|
|
| Bestemmie al Gf «Tivů alla deriva» |
Aiart: Stavolta si è davvero esagerato. Arbore: «Una vergogna figlia della pubblicità» Conti: «Episodi gravi» Giletti: «L’audience ora gioca con la morale». No comment dal «Gf». Di Angela Calvini dal sito Avvenire del 29/1/11
|
 |
Tutti a casa. La richiesta dei telespettatori che, esasperati dal fioccare di bestemmie al Grande Fratello di Canale5, chiedono la chiusura del programma, al momento non provoca reazioni presso Mediaset e la produzione Endemol che si trincerano dietro a un laconico «no comment». Forse sono troppo impegnati a confezionare la puntata di lunedì prossimo dove, c’è da scommetterci, l’eliminazione del muratore 24enne Nathan Lelli per una bestemmia, l’ennesima di questa undicesima edizione, sarà al centro della serata. Un sistema «acchiappa-audience » che, ormai scaduti nella blasfemia, non si può più chiamare «giochino ». L’associazione di consumatori Adoc lo definisce «violazione dell’articolo 21 della Costituzione (divieto di spettacoli contrari al buon costume) e delle norme alla tutela dei minori. E, insieme ai telespettatori cattolici dell’Aiart, chiede la chiusura del programma. Ma cosa ne pensa, chi la tv la fa? «Condanno queste terribili bestemmie, anche perché sono una mancanza di rispetto per tutto il pubblico, non solo quello cattolico. Non bisogna offendere nessuna religione». È severo il giudizio di Renzo Arbore sul Grande Fratello . «Purtroppo gli addetti ai lavori mi spiegano che ogni volta che c’è una parolaccia l’audience sale. Ecco, a me tutta questa idolatria verso l’ascolto non piace affatto, capisco le ragioni di vendere la pubblicità, ma qui si è toccato il fondo, è una vergogna – aggiunge lo showman –. Le responsabilità? Di chi, senza scrupoli, sceglie certi personaggi e poi li fa diventare un caso».
«Occorre sottolineare la gravità di questi episodi in tv – gli fa eco Carlo Conti –. Purtroppo quello che si è visto è lo specchio di una certa realtà del nostro Paese. Ma la tv ha le sue responsabilità e dovrebbe evitare di far passare messaggi sbagliati, soprattutto ai giovani: come se fosse normale offendere gli altri, non avere rispetto né per le persone, né per il loro credo. In un periodo, invece, in cui è quantomai importante educare alla tolleranza, anche religiosa». Il conduttore, però, punta il dito su tutta la tv: «Si ricorre troppo spesso alla parolaccia, anche nelle fiction».
«Secondo me è sbagliato chiedere la chiusura di una trasmissione, ma è giusto che chi la guarda protesti se si contravviene alle regole dell’educazione e del rispetto – spiega Paolo Limiti, autore e conduttore di programmi sempre garbati –. Semmai c’è una responsabilità nel gusto degli autori, nella scelta dei prototipi sociali che potevano essere migliori: ma i personaggi a volte sono volutamente scelti in maniera errata per accontentare la malsana curiosità del pubblico». Limiti analizza l’evoluzione in peggio del Grande Fratello . «Era nato negli Stato Uniti come esperimento sociale per vedere come si comportava una famiglia americana. In sé il meccanismo del programma potrebbe essere curioso, ma ormai per attirare l’interesse si è andati alla deriva nella volgarità» Il massmediologo Gianluca Nicoletti mette in guardia dalle trappole: «Il problema è più complesso. Quelli che vediamo in tv sono dei coatti suburbani che non hanno alcuna base metafisica e, quindi, nemmeno la percezione della gravità di quello che dicono». Per Nicoletti, l’Italia non è questa: «Quello che vediamo non è uno spaccato della società, come poteva essere nelle prime edizioni: questi sono solo dei professionisti del Grande Fratello, che dopo averne fatte e dette di tutti i colori nella casa, non sanno più come attirare l’attenzione. Ed ecco che la bestemmia è diventato l’ultimo modo per farsi notare, l’ultimo guizzo di un cadavere».
Massimo Giletti, che pure nella sua Arena domenicale su Raiuno è al centro di discussioni più che animate, stigmatizza i reality. «Non sono né per la censura né per la chiusura – dice –. Ma io sono stato fra i primi a denunciare in tempi non sospetti la deriva dei reality, come il Gf o L’Isola dei famosi, attirandomi anche critiche nell’ambiente. Ammetto che nella mia trasmissione c’è una dialettica molto forte, ma non si va mai oltre il limite». I reality, ormai, «sono arrivati sull’orlo del baratro. In tv c’è un’asticella da superare ogni volta, ed è lo share. Ed ogni volta i reality spostano l’asticella della morale: con la scusa del fenomeno sociologico, mettono in scena fenomeni da baraccone. Oggi non basta più, e si arriva alla bestemmia, che è una mancanza totale di rispetto».
E pure Al Bano, che a un reality come l’ Isola dei famosi ha partecipato da concorrente, è stufo di eccessi: « Il Grande Fratello è un programma che non deve stare in tv. Meno male che c’è chi protesta. È troppo volgare, di una volgarità ammaestrata, squallida. In tv c’è anche molto meglio da vedere».
|
 |
 |
|
|
|