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| Gioco d’azzardo «Sarà vietata ogni pubblicità» |
Si pensa a uno stop simile a quello per le sigarette. Il governo pronto a presentare un disegno di legge. Si va verso una maggiore trasparenza grazie all’obbligo di indicare le percentuali di vincita. Mentre si sta approntando un modello per responsabilizzare i gestori: potranno vietare l’accesso a clienti patologici. Di Vito Salinaro da Avvenire del 27 marzo 2012.
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Si prepara una svolta sulla strada del contrasto al gioco d’azzardo. I ministeri della Salute e della Cooperazione e integrazione, con delega anche alle Politiche giovanili, starebbero pensando infatti a un disegno di legge finalizzato a vietare la pubblicità dei giochi, compreso il popolarissimo ’Gratta e vinci’. Proprio come avviene per sigarette e tabacco.
Il provvedimento sarebbe già in fase avanzata, tanto che potrebbe essere pronto entro la metà di aprile. Le ipotesi più accreditate sono due. La prima: il divieto assoluto di pubblicità, che trarrebbe forza dalla definizione del fenomeno, ormai accreditato come ’ludopatia’ – o «dipendenze patologiche da gioco d’azzardo», per usare le parole meno edulcorate del sottosegretario alla Salute, Adelfio Elio Cardinale –; questa possibilità è tuttavia non priva di ostacoli visto che non sarà così semplice ottenere un consenso politico esteso, stante anche la cospicua cifra che lo Stato incassa dai giochi.
La seconda ipotesi aprirebbe le porte a un divieto meno severo: si potrebbe cioè utilizzare la strategia adottata per gli alcolici, la cui pubblicizzazione è consentita in alcune fasce orarie e in luoghi definiti. Ma ci sono almeno altri due elementi sui quali vale la pena soffermarsi, entrambi a sottolineare un nuovo obbligo: quello della trasparenza. Per ognuno dei giochi autorizzati in Italia dovrebbe scattare l’obbligo di indicare la percentuale di successo e quella di vincita. Ancora, sarebbe allo studio un meccanismo per responsabilizzare i gestori, come quelli dei casinò, che potrebbero vietare l’accesso ai clienti affetti da ludopatia. Interpellato sulle mosse del governo, il presidente di Sisal, Augusto Fantozzi, ha affermato che «noi ci stiamo attentissimi al gioco responsabile e corretto». In questo quadro, stride non poco una recente sentenza del Tar del Piemonte che – rifacendosi a una legge del periodo fascista che intende il problema delle ’bische’ come una questione esclusivamente di ordine pubblico – ha dichiarato illegittima un’ordinanza del Comune di Verbania, approvata nel 2005, che limitava l’orario di funzionamento delle slot machine dalle 15 alle 22 per evitare che i ragazzini preferissero il gioco alla scuola. In sostanza, i giudici piemontesi hanno ritenuto il ricorso degno di accoglimento anche in considerazione della mancanza di una legge di copertura che permetta al Comune di incidere negativamente su situazioni soggettive dei privati connesse alla libertà di i-niziativa economica.
Su questa vicenda sono intervenute l’Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio), l’associazione And (Azzardo e nuove dipendenze) e la Consulta nazionale antiusura onlus. Le tre organizzazioni hanno indirizzato una lettera aperta al Capo dello Stato, al Governo, ai senatori e ai deputati, nella quale, mentre denunciano «il grave vuoto normativo », giudicano con «perplessità e sconcerto» la decisione del giudici piemontesi. I quali «ignorano l’ob-bligo di seguire sempre un’interpretazione costituzionalmente adeguata». Quanto accaduto è, a detta delle tre sigle, «sintomatico di una tendenza a chiudere il problema dei rischi insiti nel gioco d’az-zardo in una dimensione formale che lascia in ombra ingiustamente la tutela dei minori». E, asserito che «la questione non sia da trattarsi esclusivamente sotto il profilo dell’ordine pubblico», la sen-tenza «non può costituire in alcun modo un precedente valido e idoneo per impedire ad altri Comuni di perseguire l’interesse pubblico limitando gli orari di apertura delle sale da gioco». Le tre associazioni hanno chiesto quindi che «il vuoto normativo venga finalmente colmato, sia in modo strutturale, sia con un provvedimento d’urgenza».
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