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| Senza il Web basta un giorno per sentirsi fuori dal mondo |
Un test effettuato dall’ateneo del Maryland su mille universitari lasciati per 24 ore senza cellulari, web e tv, con risultati (poco) sorprendenti. Arrivati all’università, molti dei partecipanti al test, passano la gran parte del tempo giornaliero con un’unica, incontrastata, attività preferita: la socializzazione. Di Francesco Giacalone
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Senza il Web basta un giorno per sentirsi fuori dal mondo |
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Ventiquattr’ore senza alcuna connessione. Mille giovani di dieci paesi in cinque continenti, sono stati coinvolti in un “esperimento” per studiare e comprendere gli effetti nei ragazzi di una giornata trascorsa senza internet, telefoni cellulari o tablet. Il risultato dell’esperimento americano è chiaro: senza il Web i giovani non sanno piu’ vivere. L’anno scorso lo stesso test, condotto su un numero ridotto di studenti, aveva dato lo stesso esito.
Sono più a rischio di sviluppare compulsioni legate alla Rete non solo quindi le persone che soffrono di problemi emotivi, depressione, disturbi d’ansia e che ricorrono alle diverse attività online per “dimenticare” situazioni personali stressanti, dolorose o spiacevoli. Ma i problemi relazionali sono sempre più frequenti tra le persone dipendenti da Internet. Per questi soggetti, l’utilizzo di messaggerie istantanee e social network (MSN, Yahoo, Facebook.), di servizi di chat o di altre applicazioni interattive, diventa un modo rassicurante di stabilire nuove relazioni e di approcciarsi agli altri con minore timore. I giovani, e in particolare gli studenti, sono infatti la categoria più a rischio dipendenza. Sono incoraggiati a utilizzare il computer (per studio, ricerca, comunicazione), e spesso frequentano ambienti dove computer e collegamenti gratuiti sono disponibili (biblioteche, università, Internet caffè), dispongono di dispositivi mobili (cellulari, palmari, PC portatili) che permettono di restare sempre online, collegati alla Rete. Inoltre i giovani attraversano una fase evolutiva in cui l’identità in formazione e la frequente insoddisfazione per le proprie relazioni e qualità della vita rendono più attraenti le possibilità di sperimentazione e interazione offerte dalla Rete.
"Le relazioni sociali dei giovani oggi viaggiano attraverso la tecnologia. Questi ragazzi sono cresciuti con una connessione sempre disponibile" dice Susan Moeller, coordinatrice della ricerca e direttrice dell’International Center for Media all’universita’ del Maryland.
Nei quattro angoli del mondo pareri e sensazioni del tutto simili: "Ero ansioso, irritabile, mi sentivo insicuro", "Avevo un tale bisogno di collegarmi, riuscivo a controllarmi a fatica", "Mi sentivo solo", "Il silenzio mi stava uccidendo", queste sono le frasi scritte da alcuni dei partecipanti al test nel diario che i ricercatori avevano chiesto di tenere aggiornato durante le 24 ore.
Tutti i ragazzi coinvolti nell’esperimento, è bene ricordarlo, possiedono un telefonino, l’85 un computer proprio e la maggioranza (59%) ha mosso i primi passi su Internet prima dei dieci anni (il 18% addirittura prima dei cinque anni). Arrivati all’università, molti dei partecipanti al test passano fra le 3 e le 4 ore al giorno in rete nel 42% dei casi e fra le 5 e le 6 ore al giorno nel 25% dei casi con un’unica, incontrastata attività preferita: la socializzazione.
“Il senso del nulla mi ha invaso il cuore. Una leggera tensione mi avvolge. Sento di aver perso qualcosa di importante" sono le parole affidate a un taccuino di carta: il ventenne che le ha scritte è infatti rimasto soltanto con la possibilità di utilizzare il vecchio telefono fisso o magari soltanto in compagnia di un libro. Sempre più giovani sono dunque assuefatti agli stimoli digitali: il tempo trascorso ogni giorno in collegamento con un social network è infatti di due ore in media.
Possiamo inoltre mettere in evidenza che su Internet esistono tantissimi pagine che parlano di dipendenza da Web e inoltre cresce sempre di più il numero dei test, da poter compilare in casa propria, per venire a conoscenza del “proprio grado di assuefazione”. In psichiatria, diciamolo, la parola dipendenza ha un significato clinico ben preciso, e non tutti concordano sull’opportunità di considerare dipendenza, in senso psichiatrico, il bisogno ossessivo di navigare, magari anche per strada con il proprio I-Phone, o semplicemente da casa o in ufficio. Anche tra gli studiosi che non sono favorevoli a considerarlo un disturbo, esistono opinioni discordanti circa la natura di tale fenomeno. Secondo alcuni si tratterebbe di un disturbo a sé, secondo altri è un sintomo di altri disturbi (depressivi, d’ansia, di personalità), secondo altri ancora andrebbe invece considerato come manifestazione di un più ampio problema, che comprenderebbe anche la dipendenza dalle tecnolgie digitali. Molti ragazzi e adolescenti mostrano però ugualmente un bisogno ossessivo di chattare, scambiarsi foto, video, messaggi on line che interferisce sulle altre attività e sul funzionamento generale della persona.
Fra i dieci paesi testati, gli Stati Uniti sono risultati il paese col più forte stato di assuefazione alla tecnologia, ma i dati sono sorprendentemente omogenei fra i cinque continenti. Al 23% dei ragazzi americani che si definiscono "dipendenti" da computer, tv e telefonini, fanno riscontro i 20% del Messico, i 19% del Libano, i 14% dell’Uganda e all’ultimo posto i 12% dell’Argentina. Lasciati soli con un libro in mano, un telefono fisso o la possibilità di incontrare gli amici di persona, alcuni giovani (in media uno su cinque) sono riusciti ad apprezzare la giornata anche se priva di corrente elettrica. Il record dei soddisfatti si trova in Uganda (36%) seguita dalla Slovacchia (27%).
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