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| «La questione morale č grave e urgente» |
Bagnasco: serve una grande conversione culturale e sociale. La famiglia nucleo generatore. L’arcivescovo ha ricordato che «i giovani sanno che la vita non è di chi se la gode, di chi è più scaltro e forte». Di Salvatore Mazza da Avvenire del 29/8/11
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La «questione morale», tanto «in politica» quanto «in tutti gli altri ambiti del vivere pubblico e privato», è «grave e urgente». Ed essa «non riguarda solo le persone ma anche le strutture e gli ordinamenti». Di qui un richiamo forte a una «grande conversione culturale e sociale », che in primo luogo deve interessare chi ha responsabilità politiche e potere economico, in vista di quella «società educante» che ponga al centro il «nucleo generatore» rappresentato dalla famiglia, che lo Stato «ha il compito grave di salvaguardare e di promuovere». E di qui, ancora, l’invito a «promuovere e organizzare» quelle «opere di carità» che, certo, «non devono surrogare la giustizia sociale, che è scopo della vita politica», ma che tuttavia restano indispensabili: perché «sappiamo che l’amore sarà sempre necessario, anche nella società più giusta e organizzata». Con tre omelie, le celebrazioni per la festa della Madonna della Guardia, a Genova, hanno offerto al cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo del capoluogo ligure e presidente della Conferenza episcopale italiana, l’occasione di tornare, in giorni di dibattito intenso e, a tratti, convulso, sulla situazione del Paese. Lo ha fatto tenendosi lontano dalle polemiche, ma senza sfuggire ai nodi cruciali dell’emergenza, leggendoli piuttosto nella chiave propositiva offerta dagli orientamenti pastorali della Cei per il prossimo decennio, che hanno messo al centro quella che Benedetto XVI ha definito l’«emergenza educativa».
Perché, alla fine, è proprio la responsabilità che tutti devono sentire verso le giovani generazioni a dover ispirare l’agire. Così, nell’omelia di ieri mattina, Bagnasco ha riconosciuto come «nessuno può negare l’impegno generoso e la rettitudine limpida di molti che operano nel mondo della politica e della pubblica amministrazione, dell’economia, della finanza e dell’impresa», e senza dubbio «a loro va rinnovata stima e fiducia». Ma «ciò non di meno», ha aggiunto il porporato, la questione morale «riguarda tutti come un problema non solo politico ma culturale ed educativo», perché «non si tratta in primo luogo di fare diversamente, ma di pensare diversamente, in modo più vero e nobile se si vuole purificare l’aria e i nostri giovani non siano avvelenati nello spirito». «So bene – ha osservato ancora il presidente della Cei – che il compito è arduo, perché si tratta di intaccare consuetudini e interessi vetusti, stili e prassi lontani dall’essenziale e dalla trasparenza, dal sacrificio e dal dovere, ma è possibile perché la gente lo chiede e perché è giusto». Ed è per questo allora che «c’è bisogno di una grande conversione culturale e sociale, e coloro che hanno particolari responsabilità rispetto alla vita pubblica» e «quanti hanno poteri ed interessi economici ne hanno il dovere impellente più degli altri, sapendo che attraverso il loro operare propongono modelli culturali destinati a diventare dominanti».
Lo sforzo da compiere, secondo Bagnasco, deve mirare a che «l’intero corpo sociale diventi un soggetto affidabile e vero», così da proporsi come vera «società educante... un ambiente di vita, un orizzonte di modelli, un clima respirabile di valori, un humus comune, dove l’apparenza, il raggiro, la corruzione non la spuntano e la disonestà non è la regola esibita e compiaciuta». Certo, «purtroppo i messaggi, che giungono prepotenti e insistenti nell’anima dei ragazzi, ma anche degli adulti, lasciano il segno, creano reazioni e fragilità emotive, paure, illusioni, rancori».
Tuttavia quella società educante è un modello possibile, non un’utopia, perché «sappiamo – ha sottolineato Bagnasco – che il sentire profondo della gente non è così e reagisce: l’esempio della vita dura, onesta e dignitosa dei propri avi è ancora vivo», e dunque «questo mondo fatto di gente semplice e vera esiste, reagisce spesso disgustato e resiste a fronte di stili non esemplari che, palesi e amplificati, sembrano rappresentare la norma». E i giovani, come le giornate di Madrid hanno confermato, «sanno che la vita non è di chi se la gode, di chi è più scaltro e forte, di chi ha la strada spianata. Nonostante turbolenze e cadute, il giovane sa che la strada della realizzazione e della gioia sta dalla parte del dovere, del sacrificio». In questo sforzo, allora, è necessario ritrovare i percorsi possibili e scandire le priorità. La famiglia, innanzitutto, alla quale domenica sera lo stesso presidente della Cei aveva dedicato la propria riflessione; famiglia che «nel nostro Paese, nonostante tutto, rappresenta ancora un punto di riferimento » anche se «come sappiamo, esistono tendenze che mirano a snaturare il volto della famiglia, rendendola un soggetto plurimo e ondivago, senza il sigillo oggettivo del matrimonio». «Si vuole far accreditare culturalmente – aveva sottolineato al riguardo Bagnasco – situazioni dove i rapporti si possono fare e disfare in nome dell’autenticità dei sen-timenti o addirittura del bene dei figli... Ma ci dobbiamo chiedere: una realtà incerta e variabile può dare sicurezza? E ancora: i figli non hanno forse diritto a qualunque sacrificio pur di tenere salda la coppia e la famiglia?».
E, assieme a questo, il servizio alla carità che, come Bagnasco ha sottolineato in riferimento alla Caritas in veritate di Papa Ratzinger, chiudendo ieri sera le celebrazioni per la Madonna della Guardia, è parte integrante della missione della Chiesa. Perché, ha ricordato, «se da una parte la Chiesa ha sempre sollecitato un giusto ordinamento dello Stato e della società, dall’altro non ha mai mancato di promuovere l’attività caritativa», perché «nessuna buona legge può assicurare l’amore nel cuore dei cittadini».
Invito a promuovere iniziative che non devono surrogare la giustizia sociale ma restano indispensabili: l’amore sempre necessario In tre omelie per la festa della Madonna della Guardia, l’arcivescovo di Genova torna sulla delicata situazione del Paese
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