|
|
| Aiart: facciamo ricorso contro il «Blob» blasfemo |
Il pm ha chiesto che il caso venga archiviato «Ma noi non ci stiamo, il degrado va fermato». Di Toni Viola dal sito di Avvenire del 30/3/11
|
 |
Il pm ha chiesto l’archiviazione del caso. Ma l’Aiart non ci sta e fa ricorso, chiedendo la prosecuzione del processo a «Blob». Continua così la battaglia dell’associazione di telespettatori cattolici contro la puntata del 27 ottobre 2010. Il 15 marzo scorso il pubblico ministero del Tribunale penale di Roma aveva infatti richiesto l’archiviazione del procedimento avviato dall’Aiart nei confronti dei responsabili del programma di Raitre. Il presidente dell’Aiart Luca Borgomeo, «senza giudicare le scelte del pm», ritiene però «doveroso insistere nell’iniziativa legale, sollecitata da centinaia di iscritti all’associazione», perché «non è accettabile che in un Paese civile alle ore 20 in un programma della Tv pubblica siano mandate in onda immagini volgari e sconce» accompagnate da frasi irripetibili, tratte dal finale del film «La 25ª ora» di Spike Lee, che decontestualizzate e accompagnate ad altre immagini sono risultate blasfeme, oltre che totalmente fuori luogo. «A fronte di tali oscenità, bestemmie, ingiurie e volgarità – prosegue Borgomeo –, tanto gravi da indurre i responsabili Rai del programma, Paolo Ruffini ed Enrico Ghezzi, a presentare le scuse della Rete, la coscienza morale dei telespettatori giustamente si indigna, si ribella e chiede che siano puniti i responsabili». È per questo motivo che l’Aiart, «che ha fatto dell’azione contro il degrado culturale e morale della Tv, e della Rai servizio pubblico in particolare, lo scopo principale della sua iniziativa», ha deciso di insistere nel procedimento giudiziario.
Per l’Aiart, il rischio sarebbe altrimenti che, «se non sanzionato nei modi opportuni», questo incidente potrebbe persino «diventare uno stimolo a fare una Tv fuori da ogni regola morale, senza alcuna responsabilità sociale e personale». Ma, conclude Borgomeo, «resta l’amarezza che su questa trasmissione la Rai, la Presidenza, la Direzione generale, la Commissione di vigilanza parlamentare e l’Autorità per le garanzie per le comunicazioni non abbiano avvertito l’urgenza e la necessità di intervenire. Il degrado morale e culturale del Paese discende in gran parte da questo scadimento dei programmi Tv e dall’accettazione – più o meno consapevole e rassegnata da parte di tutte le istituzioni – di questo continuo abbassamento della soglia di civiltà di una intera comunità».
|
 |
 |
|
|
|