione che nel Paese non c’è una vera consapevolezza di cosa i media propinano ai cittadini. I genitori non hanno idea di che cosa i figli ricercano su internet o quali videogiochi utilizzano». A questo proposito Borgomeo ha fatto riferimento ad uno videogame di guerra ambientato in Afghanistan, Medal of Honor, che dà la possibilità al giocatore di “combattere” e scegliere se stare con i talebani o con gli americani. «E’ un videogame - ha proseguito il presidente vietato ai minori di 18 anni, ma comunque viene venduto anche ai più piccoli senza alcun controllo. Abbiamo denunciato il fatto ai Ministeri della Difesa e dello Sviluppo, ma non abbiamo avuto risposta».Sulla funzione educativa dei genitori, nella fruizione mediatica da parte dei figli, unitamente a quella ricevuta a scuola ha parlato Domenico Infante: «Pari valore può essere assegnato anche alla funzione svolta dalla parrocchia che attraverso i suoi operatori pastorali svolge un ruolo determinante per la formazione spirituale e sociale dei ragazzi.
Attraverso le azioni svolte dai vari agenti formativi si mette in atto anche un processo di tutela e prevenzione dai rischi nell’utilizzo degli strumenti mediali da parte dei minori». Il convegno si è chiuso con le considerazioni dell’arcivescovo Salvatore Ligorio.
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