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Tra Chiesa e nuovi media la sfida della formazione
Parole «figlie» del silenzio. Il libro di Barbara Fiorentini Accesso alla Rete in corso (Edizioni Dehoniane, 10,50 euro, 112 pagine) è stato pubblicato alla vigilia della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Di Barbara Sartori da Avvenire del 15 maggio 2012
«La missione della Chiesa è evangelizzare. Utilizzando ogni mezzo, come insegna san Paolo. E per la Chiesa, comunicare con i new media è indispensabile per rendere più incisiva e, se vogliamo, anche credibile la presenza cattolica». È dedicato ai figli Lorenzo e Maria Cristina, «piccoli membri della Chiesa 2.0», il libro di Barbara Fiorentini Accesso alla Rete in corso (Edizioni Dehoniane, 10,50 euro, 112 pagine) pubblicato alla vigilia della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Bibliotecaria all’Università Cattolica di Piacenza, la Fiorentini passa in rassegna duemila anni di storia della comunicazione della Chiesa, dalla tradizione orale ad Internet. «La Chiesa si è aperta molto alle nuove tecnologie: basti pensare alla presenza della Santa Sede su YouTube, su Facebook e lo stesso sito web ufficiale. Ci sono diocesi che stanno investendo molto nelle nuove tecnologie». L’autrice propone di ripartire dai documenti ufficiali. «Se venissero più approfonditi, credo che si potrebbe fare un salto di qualità sul fronte della comunicazione. I testi sono uniti dalla centralità del messaggio, cioè il Vangelo. E poi c’è l’attenzione che i media devono avere per la tutela della dignità della persona, in particolare i soggetti più deboli».

Fiorentini cita qualche esempio. «Più volte viene richiamata l’attenzione per il Terzo Mondo, perché si combatta il digital divide e i media siano ulteriori mezzi di aiuto per i Paesi poveri per uscire dalla loro situazione di difficoltà economica e sociale. Sul versante della famiglia, i genitori vengono richiamati all’ordine perché si facciano carico della responsabilità che hanno nei confronti dei ragazzi, che non vanno mai lasciati soli ma aiutati a utilizzare in modo consapevole i mezzi di comunicazione». Importante diventa quindi la formazione. «La Chiesa – conclude l’autrice – si è resa conto nel tempo che i credenti hanno bisogno di essere formati all’utilizzo dei media. Nessuno è escluso: i sacerdoti, i seminaristi, i catechisti, gli stessi operatori della comunicazione».
 
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