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Chi di spot ferisce di spot perisce
Può capitare di pensare all’estate, dopo un anno duro di lavoro e immaginarsi finalmente pace, relax, tranquillita’ assoluta, intervallati, tra tante altre cose, dal piacere di vedere dei buoni programmi televisivi e magari, perchè no, i films della vecchia guardia cinematografica italiana. Come non apprezzare ancora, anche dopo innumerevoli vicini, i films con Totò e Peppino, Gassman, la coppia Loren, Mastroianni, il grande De Sica, l’inimitabile Sordi, fino a quelli del Neorealismo più nostrano, con tematiche esistenziali anche forti e, tratti, ancora attuali. Ma può capitare di non essere grandi, psicologicamente parlando, a sopportare l’ultimo affronto partorito dalla mente perversa di pubblicitari disonesti, e, a questo punto bisogna aggiungere, anche molesti. Ovvero lo spot del chewingum “vivident blast”. La scena si apre con un uomo abbastanza avanti negli anni che, rivolgendosi al figlio, gli rivela di non essere quello che lui ha sempre pensato che fosse, ovvero suo padre, ma in realtà sua madre. E per meglio avvalorare la sua tardiva confessione si sbottona la camicia lasciando intravedere un reggiseno da donna che non lascia adito ad alcun dubbio. A sua volta il figlio che, evidentemente non vuole essere meno del padre, gli svela di non essere il suo pargolo, ma, in verità una marionetta e si trasforma all’istante in questa, come una sorta di processo neonatale inverso a quello di pinocchio. Unica consolazione, l’immagine surreale alla fine, dello stesso omone schiacciato spietatamente da una gigantesca balena bianca. Della serie: chi di spot ferisce, di spot perisce. Con la crisi d’identità dilagante in quest’era moderna e di paradossale culto dell’individualismo ci sembra che i pubblicitari in questione abbiano usato male e fuori luogo i riferimenti concettuali presenti nello spot.
Giuseppina Papa (Gruppo Aiart Frosinone)
 
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