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| Il TG1: una volta era Il Telegiornale |
E’ sempre più rilevante il calo di ascolti del Tg1: una vera emergenza aziendale. I dati di ascolto, infatti, sono da brivido, quasi umilianti per quella che una volta veniva considerata l’Ammiraglia, la corazzata della Rai che non temeva confronti e che assicurava potere, pubblicità e soldi a tutta l’azienda. Di Francesco Giacalone
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“L’opinione pubblica è sempre più unanime nel criticare l’atteggiamento del Tg1 che pervicacemente continua a produrre i motivi del discredito professionale e politico che non giova al prestigio del servizio pubblico», lo ha detto Sergio Zavoli, presidente della commissione di vigilanza della Rai, in un confronto con il direttore generale Lorenza Lei, precisando che il calo di ascolti della Rai riguarda principalmente il Tg1”. Il botta e risposta è scoppiato al termine della consueta audizione della Commissione di vigilanza, quando Zavoli nel confronto con Lorenza Lei, ha posto alcune “emergenze” del servizio pubblico radiotelevisivo a cominciare dai “preoccupanti segnali di una generale disaffezione verso il Servizio pubblico. Il canone visto come la tassa più odiosa e quindi da non pagare”.
“Non può essere solo il direttore generale a dire basta a questa conduzione del Tg1, deve essere anche l’intero Cda Rai”. E’ quanto ha detto, in sostanza, Lorenza Lei: “Quando dirò basta al Tg1? Basta non lo posso dire solo io ma lo devono dire anche i consiglieri". Il direttore generale ha proseguito dicendo che un ‘basta’ posso anche portarlo in Cda ma devo avere con me un coro che non deve essere composto solo da 5 anime”.
Prima il calo “abissale” degli ascolti, sceso sotto il 20 per cento, poi i tre editoriali a favore del governo e del premier. “E’ una vera emergenza aziendale – secondo il comitato di redazione – da tempo chiediamo al direttore di invertire la rotta, di recuperare credibilità, di dare tutte le notizie e rispettare tutte le voci della società. La direzione generale e il cda non possono più nascondersi, sono in ballo posti di lavoro.” I dati di ascolto, infatti, sono da brivido, quasi umilianti per quella che una volta veniva considerata l’Ammiraglia, la corazzata della Rai che non temeva confronti e che assicurava potere, pubblicità e soldi a tutta l’azienda. Oggi l’Ammiraglia non solo è piena di buchi, ma a questo punto rischia di affondare inesorabilmente. La percentuale di ascoltatori nell’edizione di punta, ricca ormai di frivolezze è arrivata al 19,42 per cento, contro il 20,76 del diretto concorrente, il Tg5. Situazione, dunque, da allarme rosso.
Il problema riguarda ormai i vertici dell’azienda, quel Consiglio di amministrazione che, cerca in tutti i modi di estromettere dal palinsesto “Parla con me” di Serena Dandini (un programma dai grandi ascolti), ma si ostina a tenere in piedi il Tg1 di Augusto Minzolini che è riuscito nell’impresa di far perdere autorevolezza al più importante telegiornale della storia della televisione italiana. Come si può cancellare dai palinsesti chi faceva ascolto e tenere in sella ancora un giorno in più chi invece ha fallito qualunque tipo di obiettivo possibile?
Minzolini, dal canto suo, si è difeso, ma guardando al passato: “Quando ne ho assunto la direzione, il Tg1 aveva accumulato decine e decine di sconfitte dalla concorrenza, e nessuno diceva niente. Adesso sembra quasi che debba essere per forza una notizia le rare volte in cui il nostro telegiornale perde negli ascolti.”
Al di là degli ascolti, cio’ che in Rai viene mandato avanti è un Tg che non parla più agli italiani e degli italiani. Un notiziario, semplicemente, costruito più per nascondere che per mostrare la realtà.
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