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| Bauman e i social network, una visione discutibile |
Grande partecipazione alla conferenza del sociologo su un tema molto sentito. La recensione di CittadellaSpezia. Di Orsetta Bellani dal quotidiano on line CITTA’ DELLA SPEZIA del 3/9/2011
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Sarzana. Molto deludente Zygmunt Bauman al Festival della Mente di Sarzana. Il grande sociologo polacco, ultraottantenne autore di saggi sulla società moderna e postmoderna, ieri sera ha curato un intervento dal titolo “Sul concetto di comunità e rete, sui social network e Facebook”. Tema attualissimo e infatti la partecipazione da parte della gente è stata notevole con tutte le seggiole predisposte nel tendone di Piazza Matteotti occupate e intorno una gran folla in piedi.
La chiave di lettura del sociologo di Poznan è la seguente: il successo dei social network risiede nella promessa di permettere agli utenti di superare l’ambivalenza (che definisce come la tensione tra due elementi opposti ed inconciliabili) tra il bisogno di privacy e la volontà di stare con gli altri, di non sentirsi soli ed isolati. Ma, nota l’autore di "Paura liquida", "Facebook è una rete, non una comunità: una comunità è un’entità che vigila sui suoi membri e non permette loro di entrare e uscire a piacimento, mentre la rete è uno spazio che dà completa libertà di movimento. La rete, però, non offre la sicurezza che la comunità invece assicura".
Bauman sostiene che le amicizie create all’interno di una rete come Facebook e gli altri cosiddetti social-media, permettono di evitare le conseguenze che le relazioni reali comportano: un amico lontano è meno rischioso. Il pregio è offrire la possibilità di creare relazioni che trascendono dalle distanze fisiche, ma allo stesso tempo ti allontanano dalle persone vicine. Bauman non ha però chiarito quest’ultima discutibile affermazione.
L’analisi dei social network che il sociologo polacco ha presentato ieri sera al Festival della Mente è apparsa però abbastanza superficiale: tutti sappiamo che un amico di Facebook è differente da un amico reale e soprattutto la massima parte delle conoscenze che proiettiamo sul social network esiste nella nostra vita reale. Tutti conosciamo l’esperienza dell’amicizia “vera” e le sue conseguenze, le gioie e i dolori che comporta, e siamo in grado di distinguerla da una relazione virtuale che non è altro che uno scambio di informazioni ed idee.
Forse sarebbe stato più interessante se la mente fine di Bauman avesse tentato di spiegare i motivi che hanno spinto un miliardo di persone a crearsi un profilo Facebook, variando quelli che sono i linguaggi della nostra vita reale, della nostra routine e della capacità di costruirsi un sistema di relazioni che lavori su due piani paralleli.
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