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Se il cinema contribuisce all’educazione dei giovani
“Cari maestri”, un libro di Dario Edoardo Viganò. Le parole di Benedetto XVI sull’importanza del ruolo degli adulti nel guidare e salvaguardare il cammino dei giovani d’oggi, sono alla base del nuovo libro di Dario Viganò. Di Giorgio Mancini
Se il cinema contribuisce all’educazione dei giovani Se il cinema contribuisce all’educazione dei giovani
«Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventare più difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla perciò di una grande “emergenza educativa”, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita”. Le parole di Benedetto XVI sull’importanza del ruolo degli adulti nel guidare e salvaguardare il cammino dei giovani d’oggi, sono alla base del nuovo libro di Dario Viganò, dal titolo “Cari maestri”.
Nato dall’esigenza di affrontare l’emergenza educativa che sempre piu’ caratterizza la contemporaneita’, attraverso un’articolata panoramica della storia del cinema, il testo si rivolge non solo a chi ha un rapporto privilegiato e quotidiano con i piu’ piccoli (in particolare gli animatori della comunicazione e della cultura), ma anche al mondo dello spettacolo, che riveste oggi un ruolo fondamentale nell’universo educativo.
Proprio questo e’ il motivo che ha spinto l’autore a rendere parte integrante del volume quattro interviste a quattro maestri del cinema italiano e internazionale - Gianni Amelio, Susanne Bier, Riccardo Milani e Giovanni Veronesi - che hanno accettato di riflettere sul rapporto fra adulti e ragazzi, mediante la condivisione di esperienze autobiografiche e cinematografiche che costituiscono un ottimo spunto per la lettura e per la riflessione.
L’opera si compone di un primo capitolo di introduzione “Educazione e ri-configurazioni cinematografiche, dal piccolo al grande schermo” volto a presentare il percorso del volume, restringendo il campo d’osservazione alle sole opere incentrate sul tema dell’educazione. Nello specifico, si indaga a fondo sul cinema italiano, statunitense ed europeo e questa sezione presenta una panoramica relativa al “piccolo schermo”, un breve excursus sulla fiction. E’ soprattutto la scuola ad essere protagonista della narrazione televisiva: I liceali, Fuoriclasse, Provaci ancora Prof, sono i titoli delle serie di grande successo con maestri ed alunni come protagonisti. Le scelte della famiglia, della scuola, della parrocchia, anche in ambito televisivo, ci permettono di riflettere sulla complessità che sollecita i cristiani ad adoperarsi in ogni ambito, affinchè si realizzi una alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in un così delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale.
Passando al grande schermo, invece, il testo affronta la famiglia come primo terreno di esplorazione. In Italia, infatti, i film hanno raccontato l’istituzione familiare e le sue trasformazioni attraverso nodi storici: dal neorealismo di Vittorio De Sica alla commedia degli anni cinquanta, senza dimenticare il “taglio” più provocatorio di Pier Paolo Pasolini.
Nel secondo capitolo, “La scuola, al cinema” si entra nelle aule scolastiche, fra disagi relazionali, familiari e generazionali. Certamente, i giovani, possono costruire la propria vita sulle conoscenze e sulle esperienze di coloro che li hanno preceduti, come possono attingere al tesoro morale dell’intera umanità. Ogni persona che cresce, come si evince dai tantissimi esempi cinematografici, non è soltanto ragione e intelligenza. Porta dentro di sé, iscritto nel più profondo del suo essere, un bisogno forte, incalcolabile, di una figura di riferimento. Ogni educatore, però, non può non sapere che per educare occorre donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare capaci di farsi dono nel modo più gratuito possibile. La scuola è infatti è chiamata a svolgere una funzione di sostegno e di promozione della famiglia, senza sostituirsi ad essa.
La funzione strumentale della scuola verso la famiglia porta, infatti, alla realizzazione di una corresponsabilità educativa, frutto della condivisione del progetto di “formazione” da realizzare con ciascun ragazzo. Della scuola, il cinema ha infatti raccontato il rapporto, a volte complice, altre di stima, altre ancora di contrapposizione, tra docenti e studenti. “Migliaia e migliaia di metri di pellicola -afferma Viganò – hanno testimoniato tante scuole e tanti modi di percepire la relazione scolastica; non solo perchè ogni epoca ha il proprio modello relazionale, ma anche perchè in ogni periodo coesistono differenti letture del processo educativo”.
La terza “categoria” presa in considerazione nel testo, riguarda invece “Amici fraterni e maestri di vita”. Questa parte, rivolta alle storie di amicizie capaci di valicare ogni ostacolo, serve al lettore per “incontrare” i personaggi che magari, al di fuori della scuola o della famiglia, hanno arricchito la nostra anima e la nostra mente mostrandoci varie sfaccettature della realtà. I sogni e le inquietudini dell’adolescenza non hanno, infatti, come unico esito, percorsi negativi. Molte volte si incontrano adulti che si trasformano in amici, importanti, significativi per il percorso della propria esistenza.
Centinaia, sono i titoli analizzati da Viganò, dalle opere dei grandi maestri del Cinema italiano: Fellini, Visconti, Monicelli, fino ai film di Bellocchio, Salvatores, Moretti, Brizzi e Veronesi.
Uno sguardo ampio, sulla produzione cinematografica in materia di educazione, è il punto di forza del testo, che ri-porta alla luce, scene, personaggi, luoghi e punti di vista che attirano l’attenzione ed evocano momenti della nostra vita che ci portiamo dentro, per sempre.
 
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