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| La fede giovane si allea con il Web |
Per non lasciarsi schiacciare da dinamiche e insidie dei social network, il laboratorio Cei, che nei giorni scorsi ha riunito a Roma 120 rappresentanti di 47 diocesi, lancia idee e percorsi che possono entrare in parrocchia. Di Stefania Careddu da Avvenire del 21/3/12
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Twitter, Facebook, YouTube e il blog: quattro ambienti digitali in voga e molto frequentati dai ragazzi, ma soprattutto quattro modi diversi di abitare il Web e di essere cristiani in Rete. Per sfruttarne al meglio le potenzialità e non lasciarsi schiacciare dalle dinamiche proprie di ciascun mezzo, ecco le istruzioni per l’uso che arrivano dai coordinatori dei workshop organizzati nell’ambito del laboratorio «Giovani, web ed educazione alla fede». L’iniziativa, che nei giorni scorsi ha riunito a Roma 120 rappresentanti di 47 diocesi, è stata promossa dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile, dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, dal Servizio informatico e dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa in collaborazione con l’associazione Webmaster cattolici.
YouTube. Quando un video si trasforma in testimonianza
E se provassimo ad usare Youtube non solo per ascoltare canzoni e guardare video, ma per comunicare e testimoniare coinvolgendo i giovani in esperienze tutt’altro che virtuali? La provocazione arriva da Fabio Bolzetta, giornalista di Tv2000, per il quale il terzo sito più visitato al mondo può essere «uno straordinario mezzo per rendere i ragazzi protagonisti prima, durante e dopo un evento». «Si può fare un video a prescindere dai mezzi, risparmiando tempo e fatica: ciò che è fondamentale – dice – è la fase di preparazione in cui si decide cosa dire, come confezionare il messaggio, chi sono i destinatari, quando e perché realizzarlo, rispettando chi rappresentiamo e le persone a cui ci rivolgiamo».
Un video su Youtube, osserva Bolzetta, è utilissimo per «promuovere, raccontare e commentare un evento» ed «è uno strumento più efficace del semplice avviso o invito ». Con l’accortezza che esso «non serva ad avere visibilità tout court». (S.Car.)
Facebook. Una piazza che richiede coerenza
Facebook può definirsi una piazza. Un luogo dove «tutto viene relativizzato e ridimensionato, dove bisogna stare alla sfida di chi lo frequenta». E che, essendo «l’estensione del mondo reale », richiede «grande coerenza ». Anche nell’ottica dell’evangelizzazione che significa «annunciare con le parole e con la vita». A ricordarlo è don Fabio Pasqualetti, docente all’Università Pontificia Salesiana, per il quale Facebook può essere alleato nella pastorale, «come supporto o apertura a chi è più distante», se si aiutano i giovani «nutriti da una cultura basata su un sistema neoliberista di consumo, a crescere, maturare e sviluppare la loro capacità critica». «Facebook serve se c’è un’azione congiunta tra famiglia, scuola e Chiesa», osserva Pasqualetti suggerendo di puntare sulla formazione ad ampio raggio. (S.Car.)
Twitter. Sintesi e velocità per intercettare i «lontani»
Riflettori puntati su Twitter. «Anche in assenza di dati ufficiali, si tratta del social network emergente: è ancora lontano da Facebook, ma cresce a ritmi sostenuti», spiega Leo Spadaro, consulente del Servizio Informatico della Cei, sottolineando che «gli italiani, giovani e non, sembrano apprezzarne la snellezza e il tono di conversazione che fanno dei tweet gli eredi naturali degli sms». E proprio le «potenzialità informative» di questo strumento che sta facendo proseliti sono state sfruttate dai partecipanti al workshop.
«L’esperienza della diretta live di ’Giovani, web ed educazione alla fede’ – osserva Spadaro – è stata la dimostrazione che si può utilizzare Twitter per far partecipare i lontani». Occorre poi «passare dalla dimensione informativa a quella propriamente relazionale e quindi pastorale» e ciò «dipende da tante cose: la nostra capacità di usare il mezzo, il nostro stile, le scelte delle persone con le quali vogliamo conversare e interagire ». (S.Car)
blog. Tutti a commentare Ma serve preparazione
Fare di un blog uno strumento di evangelizzazione? Si può e si deve. Ne è convinta Mariangela Tassielli, suora paolina coordinatrice di www.cantalavita.com, che vede nella progettualità, nella professionalità e nel lavoro di équipe le carte vincenti per affrontare la sfida dell’annuncio lungo le autostrade telematiche. «L’immediatezza e l’interattività che un blog permette non devono diventare superficialità e spazio dato all’impulsività», osserva ricordando che non bisogna cedere alla tentazione dell’improvvisazione e del compromesso. «Occorre – spiega la religiosa – scegliere il tipo di comunicazione, i destinatari privilegiati pur sapendo che chiunque potrà accedervi, pianificare spazi e contenuti, organizzare una redazione, scegliere una piattaforma di blogging, attivare canali di supporto e sfruttare le potenzialità dei social network per garantire una crossmedialità concreta». Senza dimenticare che «la possibilità di commento che il blog offre è vincente per il contatto con le persone». E, conclude la suora paolina, «coniugare la pastorale del web con quella della realtà fisica è una grande opportunità». (S.Car.)
sul campo. I gruppi vogliono abitare Internet
Incontro, animazione, formazione, informazione, evangelizzazione. Niente di virtuale, in Rete questo è realtà. Lo dimostrano le esperienze presentate nel corso del laboratorio «Giovani, web ed educazione alla fede» promosso dalla Conferenza episcopale italiana. «Per noi Facebook è un modo per prolungare la compagnia fisica, un luogo dove riflettere, farci domande, correggere, crescere nella fede’» ha spiegato suor Maria Antonia Chinello, della Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione «Auxilium», parlando della scuola di formazione per animatori del tempo libero, ormai sbarcata sui social network.
Se, grazie a Facebook, per i ragazzi della diocesi di Nicosia la loro «Missione giovani » continua, per quelli di www.vigiova. it il web è diventato «un laboratorio del racconto, uno spazio per prendere la parola ed essere cercatori di verità». Oppure dove far conoscere le iniziative dei giovani impegnati nell’associazionismo e nel volontariato come nel caso del blog «Tra piazza e patronato», erede di quello in cui Andrea Canton ha narrato l’avventura dei ragazzi di Padova alla Gmg di Madrid. Per «abitare la Rete e incontrare Cristo», ha detto don Ampelio Crema ricordando l’appuntamento del Festival biblico. (S.Car.)
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