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| Le distorsioni dei media su “famiglia” e “lavoro” |
Il Cardinale Ennio Antonelli e Pierre Carniti al convegno dell’Aiart. Borgomeo: in media ogni giorno ci sono migliaia di infrazioni commesse dalle emittenti televisive italiane. Preoccupa che le pochissime sanzioni che colpiscono le emittenti lasciano quasi del tutto indifferenti gli editori. Di Francesco Giacalone
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“La famiglia e il lavoro nella vita e nei media” questo è il titolo del convegno organizzato dall’Aiart, che si è tenuto a Roma il 13 aprile presso la Sala Vallesi della Parrocchia Ognissanti, in preparazione al VII Incontro Mondiale delle Famiglie. All’interessante dibattito hanno partecipato: il Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia; Pierre Carniti, ex Segretario Generale della Cisl e Luca Borgomeo, Presidente Nazionale dell’Aiart.
Dopo il saluto ai partecipanti e ai relatori, da parte di Don Francesco Mazzitelli, parroco di Ognissanti, ad aprire il convegno è Alessandro Guarasci, giornalista di Radio Vaticana, ponendo in primo piano la reale preoccupazione per un contesto mediatico in cui la famiglia “viene svilita”, e di riflesso, vengono esaltate visioni della vita che ostacolano l’attuazione di principi volti al reciproco rispetto fra genitori e figli, portando ad una visione distorta ed ambigua dei rapporti sociali e familiari.
Film, telefilm, reality, trasmessi dalle tv commerciali, ma anche del servizio pubblico, diffondono valori e modelli di comportamento falsati e degradanti e rischiano di distruggere l’immagine della famiglia, nucleo fondamentale della società civile. Anche Luca Borgomeo, Presidente nazionale dell’Aiart, parla di ripercussioni della Tv sulle famiglie e sui minori in particolare, affermando che in media ogni giorno ci sono 1.500 infrazioni commesse dalle emittenti televisive italiane. Il dato che maggiormente preoccupa però– secondo Borgomeo - è quello che indica le pochissime sanzioni che colpiscono le emittenti, lasciando quasi del tutto indifferenti gli editori. In Italia, da molti anni ormai, il sistema dei media non è ben bilanciato, in modo particolare perchè l’industria televisiva tende a rendere il piccolo schermo un mezzo sempre meno efficace per aiutare le famiglie a svolgere il proprio ruolo che è quello di costituire una forza di rinnovamento morale e sociale. “La sproporzione esistente – sottolinea Borgomeo - fra l’attività di formazione dell’Aiart e lo strapotere dei “colossi” del mercato della comunicazione, coadiuvati da grandi potentati economici, produce disinformazione e diseducazione, annullando, spesso, il lavoro fatto dalla scuola e dalle famiglie, condizionando la cultura e la vita di milioni di persone”.
Nel suo intervento il cardinale Ennio Antonelli, richiama invece l’attenzione al VII incontro mondiale delle famiglie, che si svolgerà a Milano dal 29 maggio al 3 giugno. “L’appuntamento e il tema che il Papa ha scelto, la famiglia, il lavoro e la festa, impegna tutti noi ad accrescere ancora di più l’attenzione pastorale verso la cellula fondamentale della società - ha ricordato il Cardinale Antonelli – poiché la Chiesa ha maturato, in questo periodo storico particolarmente delicato, una maggiore consapevolezza dei problemi all’interno delle famiglie”. La postmodernità, infatti, secondo il Cardinale “tende a far vedere il nucleo familiare come una realtà composta da persone che co-abitano sotto lo stesso tetto per alcune scelte di vita convergenti. Al momento in cui queste scelte vengono meno, la famiglia tende a disgregarsi. Bisogna mettere in primo piano la famiglia e la procreazione dei figli, sostenere la natalità ed aiutare le famiglie numerose”.
Come strumento educativo la televisione può essere validissima nel far entrare il mondo intero nelle nostre case: la Tv, e oggi anche internet, per i ragazzi, possono avere la capacità di “unire culturalmente” e potrebbero rivelarsi come strumenti semplici ed intuitivi. Ma “alla base della vita di ogni uomo – secondo il cardinal Antonelli - il lavoro diviene necessario per sostenere la propria famiglia e, proprio per questo motivo occorre armonizzare le esigenze del lavoro a quelle dei propri figli e rendere più compatibile la maternità e la professione. Le leggi talvolta non seguono le esigenze maturate nella società, e non sono del tutto idonee per promuovere i diritti e costituire basi di consapevolezza individuale e collettiva. E’ ingiusto che i costi dei figli – afferma il cardinale - gravino solo sui genitori, quando invece sono una risorsa per tutta la società”.
Sulla costante “distanza” nel rapporto fra il mondo del lavoro e i mezzi di comunicazione e sulle difficoltà dei giovani alla ricerca di una maggiore stabilità si è incentrato l’intervento di Pierre Carniti, segretario generale della Cisl dal 1979 al 1985, che, parlando dell’ultima riforma riferita al mercato del lavoro, afferma che – nonostante i numerosi talk show, approfondimenti e notiziari – il settore dell’informazione non si è espresso chiaramente, poiché i giornalisti hanno deciso di puntare maggiormente l’attenzione nei confronti delle posizioni politiche espresse dagli schieramenti piuttosto che sulle reali problematiche che investono il Paese.
Per Carniti “non esistono, allo stato attuale, istituzioni e progetti politici sufficientemente condivisi in grado di porre rimedio alle diseguaglianze che stanno diventando via via sempre più allarmanti. Il dramma della ricerca di un lavoro coinvolge tutte le famiglie e, anzi, le statistiche, così come ci vengono presentate, trasmettono dei dati “riduttivi” relativi alla disoccupazione. Dagli anni ottanta ad oggi si è modificata, con aspetti perlopiù negativi, la “cultura” del lavoro nelle nuove generazioni, ma la ricerca di un posto stabile resta essenziale per le famiglie proprio perchè la diseguaglianza in questo contesto, in Italia, è maggiore rispetto agli altri Paesi europei.”
“I ragazzi, oggi – secondo Carniti - non escono dalle proprie famiglie poiché hanno meno punti di riferimento, meno certezze, ma anche, probabilmente, meno voglia di rischiare, di mettersi in gioco, di inserirsi in un contesto lavorativo che non abbia immediati ed adeguati riscontri in termini economici e di carriera. Da parte della politica, invece, sarebbe giusto eliminare gli sprechi di denaro pubblico. Queste enormi “falle” non sempre vengono rese note dalla Tv. Nei media si fa soltanto molta propaganda: trasmissioni, articoli, servizi, dibattiti televisivi, che non smuovono di una virgola la situazione economica attuale. E’ necessario rendere possibile l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani, altrimenti la società intera andrà incontro ad una crisi che non sarà solo economica ma anche familiare e sociale. Ci sono dei contrasti effettivi, delle ineguaglianze che sono sotto i nostri occhi: in primo luogo la condizione di povertà (a cominciare dalla perdita o dalla mancanza di lavoro) fino ad arrivare alla sofferenza, socialmente evitabile, che affligge milioni di persone. E’ probabile che la Rete possa dare una spinta ed un supporto alla diffusione della domanda di libertà e di democrazia. Meno probabile che possa risolvere il bisogno di giustizia sociale. Il principale ingrediente del processo di cambiamento in atto è infatti la nuova mentalità a “breve termine”, che ha sostituito quella precedente a “lungo termine”. Così sta avvenendo nel campo del lavoro, come in tanti altri aspetti della vita sociale. Persino i matrimoni, “finché morte non ci separi” tendono ad andare fuori moda - ha ironicamente sottolineato Carniti. “E’ infatti in diminuzione il numero di coppie impegnate in un progetto di vita comune. Non bisogna stupirsi, quindi, che la stessa sorte si rifletta anche sul lavoro”.
A conclusione degli interventi, Borgomeo ha ricordato che i temi della famiglia e del lavoro vengono trattati dai media in modo ancora troppo superficiale poiché ci sono interessi economici che orientano l’informazione e la programmazione televisiva. L’immagine della famiglia in Tv, anno dopo anno, si allontana da quella reale. Proprio per questo motivo è necessario diventare più vigili e più consapevoli sulle modalità con le quali il settore dell’informazione e dell’intrattenimento affrontano queste tematiche, indispensabili ed essenziali per una concezione più rispettosa della famiglia.
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