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Bittanti: italiani tra i primi in Europa nei «social games» su Facebook
Manca una cultura dell’online ma cresce il fenomeno. Di Luca Gallesi dal sito di Avvenire del 26/10/11
M. Bittanti è uno specialista in nuovi media: scrittore, ricercatore della Stanford University, dirige la collana Videoludica per l’editore Costa e Nolan ed è tra i principali collaboratori della rivista specializzata “Wired”.

Quanti sono gli italiani che partecipano a giochi online come World of Warcraft, e quante ore a settimana giocano mediamente?
«World of Warcraft è quello più giocato al mondo, con circa 11,4 milioni di iscrizioni attive. La lingua italiana non è contemplata e abbiamo statistiche e dati attendibili sui giocatori italiani, che però sono tra i più numerosi in Europa con i social game su Facebook (soprattutto Farmville e CityVille di Zynga)».

Esistono anche in Italia comunità di giocatori che partecipano a giochi “socialmente utili”, come ad esempio “World Without Oil”, che insegna a risparmiare energia nella vita di tutti i giorni, o “The Extraordinaries”, che incoraggia il microvolontariato?
«Per il momento, l’interesse per forme videoludiche non puramente commerciali è scarso; in Italia manca una vera e propria cultura del videogame anche perché l’offerta disponibile è in lingua inglese e controllata doatteo minato dai grandi gruppi statunitensi ed europei che hanno interesse a promuovere videogiochi spettacolari sul piano della forma ma generalmente poveri su quelli dei contenuti».

La continua espansione del mercato dell’“hardware” per giochi (PSP,WII etc..) è merito delle nuove tecnologie?
«Con l’introduzione di “Nintendo Wii” e con l’avvento dei social games, l’utenza videoludica - che è rimasta pressochè costante nelle due decadi precedenti - si è enormemente allargata ma oggi le cose più interessanti sono su smartphone, tablet e online e vengono distribuite spesso a costo zero o irrisori, mentre le console - specie quelle portatili, come PSP - arrancano. A proposito dell’espansione del mercato, le cifre ufficiali raccontano un’altra storia: in Italia, le vendite di videogiochi sono in netto calo: le console hanno perso l’8,9% a valore e - 7,4% a volume e i videogiochi per PC addirittura il 15,4% a valore e -19,9% a volume. Insomma, trend negativi su vari fronti e cifre ben lontane dal picco del 2008».

Esistono applicazioni didattichi di giochi che potrebbero, in un futuro, essere adottati dalle scuole per insegnare divertendo?
«Il videogioco in quanto tale meriterebbe di entrare nelle scuole come oggetto di discussione e come strumento didattico complementare al libro, visto che simulazioni come SimCity e giochi strategici come Civilization presentano lo spessore intellettuale e culturale delle piùcelebrate opere letterarie e cinematografiche».
 
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