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Raiuno nel cantiere del Titanic
Da domani sera sei puntate per raccontare le storie di chi costruì la celebre nave affondata 100 anni fa. La fiction ripercorrerà la costruzione del Titanic a Belfast durata ben tre anni, dal 1909 al 1912. Nel cast la Mastronardi e Ghini. Di Tiziana Lupi da Avvenire del 21/4/12
L’idea era quella di trasmettere la prima puntata domenica scorsa, in concomitanza con il centesimo anniversario del naufragio. Per quella serata, però, Canale 5 aveva in serbo il film con Leonardo Di Caprio e, dunque, Raiuno ha deciso di far slittare Titanic. Nascita di una leggenda a domani sera. In realtà, la serie in sei puntate (realizzata, grazie a una coproduzione internazionale da 24 milioni di euro, dalla Dap Italy per Rai Fiction) non racconterà per l’ennesima volta in questi giorni il naufragio dell’imponente transatlantico, costato la vita a oltre 1.500 passeggeri, ma ne ripercorrerà la costruzione a Belfast durata ben tre anni, dal 1909 al 1912. Di più: il cantiere del Titanic diventa quasi un pretesto per raccontare la società e i fermenti sociali e politici di quegli anni, con gli scontri tra padroni e operai e, in Irlanda, anche tra cattolici e protestanti.

Le vicende del cantiere scorrono, infatti, parallele a quelle di alcuni degli uomini e delle donne coinvolti nella costruzione: Mark Muir (Kevin Zegers), giovane ingegnere specializzato in metallurgia (e in segreti) che cerca di mettere in guardia i costruttori su alcuni difetti dell’acciaio impiegato; Sofia (Alessandra Mastronardi), nata in Italia ma emigrata in Irlanda da bambina con il padre Pietro (Massimo Ghini) in cerca di lavoro e la sorella minore; Andrea (Edoardo Leo), innamorato di Sofia ma destinato a essere rifiutato perché incarnazione di quella tradizione conservatrice che Sofia combatte con tutta se stessa. Come spiega Mastronardi: «Sofia è cresciuta a Belfast ma ha ricevuto da Pietro un’educazione italiana. Suo padre vorrebbe che lei continuasse a osservare le tradizioni italiane, sposare un uomo italiano, stare a casa e curare la famiglia. Lei, però, vive in un periodo in cui tutto inizia a cambiare. Perciò inizia a resistere alle vecchie tradizioni e decide di vivere per ciò in cui crede ». Ghini conferma: «Pietro rappresenta una figura del secolo scorso che è stata tragica e determinante: quella dell’emigrante. Una figura, se vogliamo, anche attuale: l’eccellenza che emigra, accade oggi come allora ». Per l’attore, «il rischio che abbiamo cor-so, raccontando la famiglia di Pietro, è stato quello di farne una rappresentazione un po’ folkloristica. Invece, pur mantenendo l’anima italiana, siamo riusciti a rappresentare persone che vivono nel 1909, in un secolo appena iniziato che le due figlie rappresentano molto bene». In attesa di sapere se il pubblico gradirà questo insolito Titanic, il produttore sta già pensando a un sequel che potrebbe raccontare le storie di alcuni dei circa 700 sopravvissuti.
 
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