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Mass media, crescono i consumi «à la carte»
Informazione: un italiano su due la cerca in rete. Di Luca Liverani da Avvenire del 14/7/11.
Anche in Italia è cominciata l’era del palinsesto fai da te. Mentre calano ancora le vendite dei giornali e internet cresce fino a raggiungere la metà della popolazione, gli italiani si ritagliano su mi-sura una dieta mediatica affiancando alla televisione, ai quotidiani in affanno, alla radio sempre amata, contenuti diversi attinti nel web: notizie sui siti di informazione, video, scambio sui social network , programmi scaricati anche da altri utenti. Sono le conclusioni cui arriva il IX Rapporto Censis/ Ucsi sulla comunicazione, intitolato significativamente «I media personali nell’era digitale». A presentarlo Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, presidente e direttore generale del Censis, col contributo fra gli altri di Andrea Melodia, presidente dell’Unione cattolica della stampa italiana e Paolo Garimberti, presidente Rai.

È De Rita a dare la chiave di lettura al dossier. «Il soggetto – dice – è principe in questo rapporto, c’è una crescita della comunicazione orizzontale con mezzi più nuovi come Facebook, Google e YouTube. Sono strumenti di dialogo ma non di ragionamento. In una società che ha problemi, forse avremmo bisogno di meno comunicazione orizzontale e più di approfondimento». Andrea Melodia dell’Ucsi pone un quesito: «Sarà internet a salvarci dalla tv inaffidabile? In realtà gli algoritmi dei motori di ricerca imparano a conoscere le nostre scelte e poi le indirizzano. Allora abbiamo ancora bisogno della comunicazione professionale, con la sua deontologia, l’etica, le regole». Cambiano dunque i consumi mediatici. In parte per i mutamenti tecnologici: l’utenza tv resta stabile al 97% della popolazione, ma registra spostamenti interni, gli spettatori del digitale terrestre sono aumentati di oltre 48 punti tra il 2009 e il 2011 arrivando al 76%, a scapito della tv analogica (-27%). La tv sa-tellitare mantiene costante la sua quota del 32%. Stabile la radio con livelli molto alti di utenza (8 italiani su 10), magari via web (8%). Sono gli smart-phone a registrare grande successo, (+3%) soprattutto tra i giovani. Li possiede in media il 17%, tra i ragazzi quasi il 40%. Il telefonino registra una flessione del 5% tra il 2009 e il 2011, complice la crisi. Continua poi il declino della carta stampata. I quotidiani a pagamento (48% di utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011 (-19% rispetto al 2007). Cresce poco la free-press (+1,8%, salendo al 37%). I periodici resistono, specie i femminili (28,5%). Tengono anche i libri, letti dal 56%. Tra gli istruiti quasi il 70% ne sfoglia almeno uno l’anno, ma solo il 45% tra i meno scolarizzati. Il libro elettronico ancora non decolla (1,7%). Stabile la lettura delle testate giornalistiche on line (+0,5%, con un’utenza del 18,2%). Internet raggiunge nel 2011 un italiano su due, toccando il 53% (+6,1% rispetto al 2009). Ma è all’84% tra i giovani e al 15% tra gli anziani. Una novità è il divario tra chi frequenta i media a stampa e chi ancora non li legge o non li legge più. Ancora una società divisa: il 54% legge i giornali e altri media (il 61% nel 2009). Ma il 45% è estraneo a questi media (39% due anni fa). Teledipendenti poco evoluti? Smaliziati lettori di testate online ? Tutti costoro se leggono lo fanno solo sullo schermo. Sono i giovani (53%) ad abbandonare di più la stampa (36% nel 2009). Indipendentemente dall’uso del televisore, il 23% usa You-Tube (48% tra i giovani), il 17% segue programmi tv scaricati dal web.

Nell’informazione restano centrali i tigì (81%, tra i giovani 69%), ma crescono al 66% i motori di ricerca e al 61% c’è Facebook. Secondo posto per i giornali radio (56%), a ruota quotidiani (48%) e periodici (47%). Poi televideo (45%), motori di ricerca (41%), siti di informazione (20%), Facebook (27%), quotidiani online (22%).
 
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