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Conoscere bene i dati per agire con efficacia
Una ricerca dell’Aiart di Matera sulla cultura mediale nelle famiglie, nelle scuole e nelle parrocchie di un quartiere cittadino di 8000 abitanti. Preoccupante il tempo dedicato all’uso dei media da parte dei ragazzi di 10-14 anni.  Di Domenico Infante
Relazione finale con grafici indagine cultura mediale a San Giacomo Matera.pdf Relazione finale con grafici indagine cultura mediale a San Giacomo Matera.pdf
La massiccia esposizione a tutti i nuovi media, soprattutto da parte dei minori, alimenta costantemente il dibattito attorno alle ricadute della utilizzazione dei nuovi strumenti di comunicazione sui processi formativi, sulle condotte infantili, sulla elaborazione dei significati. I numerosi studi compiuti, sia nel nostro paese sia nel contesto internazionale, avanzano risultati e interpretazioni diversi, talvolta contrastanti. Alcuni denunciano una preoccupante correlazione tra la fruizione mediale, in particolare televisiva, e l’elaborazione da parte infantile di comportamenti violenti e aggressivi, di pericolose condotte emulative; altri segnalano, piuttosto - come effetti negativi a lungo termine - i rischi di omologazione e di appiattimento culturale. D’altra parte incalza l’uso del web, in particolare dei social network, che favoriscono un tipo di socializzazione “artificiale”, superficiale, intimistica, sostanzialmente individualistica.
In questo contesto, appare fondamentale la funzione educativa dei genitori, nella fruizione mediatica da parte dei figli, unitamente a quella ricevuta a scuola. Pari valore può essere assegnato anche alla funzione svolta dalla parrocchia che attraverso i suoi operatori pastorali svolge un ruolo determinante per la formazione spirituale e sociale dei ragazzi. Pertanto, risulta evidente la necessità di avere delle idee più chiare sulle realtà territoriali per mettere a punto delle azioni nell’ottica di una tutela più efficace dei Minori dalla pervasività dei Media. Questa è la motivazione principale che ci ha spinti a fare un’indagine, per capire le reali necessità del territorio e per poter, eventualmente, attivare - con il coinvolgimento delle istituzioni educative - un’azione mirata di formazione all’uso responsabile dei media da parte delle famiglie, con particolare riguardo ai giovani.
La ricerca si propone di determinare il grado di penetrazione della cultura mediale nella famiglia, nella scuola e nella parrocchia; la sua conoscenza ci mette in condizione di capire il tipo di utilizzo degli strumenti mediali all’interno di queste agenzie educative. L’indagine è stata svolta nel quartiere San Giacomo di Matera che è composto da circa 8000 abitanti. Sorto negli anni ’70, per molti anni ha sofferto l’isolamento della periferia tanto da essere chiamato “dormitorio”. Oggi San Giacomo è stato assorbito dalla città, ha un corpo sociale diversificato per composizione demografica e tipologie sociali, sono presenti le scuole di tutti i livelli ed i principali servizi al cittadino. E’ stata fatta l’analisi dei risultati da vari punti di vista: 1) cultura mediale e dotazione degli strumenti; 2) abitudini personali e familiari sull’uso dei media; 3) influenza dei media sui vari soggetti; 4) tempo dedicato all’uso dei media e ad altre attività da parte dei giovani in età scolare; 5) influenza che esercita la cultura mediale sul catechismo; 6) sintonia dei docenti con i loro allievi in termini di cultura mediale. I dati trattati sono superiori a 100.000 e sono stati elaborati estraendoli da un data base il cui software è stato predisposto dalla S.p.A. Eulogos di Roma. I risultati dell’indagine sono stati presentati a Matera il 15 Dicembre scorso e sono stati riportati sul sito web dell’Aiart (www.aiart.org).
Il progetto - realizzato nell’anno scolastico 2008-2009 con il coinvolgimento della Parrocchia San Giacomo, dell’ITIS “Pentasuglia”, dell’ITCG “Olivetti”, della Scuola Media “Pascoli” e del 2° Circolo Didattico - ha interessato alcuni campioni di: nuclei familiari, classi delle anzidette scuole e tutti operatori della Parrocchia. Sono stati somministrati 969 questionari su un campione composto per il 34% dall’ambito scuola, per il 36% dall’ambito famiglia e per il 30% dall’ambito parrocchia. I questionari compilati e restituiti sono stati in totale 574, inferiori al numero previsto ma sufficienti per confermare la validità statistica dell’indagine. Gli ottimi risultati ottenuti in questo lavoro, in termini di conoscenza del grado di cultura mediale presente in una comunità territoriale, ci spinge a replicare la stessa esperienza presso altre realtà italiane.
L’indagine è stata realizzata in un’unica fase. Le unità di analisi sono: il nucleo familiare, il genitore, l’adulto, lo studente, il docente, il sacerdote, l’operatore parrocchiale, il bambino del catechismo, il bambino della 1^ comunione e il giovane dei gruppi giovanili. Il questionario, in forma anonima, è stato recapitato a mano insieme ad una guida per la compilazione nella quale sono stati illustrati gli obiettivi generali, le modalità e gli scopi dell’indagine. Ai minori è stato consegnato il questionario, la guida per la compilazione ed una lettera liberatoria, da far sottoscrivere ai genitori. I questionari, una volta compilati, sono stati consegnati dai genitori e dai referenti delle scuole alla Parrocchia dove sono stati deposti in una cassetta sigillata.
Nell’apertura dell’indagine sono stati rilevati i dati di stato del nucleo familiare distinti per sesso, età, occupazione e composizione. Se le dotazioni di strumenti mediali delle famiglie, delle scuole e della Parrocchia sembrano abbastanza adeguate, in linea con le medie nazionali, qualche problema è stato rilevato a livello di utilizzo. Infatti, la durata di connessione per oltre le 3 ore giornaliere in internet degli adolescenti (11-18 anni) ammonta al 21%; è un valore notevole, oltre i limiti di altre ricerche regionali o nazionali. Il vero problema è che i dati di connessione sono associati alla disattenzione dei genitori o alla loro ignoranza dei rischi connessi alla navigazione in Rete. I minori navigano prevalentemente da soli con valori percentuali superiori ad altre ricerche (59% dei bambini, il 70% dei ragazzi delle medie e l’84% dei ragazzi delle superiori) e ciò indipendentemente dalla collocazione del computer in casa. In una correlazione tra la posizione del computer e la consapevolezza da parte dei ragazzi di un possibile pericolo nel navigare in internet, il risultato è negativo. Peraltro, l’errata collocazione in casa del computer, mette in condizione i ragazzi, che hanno delle competenze informatiche comunque acquisite, di essere anche scaltri verso il controllo parentale in famiglia.
Anche per la Tv, che è il mezzo di comunicazione di massa più diffuso, i valori di ascolto per i tre soggetti interessati - bambini, ragazzi delle medie e giovani delle superiori – sono simili ai valori nazionali tranne che per l’uso oltre le tre ore che fa registrare una media del 27% di 3-4 volte più alta della media nazionale.
Nella figura riportata sono state riportate le ore cumulate di utilizzazione giornaliera di internet, Tv e gioco da parte dei ragazzi delle scuole medie. Questo dato è importante perché, purtroppo, oltre certi limiti, si entra nella dipendenza. In Europa la media stimata di consumo per i vari media si aggira intorno a 4 ore e 15 minuti giornalieri per cui per il 62% dei ragazzi delle scuole medie (che nell’indagine sono 61) che vanno oltre questo limite e per il 18% che sta oltre il limite addirittura delle sette ore si apre una porta di accesso verso la dipendenza. Infatti, depurando questi dati dalla quota gioco tradizionale, si ottiene un valore di uso - oltre le tre ore giornaliere di internet, TV e videogioco - pari a circa il 15% dei ragazzi. Questi ragazzi si avviano verso una dipendenza certa con tutte le conseguenze. Peraltro, questa percentuale supera la media europea del 2008 (10%) ed è in linea con il dato italiano del 2010 (14%). Quindi i ragazzi del quartiere San Giacomo di Matera hanno di fatto anticipato nel 2008-2009, in termini di utilizzazione cumulata di TV, internet e videogioco, il dato nazionale odierno. Questa situazione non fa stare tranquilli per una piccola realtà territoriale come quella materana e ci consiglia di fare qualcosa.
Il quadro complessivo che esce dall’indagine presenta aspetti di vario segno che devono essere esaminati per capire la consistenza dei fenomeni e per valutare i termini precisi di un eventuale intervento. Peraltro, con buona approssimazione, i risultati potranno essere ritenuti validi per l’intera città di Matera. I risultati di questa indagine sembrano confermare la mancanza di una piena consapevolezza da parte dei genitori a svolgere un’efficace funzione educativa all’uso responsabile dei media. Il quartiere San Giacomo, pur essendo una comunità non anziana, evidenzia un certo digital divide generazionale che ha il suo peso sull’azione educativa.
Queste brevi considerazioni portano a concludere che urge un’azione di coinvolgimento di tutte le agenzie educative, degli enti e delle istituzioni competenti in materia per realizzare un percorso formativo articolato che coinvolga le scuole, la parrocchia e le famiglie dell’intera città.


 
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