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Il conformismo dilaga sui social network
L’analisi di studiosi triestini conferma la teoria dell’equilibrio sociale di Heider. Vince la tendenza «gli amici dei miei amici sono miei amici». Analizzate le reti Epinions, Slashdot e WikiElections. Di Elisabetta Curzel dal CORRIERE DELLA SERA del 14 dicembre 2011
MILANO - «Se lo dice Bob, che è mio amico, lo dico anch’io». Secondo uno studio realizzato da ricercatori della Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste, di prossima pubblicazione sulla rivista Pnas, la filosofia del think different non si applica all’universo dei social network. Gli utenti, nei casi presi in esame, agirebbero piuttosto secondo la regola che «gli amici dei miei amici sono miei amici».
LE RETI - Le reti analizzate - Epinions, Slashdot e WikiElections – non sono social network classici. Le prime due sono network dove gli utenti si consultano ed esprimono il proprio voto su prodotti di varia natura, tecnologica e commerciale. WikiElections serve invece agli amministratori di Wikipedia per gestire elezioni interne: chi cura una pagina elegge i propri rappresentanti. Ma i tre network hanno tre caratteristiche in comune. Sono grandi reti, che contano su centinaia di migliaia di utilizzatori; permettono agli utenti di giudicare i post (ovvero le opinioni) degli altri con segno tanto positivo (like) quanto negativo (dislike); e mettono a disposizione degli analisti i loro dati.
EVITARE CONFLITTI - «Ricostruendo queste reti in base alle loro interazioni», spiega Claudio Altafini, autore dello studio, «abbiamo visto che c’è una tendenza generale a evitare situazioni conflittuali o dall’esito incerto». Per non creare spiacevoli attriti, insomma, gli individui preferiscono generalmente adottare scelte conformiste. Trova così ulteriore conferma la teoria dell’equilibrio sociale formulata dallo psicologo Fritz Heider negli anni Cinquanta del secolo scorso, in base alla quale le persone, per evitare instabilità e fraintendimenti, preferiscono abbracciare le scelte fatte da amici o opinion leader. Applicata ai social network: se A e B sono amici, e A tagga (ovvero marchia) negativamente C, anche B tenderà a fare lo stesso. Le interazioni più frequenti, preferite perché garanzia di maggiore stabilità, sono organizzate per terne: «gli amici dei miei amici sono miei amici», «i nemici dei miei amici sono miei nemici», «gli amici dei miei nemici sono miei nemici» e «i nemici dei miei nemici sono miei amici».
ISOLAMENTO - Assieme a Giuseppe Facchetti e Giovanni Iacono, Altafini ha utilizzato un algoritmo mutuato dalla fisica statistica per analizzare più di 500 mila interazioni. Considerando gli utenti di una rete sociale come spin magnetici di un materiale, con segno positivo (+) o negativo (-), i ricercatori hanno notato che la maggioranza degli utenti tende a isolare chi colleziona un alto numero di «meno»: i conflitti non sono graditi. «In gergo», continua Altafini, «chi cerca di intromettersi in una discussione dando giudizi non pertinenti o creando caos viene definito troll. La comunità di solito reagisce per isolarlo dandogli molti segni negativi».
OPINION LEADER - Un meccanismo, quello individuato, applicabile anche a social network come Facebook, dove le interazioni sono costituite spesso da conversazioni e non da giudizi netti? «Al momento non abbiamo dati disponibili per rispondere. Quello che stiamo vedendo è una causa o un effetto? Se esprimo un parere uguale a un opinion leader il mio giudizio è indipendente o meno? Senza dati, rispondere a queste domande è un azzardo. Sarebbe molto interessante poter studiare in questo modo Facebook, e non escludo che i risultati sarebbero simili: risvolti imprevisti o situazioni poco gradevoli non piacciono a nessuno».
 
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