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| Ragazzi trasgressivi. Ma i genitori non lo sanno |
Spesso adulti e adolescenti sono mondi ancora lontani. È proprio il confronto intergenerazionale la novità 2011 dell’indagine Eurispes-Telefono Azzurro che ha coinvolto 1500 ragazzi dai 12 ai 18 anni e i loro genitori. Di Alessia Guerrieri da Avvenire dell’8/12/11
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Mai uno spinello, mai una trasgressione, mai una bugia. Almeno secondo mamma e papà che si autodefiniscono affettuosi e aperti al dialogo, ma severi. Loro, invece, dietro il viso d’angelo nascondono ai grandi i dubbi più imbarazzanti e le bravate, come pure il timore di restare soli o essere aggrediti. Eppure la casa resta ancora il porto sicuro e i genitori un modello di comportamento da imitare. I figli visti con gli occhi degli adulti sono il segno più evidente di quanto questi due mondi, in realtà, siano distanti. È proprio il confronto intergenerazionale la novità 2011 dell’indagine Eurispes-Telefono Azzurro che ha coinvolto 1500 ragazzi dai 12 ai 18 anni e i loro genitori.
Parlano con i grandi, ma non di tutto. Sei ragazzi su 10 infatti non si confidano con i genitori, soprattutto su ciò che sanno non approverebbero; droghe, sesso, rischi di internet restano così ancora tabù nelle chiacchierate a tavola, ma gli adolescenti ne sono certi: nel bisogno si può tornare all’ovile ricevendo aiuto (94%), visto che mamma e papà sanno sempre cosa fare (82%). Nascondono che talvolta si ubriacano (28%) o che fanno uso di droghe (12%), perché la loro più grande paura è pro-prio deludere i genitori (20%), oltre che rimanere senza amici (19%) ed essere molestati (10%). Loro, invece, negano con fermezza che i loro cuccioli consumino alcol (85%) e cannabis (94%), pur confes-sando (53%) l’ansia di non riuscire a difenderli abbastanza dall’infelicità, di non saperli comprendere, consapevoli di aver perso autorevolezza nella ’vita liquida’ del Terzo Millennio.
Altro terreno di lontananza sono le nuove tecnologie, visto che i discendenti di Gutenberg ne sottovalutano i rischi. Uno su 5 ammette di conoscere poco o niente il mondo virtuale dei propri figli; eppure loro, i ’nativi digitali’, sono monopolizzati da tv, pc e cellulari che usano senza cautela ’socializzando’ in rete persino con estranei (appena il 46% si connette solo con persone conosciute).
Ad avvicinarli, invece, l’idea di scuola che dovrebbe preparare al mondo del lavoro (32%), far accrescere la cultura (26%), però con più attività pratiche secondo i pargoli e più lingue straniere secondo i grandi. Per entrambi, tuttavia, l’istruzione ideale (il 30% dei ragazzi si annoia tra i banchi) è quella con docenti preparati che il 59% dei giovani non trova in cattedra. Se da un lato, poi, c’è il 60% dei minori che considera la scuola carente nel combattere le discriminazioni, dall’altro c’è anche un giovane su 10 che vorrebbe una classe senza stranieri.
Quelli tra genitori e figli insomma sono due pianeti paralleli che di rado si sfiorano. Per accorciare la «separatezza generazionale», spiega il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, occorre seguire i mi-nori con maggiore attenzione, perché «c’è una quotidianità dei giovani che vale la pena osservare». Esiste un bisogno che va colmato «imparando dai ragazzi, per insegnare meglio loro» ad essere cittadini, aggiunge il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo, innanzitutto «riaprendo quel canale di dialogo su tutto tra genitori e figli».
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