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| L’email interrompe il pensiero |
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Si racconta che "chi controlla la posta ogni 5 minuti perde in realtà 8 ore e mezzo a settimana solo per cercare di far tornare in mente ciò che stava facendo qualche minuto prima. Dal sito di Punto informatico a cura di Marco Valerio Principato.
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Roma - Guai a diventare email-dipendenti. Lasciarsi accalappiare fa perdere produttività, alza la quota d’ansia, guasta i weekend, crea tensioni e non necessariamente risolve problemi. In una parola, gestire la posta elettronica in modo sregolato, a ruota libera, farsi sommergere dai messaggi e dal check compulsivo della nuova posta in arrivo può rivelarsi pernicioso, provocando una vera e propria dipendenza. Che può distrarre in modo sostanziale da quel che si sta facendo. Nata ormai molti anni or sono, la posta elettronica in Internet è rimasta sostanzialmente invariata nelle sue viscere tecnologiche, ha attraversato molteplici fasi evolutive ma ha anche assunto un ruolo di primaria importanza in tanti aspetti del lavoro e della vita privata. Al punto da entrare a viva forza in quella che il New York Times, disquisendo su Facebook con il suo creatore, battezza intimità digitale. Il Sidney Morning Herald, invece, definisce la posta elettronica in maniera più negativa: una distrazione dannosa, perché tale diventa se solo ci si ricorda che in uno studio, peraltro neanche nuovo e non il solo, l’Università britannica di Loughborough indica che in media occorrono 64 secondi per riprendere il "filo del discorso", dopo essere stati "interrotti" dal prorompere di un messaggio email. Per cui - si racconta ora - chi controlla la posta ogni 5 minuti perde in realtà 8 ore e mezzo a settimana solo per cercare di far tornare in mente ciò che stava facendo qualche minuto prima. Lo studio non è passato inosservato: c’è più di qualcuno che si è prodigato nella composizione di sorte di decaloghi, nei quali si offrono suggerimenti per impedire alle email di invadere quella sacra concentrazione, quel momento di attesa lucidità o quell’escavazione nelle profondità della materia grigia di cui tanto si ha bisogno durante il proprio lavoro o, comunque, nella desiderata intimità digitale. Grazie all’interattività della blogosfera, è anche possibile apprendere come diversi siano i risultati di tali suggerimenti, a seconda del soggetto e della sfera in cui vengono applicati. La soluzione finale? Il buon senso, naturalmente, quel famoso cum grano salis di pliniana memoria che slitta talvolta in certi articoli di giornale e spesso viene dimenticato anche da chi li legge. Marco Valerio Principato
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