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La fiction sul Titanic va fuori rotta
Dalla rubrica l’Indice di Mirella Poggialini dal sito di Avvenire del 24/4/12
Misteri del pubblico, diranno i curatori di palinsesti tv. Perché la megaproduzione internazionale dal costo stratosferico di 24 milioni, Titanic, nascita di una leggenda, che ha preso avvio domenica sera, ha vinto la serata, con 4.095.000 spettatori, share del 15,95%, ma ha deluso le aspettative legate a una precisa rievocazione storica nella quale il transatlantico del disastro epocale si faceva specchio di vicende umane, sociali e politiche, in cui si leggevano le tensioni del nascente ventesimo secolo. Troppo difficile? Per evitare il possibile disagio, gli autori hanno impostato la rievocazione su doppio binario: la costruzione del transatlantico, a Belfast, dal 1909 al 1912, per conto del finanziere Morgan, con il sospetto di materiali d’uso non idonei, le tensioni fra l’azienda e gli operai, i duri contrasti fra protestanti e cattolici, la presenza crescente di immigrati europei, l’antagonismo fra le classi sociali. E, per addolcire la pillola, le storie sentimentali fra alcuni personaggi chiave, simboli o-gnuno di una situazione tipica, con attori noti anche in tv, di varie nazionalità, destinati a procurare consensi. Ma il risultato, come si è detto, non ha corrisposto all’impresa e forse hanno contribuito alla distrazione del pubblico le già numerose rievocazioni del naufragio, dal film di Cameron preceduto da quello meno noto girato nel 1996, ai copiosi apporti dei documentari, sulle generaliste e sulla pay-tv, che del fatto hanno analizzato ogni aspetto. E’ evidente che lo spettatore medio cerca, in una fiction, una ’storia’ storica narrata con semplicità e ’facilità’, e che accetta programmi soltanto se conditi dalla delicatezza dei sentimenti ma anche dallo sgocciolio del sentimentalismo. È da vedere se le prossime cinque puntate miglioreranno l’ascolto o se, implacabilmente, lo sfondo storico così attentamente proposto e ben reso non sarà un deterrente anziché un’attrazione.
 
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