|
|
| Le grandi televisioni non rispettano i piccoli |
L’espansione e la trasformazione dell’offerta televisiva, ha ricordato il presidente Franco Mugerli nella presentazione del consuntivo dell’attività del 2010 del Comitato Media e Minori, rende la questione della tutela dei minori nella programmazione televisiva sempre più complessa. «Nel mondo della comunicazione e dei minori si sta verificando un autentico tsunami. Bisogna reagire subito e con forza» Queste le parole di commento del presidente del Censis, Giuseppe De Rita. Di Luca Liverani dal sito di Avvenire del 16/3/2011
|
 |
Le grandi televisioni non rispettano i piccoli
La tv si scorda sempre più spesso che davanti allo schermo ci sono i bambini. Tanto che nel 2010 sono aumentate del 60% rispetto all’anno precedente le violazioni al Codice di autoregolamentazione media e minori. E addirittura del 150% rispetto al 2008. «Un segnale allarmante che non può essere sottovalutato e che deve far riflettere, solo in parte riconducibile all’aumentata offerta televisiva» col passaggio al digitale terrestre. Perché, al di là dei nuovi canali, l’incremento delle violazioni è stato «significativo anche nella programmazione delle emittenti generaliste di Mediaset e Rai». L’allarme è del Comitato media e minori, nel consuntivo della sua attività annuale. Che segnala due falle nel sistema. Sky, che da sola si assolve dall’osservanza del codice. Ma soprattutto Internet, su cui non c’è alcun controllo, come ricorda la presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia Alessandra Mussolini.
Sotto la lente del Comitato media e minori, nel 2010 sono finiti soprattutto i film vietati ai minori di 14 anni mandati in onda in orari non consentiti, ma anche gli apparentemente innocenti programmi di infotainment, l’informazione intrattenimento, che spettacolarizzano casi di cronaca nera, come gli omicidi di Sarah e Yara. Nel consuntivo 2010 dunque i casi considerati sono stati 320, contro i 264 del 2009, e le violazioni accertate sono state 72, contro le 46 del 2009. La Rai ha ricevuto 19 risoluzioni (erano state 14 nel 2009), Mediaset 23 (dalle 7 del 2009), una risoluzione per La7 (come nel 2009), 17 per Sky (nessuna nel 2009), 7 ad altre emittenti satellitari (20 nel 2009) e 5 ad altre emittenti.
La maggior parte delle violazioni è rappresentata da programmi trasmessi in orario di televisione per tutti (dalle 7 alle 22.30) o addirittura in fascia protetta (dalle 16 alle 19), che contengono immagini, contenuti o un linguaggio inadatto alla visione dei bambini. La metà riguardano film e telefilm, spesso vietati ai minori di 14 anni. Subito dopo vengono i programmi di infotainment, in particolare i contenitori pomeridiani di Rai e Mediaset, con 18 sanzioni.
L’attività del Comitato ha riguardato anche servizi giornalistici trasmessi in fascia protetta, in particolare quelli di Studio Aperto e Tgcom, oltre che cartoni animati destinati ad un pubblico adulto e mandati in onda in orari non consentiti. Nel mirino anche i reality, come Amici, che prevedevano finestre in fascia protetta. In lieve aumento anche le segnalazioni preliminari inviate all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (25 nel 2010, erano state 23 nel 2009) per trasmissioni "a luci rosse" nella programmazione notturna di emittenti locali.
«La situazione desta sicuramente allarme», spiega il presidente del Comitato, Franco Mugerli. «Aumenta l’offerta televisiva e aumentano anche le violazioni. Le emittenti devono tenere sempre in considerazione il codice ed è fondamentale l’opera di educazione. Non si possono proporre senza la dovuta attenzione drammi come quelli di Sarah e Yara». Mugerli sottolinea anche il problema del «contenzioso con Sky». L’emittente di Murdoch infatti «continua a dichiararsi non soggetta al Codice in quanto non lo ha sottoscritto». Il Comitato sollecita inoltre il Ministero dello Sviluppo Economico e il Parlamento a definire un nuovo sistema di tutela dei minori, esteso anche ai nuovi media. È della presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia Alessandra Mussolini infine l’idea di «un tg per le famiglie da mandare in onda la domenica».
Luca Liverani
De Rita: «Solo i genitori possono proteggerli»
« Nel mondo della comunicazione e dei minori si sta verificando uno tsunami. Noi pensiamo alla tivù e al cinema, ma ci sono Internet, Facebook, Twitter, meccanismi che noi adulti fatichiamo a comprendere. Senza contare i telefonini. Siamo solidali con chi sta a Forte Apache, ma di fatto controlla poco. Mentre noi valutiamo un cartone animato, i ragazzi messaggiano e vanno sui social network . Chi la tiene a bada questa invasione? Aspettiamo che lo tsunami si ritiri lasciando solo macerie? Ci difendiamo o reagiamo?». Giuseppe De Rita, presidente del Censis e attento osservatore della società, è allarmato per il bombardamento mediatico sulla testa dei minori.
Il Comitato media e minori segnala un netto aumento delle infrazioni al codice, non solo nei film, ma anche nell’informazione-intrattenimento. Sorpreso?
No, perché nell’ infotainment c’è un degrado della lingua e quindi del pensiero. Non posso immaginare che i ragazzi tra vent’anni parleranno come certi conduttori per i quali la parolaccia o la sfuriata in diretta è funzionale. È un problema culturale, prima che sociale. È fondamentale la re-sponsabilità del conduttore: si può pure trattare, per dire, dei vizi di Messalina, ma è il conduttore che ispira il clima della trasmissione. Purtroppo i grandi conduttori sono viziati dal protagonismo che li spinge a usare meccanismi di ’pronta beva’, da sorbire subito.
Le leggi secondo lei bastano?
Non c’è speranza di controllare questo tsunami in termini normativi. Il ragazzo non va protetto dal Comitato ma da qualcuno che gli dà la capacità di dire: la vita è altro. Della funzione del padre ci deve almeno restare la capacità di un ’no’ che dà senso alla libertà. Se non possiamo opporci a questo maremoto, possiamo assumere una funzione che va oltre, per separare questa fusione tra ragazzi e comunicazione. Questo ’no’ lo possono dire solo i genitori. Serve un’idea diversa, che rilanci il desiderio. Oggi i ragazzi non desiderano nulla, hanno le camere piene di giocattoli mai chiesti. E il bambino senza desiderio sarà sempre prigioniero: oggi di un’offerta di giochi e programmi, domani di donne, soldi e altro ancora. Il godimento non desiderato porta solo alla necessità di un’ulteriore emozione, che porta alla violenza, che porta poi al bisogno di un’altra emozione. Il desiderio porta il conflitto, senza non usciamo dalla dimensione puramente individualistica.
Anche qui il problema è culturale?
I nostri figli sono stati educati alla soggettività. Per decenni la cultura ha ricondotto tutto a se stessi: il corpo è mio, il figlio è mio, l’azienda è mia, ora anche la morte è mia. Ci illudiamo col telecomando di affermare soggettività, invece diventiamo dipendenti.
Luca Liverani
|
 |
 |
|
|
|