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Per un’Agenda digitale condivisa
Il Global Information Technology Report analizza la “trasformazione” tecnologica di 138 nazioni del mondo e colloca l’Italia al 51° posto. Grazie a questo progetto possiamo comprendere come il sistema delle comunicazioni, che attraversa i nuovi luoghi del virtuale, rimane nel nostro Paese parte di un’agenda su cui non viene appuntata la nota cultura informatica. Di Vincenzo Nunzio Scalcione dal n. 22 di Giugno 2011 della rivista trimestrale dell’Aiart La Parabola.
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PER UN’AGENDA DIGITALE CONDIVISA

Di Vincenzo Nunzio Scalcione

Esaminando il Global Information Technology Report, dall’analisi dell’“essenza innovativa” dell’Italia emerge un quadro dalle forti ombre: nella classifica dove il World Economic Forum (Wef) prende in esame 138 Paesi mondiali l’Italia delle tecnologie viene collocata al 51^ posto . Ad essere rappresentato è un paese che sconta, va detto, investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) ed innovazione decisamente lontani dalla media europea, con una proposta-paese dove il sistema delle comunicazioni innovative, che attraversano i nuovi luoghi del virtuale, rimane parte di un’agenda su cui non viene appuntata la nota cultura informatica (Breton 1987).

Il futuro della Cultura informatica
Nel tempo che viviamo, fra le aule di un’istruzione che abbiamo imparato ad apprendere davanti al pc, ma, ancora, fra le reti di computer, CBL (Calculator BasedLaboratory), CBR (Calculator Based Ranger), o nello spazio definito dal web torna in maniera sempre più stringente la necessità di “assorbire, di promuovere un’interdipendenza molto maggiore di quanto ognuno possa gestire e di accelerare il cambiamento molto più rapidamente dell’abilità di chiunque di tenergli testa. La dimensione della complessità è senza dubbio senza precedenti ”. Ripartire dunque dalle implicazioni assunte lungo le strade della incipiente rivoluzione delle culture digitali; avere presenza che il Know-how intellettuale incorporato “dipende dal contenuto di intelligenza e di informazione che incorporano (es. CD) e non dal contenuto fisico di materiali necessari per la loro realizzazione” . Ritorna tuttavia, prima di analisi che investano il campo del divenire, le azioni da prospettare, la necessità di una ricostruzione delle modalità intraprese per la diffusione del nuovo sapere, indicato come obiettivo irrinunciabile per il prossimo futuro dall’Unione europea.

Un’Agenda europea per l’innovazione tecnologica
“L’agenda europea per la cultura, avviata nel 2007, istituisce un quadro strategico per affrontare le principali sfide nel settore della cultura, mentre nelle sue conclusioni del maggio 2009 sulla cultura come catalizzatore per la creatività e l’innovazione il Consiglio ha evidenziato il contributo specifico che la cultura può dare alla creatività e all’innovazione e chiesto l’adozione di un ampio concetto di innovazione nell’ambito della strategia di Lisbona per il periodo successivo al 2010” . Si tratta di considerazione di fondamentale rilevanza, ai fini della strutturazione di qualsiasi analisi prospettica tendente alla individuazione delle modalità di intervento nei settori delle tecnologie dell’informazione. Si tratta di un aspetto <<particolarmente importante anche nell’ambito dell’iniziativa i2010 della Commissione europea, intesa a stimolare la competitività nel settore TIC e a creare uno spazio unico europeo dell’informazione>> . L’intento risulta quello di lavorare per un livello più elevato di alfabetizzazione mediatica in misura significativa alla realizzazione degli obiettivi fissati per l’Unione europea dal Consiglio europeo di Lisbona e nell’iniziativa 2010 (quadro strategico della Commissione europea per la società dell’informazione e i media al servizio della crescita e dell’occupazione), in particolare per quanto riguarda la creazione di un’economia della conoscenza più competitiva, con consequenziale creazione di una società dell’informazione più inclusiva. Risulta doveroso annotare ancora come le conclusione del Consiglio sull’alfabetizzazione mediatica , adottate dal Consiglio «Educazione, gioventù e cultura» il 21/22 maggio 2008, hanno approvato la visione strategica proposta dalla Commissione europea sull’alfabetizzazione mediatica quale fattore importante per essere cittadini attivi nell’odierna società dell’informazione. Una simile attenzione nei confronti delle tematiche espresse non sarebbe spiegabile senza una profonda convinzione, sottesa al dettame europeo, delle possibilità riposte nei nuovi strumenti dell’informazione, poiché <<la democrazia dipende dalla partecipazione attiva dei cittadini alla vita della comunità e l’alfabetizzazione mediatica fornisce le competenze di cui hanno bisogno per dare un senso al flusso quotidiano di informazioni diffuse tramite le nuove tecnologie di comunicazione>> .

New media
Integrato lo scenario che l’Unione europea ha invitato a costruire, resta tuttavia da indicare il “contenitore” all’interno del quale andare ad operare per il potenziamento delle tecnologie dell’istruzione, intese nella duplice modalità di presenza e fruizione. Si tratta del web 2.0 : un “luogo” che da tempo ha smesso i vecchi panni da vetrina on line, per divenire potenzialità di contatto, luogo della mediazione digitale, laddove i new media ne hanno consentito la proliferazione di user generated content, ovvero contenuti prodotti direttamente dagli utenti; l’interazione è la modalità alla base della fruizione e del web; la interrelazione è la stessa cifra che ne indicizza il valore, inteso come popolarità (linking). Simili considerazioni in realtà sono parte di una mutazione al centro delle analisi di osservatori di fama, che non hanno mancato di sottolineare la intima interdipendenza esistente fra la evoluzione della componente software e la mutazione delle modalità di fruizione del web: allorché la distanza misurata in unità temporali venne a dipendere dalla tecnologia, da mezzi di trasporto meccanici, tutti i limiti esistenti (ereditati) alla velocità di movimento poterono essere in via di principio trasgrediti .
La centralità acquista dal web, osservabile nella stessa riscrittura delle modalità di funzionamento delle categorie trascendentali dell’apriori Spazio e Tempo, che, da innate ed immutabili, sembrano al contrario assumere i tratti della relazione tra due o più serie di avvenimenti, di uno dei quali viene assunta la centralità, tanto da divenire quadro di riferimento: <<ci troviamo di fronte ad una architettura temporale complessa [...una] molteplicità degli strati che formano il panorama globale dei quadritemporali delle nostre società, così come alla coesistenza al loro interno didifferenti modelli culturali e strutture socialmente organizzate della temporalità>> .

Si tende qui a sottolineare non solo, e non in maniera unica, quanto gli intervalli temporali vengano definito, anche semanticamente, dalla pratica derivante dell’uso del pc (ove si vede adoperare come unità di misura cicli di clock ), quanto, invece, la nuova dimensione del semi-sincrono , data proprio dalla discrezionalità dell’utente, che può quindi decidere, ad esempio, quando leggere e rispondere ad un messaggio; il riferimento è ad una sorta di <<sensazione di co-presenza percepita o immaginata dagli utenti nel momento in cui cercano il contatto con il loro interlocutore>> , dove i new media consentono che la relazione tradizionale (sincrona/asincrona) si ristrutturi in vista della costruzione di un dialogo potenzialmente sempre attivo, e, soprattutto, dalle implicazioni potenziali vividamente impresse nella mente degli utenti/fruitori dei new media.

New web
Contenitori dell’innovazione multimediale in corso; portali di accesso ad un universo multipolare, in continua espansione virtuale, la verità è che le tecnologie digitali nelle comunicazioni hanno spalancato i nuovi luoghi della relazione ad una fruizione in grado di confinare nell’irrilevanza le distanze, consentendo ad individui geograficamente lontani di comunicare (a riprova si osservi il funzionamento di instant messagging , di VOIP e di video conferenza) inglobandoli all’interno della logica aziendale del modello just in time ; Internet, con i nuovi luoghi della fruizione del messaggio, e del significato a livello sociale. Se you tube, flicker risultano assumere i tratti di una enorme banca on line della rappresentazione quotidiana del reale, operata da miliardi di utenti, con la messe in rete di estratti di vita spesso ricombinati attraverso la manipolazione dei contenuti con tecniche di remix o mashup, sono i social network a rappresentare i luoghi della riscrittura del significato, poiché operata da un soggetto collettivo, in continuo movimento, di continuo all’opera. Trattasi, all’occhio dell’osservatore di passaggio, della riproposizione della libertà greca, indomita, Eleutheria, che apre la costruzione del reale, inteso come unitario e in sé, ad una prospettiva pluralistica, che riformula il mondo come entità stratificata, multidimensionale, comprendente domini eterogenei (un maggiore approfondimento meriterebbe di sicuro la stessa unità semantica scelta per l’indicazione della stringa globalmente unica che identifica un host in una rete IP); convivono, nell’universo del web, costruzioni unitarie legate da relazioni varie e complesse che li saldano in una varietà irriducibile; cosi come non è possibile disconoscere l’esistenza di un legame tra le molteplici sue dimensioni, nel web eterogeneità ed omogeneità costituiscono entrambe aspetti autentici della realtà che esiste come interconnessione, interdipendenza di una pluralita di livelli non risolvibili l’uno nell’altro: a-peiron . Il web “è aperto alla partecipazione di tutti e si configura come un ecosistema digitale capace di stimolare le attività di comunicazione partecipative” ; allo stesso modo “essa (apeiron) è una materia infinita, indeterminata, eterna, indistruttibile e in continuo movimento” .

Ma, al contempo, il web è molto altro ancora; se, difatti, la sua complessità, elevata, esprime quella della nostra società, tuttavia il sistema di relazioni muta lo stesso luogo dello scambio: Tim Berners Lee, fisico del Cern di Ginevra, ricorda come “the Web is more a social creation than a technical one…to help people work together. The dream of people to people communication through shared knowledge must be possible for groups of all sizes, interacting electronically with as much ease as they do now in person” . Strumento di socialità diffusa, infrastruttura tecnologica della comunicazione di conoscenze condivise, la complessità del fenomeno-web, da intendere nelle implicazioni husserliane e quindi come graduale dispiegamento delle essenze in ciò che sperimentiamo, muta il web alla luce della condivisione della conoscenza; e, ancora, la complessità del fenomeno è accresciuta dalla crescita del Web stesso, che è quindi un fenomeno complesso sia rispetto alle sue funzioni che alla sua essenza mostrata nel suo contenuto. La “compressione spazio-temporale” , a cui in precedenza si rimandava, trasforma il senso della distanza e quindi del tempo, andando a cambiare le modalità della forma dell’esperienza, le coordinate di orientamento e di pensiero.

Prospettiva Innis – McLuhan – De Kerckhove
Ricostruzione del senso, significazione dello spazio-vita è stato possibile, del resto, con il passaggio avvenuto dal file-sharing al al life-sharing, ovvero alla condivisione della propria vita. La possibilità di creazione e condivisione di contenuti su Web, tecnicamente resa possibile da una serie di tool on-line che permettono di utilizzare il web come se si trattasse di una normale applicazione, ha consentito alla relazione di svilupparsi con una libertà quasi assoluta, originando i social network, “una rete sociale che consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari” .
Forse, meglio di qualunque analisi, sull’argomento resta definitiva la spiegazione offerta dalla cosiddetta prospettiva Innis – McLuhan – De Kerckhove, con cui si esamina ciò che rende ogni medium “fisicamente, psicologicamente e socialmente diverso dagli altri media e dall’interazione faccia a faccia, a prescindere dai particolari messaggi che sono comunicati per suo mezzo” . Secondo Bruno Sanguanini, in “Informazione e Multimedia”, è proprio la comune metodologia di ricerca, con i successivi sviluppi, a definire il terreno su cui ha avuto luogo una delle più stringenti analisi in merito al volto assunto dalle tecnologie nella nuova società dell’informazione , ed, al contempo, la ridefinizione del significato del reale, conseguente alle nuove chiavi di lettura in formato digitale. Il punto di partenza per l’utilizzo di simili strumenti interpretativi è rappresentato dalla prospettiva metodologica di Harold Innis e dallo spostamento di campo, da lui praticato. Storico dell’economia delle comunicazioni, Innis applicò alle nascenti tecnologie della comunicazione lo stesso metodo di analisi adoperato per lo studio che ebbero sulla società lo sviluppo delle grandi arterie stradali nella società Nord americana; alla base, vi era difatti l’intuizione che la comunicazione, studiata nei termini del medium che la realizza, possa essere considerata l’elemento fondamentale nella crescita di una nazione; in termini specifici il riferimento è alla capacità, da parte degli strumenti dio innovazione tecnologica, di modificare la stessa cultura sociale: <<nella civiltà occidentale una società stabile dipende dalla valutazione di un giusto equilibrio fra i concetti di spazio e di tempo. [...] La caratteristica del mezzo di comunicazione è quella di creare una tendenza pregiudiziale nella civiltà, volta a valorizzare il concetto di tempo oppure il concetto di spazio; soltanto a rari intervalli queste tendenze sono controbilanciate dall’influenza di un altro mezzo di comunicazione e la stabilità viene così raggiunta>> . Nella trattazione del medium comunicativo come luogo di transito, di passaggio, di attraversamento delle genti e dei significati, Innis procede al contempo ad una riconsiderazione della storia alla luce delle categorie del tempo e dello spazio, assegnando ai due termini un valore inversamente proporzionali, fino a propugnare anche un programma di recupero della oralità, poiché maggiormente in grado di rappresentare una gamma valoriale non facilmente trasferibile; preme difatti al teorico delle comunicazioni, e delle implicazioni da queste definite su scala sociale, sottolineare la velocizzazione dei processi comunicativi operata dai media, da intendere come superamento e annullamento delle categorie spazio-temporali nell’istantaneità; al contempo porre in evidenza le modificazioni da essi operate sui fenomeni della globalizzazione e dei rapporti centro-periferia. Spazio/tempo e o di decentramento/centralizzazione sono le rappresentazioni categoriali in grado di agire all’interno del villaggio globale, generato dalla comunicazione pervasiva; a tal proposito annoterà Mc Luhan "Dopo numerose dimostrazioni storiche delle capacità dell’occhio di dominare lo spazio e di quella dell’orecchio di dominare il tempo, Innis si astiene dall’applicare questi principi strutturali all’azione della radio. [...] La luce e la forza elettriche, come tutti i media elettrici, sono profondamente decentralizzanti e separatisti nelle loro conseguenze psichiche e sociali. [...] il potere visuale esteso dalla stampa estende effettivamente i mezzi per organizzare un continuum spaziale, il potere uditivo esteso elettricamente in effetti abolisce spazio e tempo insieme. La tecnologia visuale crea un modello d’organizzazione centro-margine sia con l’alfabetismo sia con l’industria sia con un sistema dei prezzi. Ma la tecnologia elettrica è istantanea e onnipresente e crea molteplici centri senza margini. La tecnologia visuale sia con l’alfabetismo sia con l’industria crea nazioni spazialmente uniformi, omogenee e connesse. Ma la tecnologia elettrica non crea la nazione bensì la tribù - non una superficiale associazione di uguali ma il modello coesivo in profondità di gruppi consanguinei totalmente coinvolti" . Ricorre qui l’idea che i media funzionino come estensioni del sé; secondo McLuhan le nuove tecnologie di comunicazione vengono interiorizzate dal soggetto in maniera tale che “Da una parte mettono in forma l’utilizzatore. Dall’altra, però, fanno sì che quest’ultimo creda o ritenga di essere il protagonista…Il contenuto dei modi di fare società è il modo o il complesso dei modi di fare cultura. Di concerto, il contenuto dei modi fare cultura sono i modi – più primitivi o più innovativi di - fare società.” . I media, in quanto tecnologie di comunicazione, diventano dunque parte integrante del linguaggio in uso presso una società, ne sono influenzati e lo influenzano. E, ancora, le tecnologie odierne, accentuando l’interattività degli utenti telematici e dunque l’aspetto di connettività, permettono di creare sincronicamente e diacronicamente nuovi codici e nuove modalità espressive in contesti esperienziali come quelli a cui si riferiscono De Kerckhove con il termine “Ipertesto”; gli schermi dei computer divengono “luoghi in cui il pensiero viene scritto, ma simultaneamente, anche luoghi il cui il pensiero viene condiviso e elaborato da diverse persone che possono incontrarsi da qualunque posto si trovino, quando vogliono per dare il proprio contributo ad un processo di pensiero comune. Questa è una forma di intelligenza connettiva” .

Dal Web in quanto medium interattivo provengono quindi manifestazioni che
De Kerckhove definisce “novità psicologico-percettive”, in grado di favorire “l’inversione della direzione mentale, l’esteriorizzazione del pensiero e la tele-presenza ubiquista” ; simili istanze, dove gli elementi fondamentali divengono le strutture stesse del pensiero, ovvero linguaggi e dinamiche sociali, definite dalle nuove tecnologie della comunicazione, attendono di essere integrate da ogni comparto operante nel settore Education.

Information technology e Futuro dell’istruzione
Dovremo andare incontro ad una riforma strutturale dell’istruzione; la nuova modalità di costruzione di senso, offerta dagli strumenti indicati dalla voce information and communication technolgies (ICT) , pone, alla base dell’azione di intervento, alcuni fondamentali interrogativi nel settore dell’istruzione, in relazione al numero di anni, alla valutazione, alla standardizzazione delle prove, ma soprattutto relativamente alle strategie di insegnamento in essere. Quella in corso, è difatti una rivoluzione ancora in corso, poiché non si tratta soltanto di linguaggi radicalmente differenti, o di modalità comunicative e cognitive non tradizionali; la comunicazione multimediale, con, ad esempio, la forma dell’ipertesto, non determina soltanto aspetti verbali della comunicazione, poiché in grado di unire, invece, le differenti modalità comunicative, presenti nei doversi strumenti della comunicazione: vi sono nell’ipertesto, al contempo, elementi linguistici, di grafica, immagini e spesso filmati, quando non emoticon o accompagnamenti sonori. Il mix di codici espressivi, che sino a poco addietro avevamo considerati come afferenti ai diversi piani della fruizione sensoriale, si combinano, generando una inedita forma strumentale, da Landow definita ipermedia, e di trasmissione della conoscenza: “Il concetto di ipermedia semplicemente estende la nozione di “testo” nell’ipertesto, fino a includere immagini, suoni, animazioni e altri generi di dati. […] Gli ipertesti estendono il concetto di testo oltre la pura verbalità. La parola ipertesto denota insomma un mezzo di informazione che unisce informazioni verbali e non verbali. Userò, dunque, i termini ipermedia e ipertesto in maniera intercambiabile.” Nel nuovo contenitore di apprendimento, il web; secondo i nuovi strumenti della socialità, i new media, avviene dunque la trasmissione del sapere, per una fetta crescente della popolazione, ed un target giovanile di fruitori nettamente predominante. L’Agenda digitale del futuro non potrà quindi prescindere, in tutte le caratteristiche pratiche, culturali e cognitive, da una forma di scrittura multi-sequenziale o multi-lineare; da un proposizione testuale multi-dimensionale. Nel futuro che ci attende vi è difatti la possibilità della interazione nei contesti d’apprendimento; l’uso creativo delle nuove tecnologie digitali potrebbe consentire di preparare gli studenti con le nuove abilità e le nuove idee, riformando il tempo-scuola, e consentendo invece di sviluppare intuizioni ed interessi oltre la formale separatezza dei tempi di apprendimento definiti nei luoghi dell’istruzione. La società dell’informazione ha reinventato noi stessi, mentre resta tutto il dovere di procedere alla strutturazione di una società della conoscenza.
 
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