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Gravi i danni neurologici per i “patiti” di videogames
E’ opportuno precisare, senza creare allarmismi, che il tema della dipendenza da videogiochi e dei pericoli che essi possono generare per gli utenti, si arricchisce sempre più di nuovi studi, condotti per analizzare gli effetti prodotti sulla psiche: basterebbe un’ora di gioco perchè “l’effetto” perduri fino a una settimana. Di Vincenzo Franceschi
I videogiochi violenti modificano la psiche dei giocatori. Con il passare degli anni è infatti cresciuta, da parte di psicologi e psichiatri la consapevolezza dei danni provocati a livello neurologico su tutti coloro che abitualmente passano delle ore con videogames sempre più “realistici”. E’ opportuno precisare, senza creare allarmismi, che il tema della dipendenza da videogiochi e dei pericoli che essi possono generare per gli utenti, si arricchisce sempre più di nuovi studi, condotti per analizzare gli effetti prodotti sulla psiche.
Basterebbe, infatti, un’ora di gioco perchè “l’effetto” perduri fino a una settimana: a essere colpite sarebbero le aree del controllo delle emozioni e dell’aggressività nel cervello. Questo è risultato di una ricerca presentata all’incontro della Radiological Society of North America.
Il lavoro, condotto negli Stati Uniti, ha accusato i videogiochi di rendere i soggetti esaminati più aggressivi. Il cervello, quasi assuefatto, dalle immagini dello schermo diventerebbe infatti meno ricettivo alla violenza. A 70 ragazzi americani del campione è stato fatto provare sia un gioco innocuo che uno violento, poi a entrambi è stata registrata la risposta cerebrale mentre guardavano una serie di immagini reali e cruenti: i primi risultavano più impressionati e scossi dei secondi.
Questa ricerca si è rivelata come un anello importante che ha consentito di collegare comportamenti pericolosi ai videogiochi violenti, ma, purtroppo nel nostro Paese, non se ne parla mai abbastanza.
La maggior parte degli studi in materia di videogiochi arriva solitamente dagli Stati Uniti, ma anche in Italia, negli ultimi tempi, vengono diffuse cifre allarmanti.
Quanti sono i dipendenti da tecnologie digitali nel nostro Paese? A svelare dati interessanti è stato Federico Tonioni, ricercatore in psichiatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile dell’ambulatorio per la dipendenza da Internet del Policlinico Gemelli di Roma.
"Dal novembre del 2009 abbiamo in cura 300 pazienti, - ha affermato Tonioni - il 20% adulti dipendenti dal gioco d’azzardo e dai siti hard e il restante 80%, da ragazzi giovanissimi provenienti da tutta Italia, dagli 11 anni ai 23 dediti ai giochi di ruolo online o patiti di social network". Alcuni ragazzi hanno smesso di andare a scuola, altri "hanno usato la violenza nei confronti dei genitori quando sono state messe in discussione le ore di connessione". "I loro unici amici sono i compagni di guerra che li esaltano quando ottengono risultati e li insultano quando sbagliano", spiega Tonioni. "Questo tipo di giochi non sono creativi ma solo sono eccitanti e compulsivi". Secondo l’esperto il sintomo di un problema sono le ore passate davanti al monitor e "l’assenza di entusiasmo nelle attività fuori casa", che portano i giovani ad abbandonare gli studi e le amicizie reali.
"Per questi pazienti non parlo di dipendenza patologica, ma di psicopatologia web-mediata e si tratta di episodi di abuso più che di dipendenza: è la stessa differenza che esiste tra un giovane che più volte al mese ha le sbornie e l’alcolista cronico".
Non nascondiamo che c’è il rischio di abusare delle nuove tecnologie, e soprattutto crediamo che limitarsi a puntare il dito non sia utile. E’ sacrosanto però non lasciare i propri figli da soli davanti a un monitor, per cui, siamo sicuri che fare un po’ di prevenzione, educando sia i ragazzi che i genitori è oramai più che necessario.
 
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