All’interno del mondo dell’informazione attuale, sempre più veloce e accessibile da più canali e supporti multimediali, le mamme italiane non si lasciano spaventare anzi, se la cavano alla grande.
E’ quanto emerso da uno studio dell’Art, science and knowledge (Ask) della Bocconi, intitolato "Costruirsi un’opinione: le mamme e la ridondanza informativa, che ha analizzato le strategie di gestione della complessità informativa messe in campo da 720 mamme utilizzatrici di tecnologie (il questionario è stato somministrato on-line), istruite ed esposte a molteplici stimoli informativi (tv, radio, quotidiani, periodici, internet e libri sono i media considerati dalla ricerca).
Dai risultati ottenuti, ne derivano cinque profili, caratterizzati da altrettante strategie di risposta alla ridondanza: due gruppi la affrontano, uno la evita esplicitamente e gli altri due la riducono, utilizzando come criterio di selezione il tipo di contenuto o le relazioni personali.
LA MAMMA PARTECIPATIVA (22,6%). È il gruppo più attivo e maturo, fortemente motivato a raccogliere informazione. Ha abbracciato con entusiasmo le nuove tecnologie, ma sa fonderle con i media tradizionali più autorevoli. Le mamme di questo gruppo raccolgono, smistano e creano informazione come autrici e commentatrici di blog o nodi attivi dei social network. Filtrano e preselezionano l’informazione alla quale esporre i figli, che vengono coinvolti progressivamente, con l’età, nei processi decisionali della famiglia.
LA MAMMA RELAZIONALE (22%). Le mamme di questo gruppo raccolgono informazioni allo scopo di prendere decisioni che condizionano la vita familiare. Tendono a ridurre la ridondanza informativa riducendo il numero degli input (si informano poco, utilizzando un po’ tutti i mezzi) facendo riferimento alle proprie relazioni personali per selezionare le fonti e validare le informazioni.
LA MAMMA ANCORATA AL CONTENUTO (20,6%). Queste mamme sentono la responsabilità del ruolo di decisore all’interno della famiglia e cercano di ridurre la ridondanza informativa ancorandosi al contenuto e all’autorevolezza della fonte. Come nel caso delle mamme partecipative, il coinvolgimento dei figli nel processo decisionale è progressivo e graduale.
LA MAMMA IPERSELETTIVA (19,1%). Chi appartiene a questo gruppo sente fortemente la necessità di ridurre la complessità, esponendosi a una quantità limitata di informazione, con una leggera eccezione solo per le fonti generaliste. Anche il coinvolgimento dei figli è limitato e selettivo.
LA MAMMA CHE SI "ABBUFFA" (15,7%). Le mamme di questo gruppo si informano molto e con regolarità su tutti i mezzi considerati dall’analisi. Si informano perché sono curiose e perché lo ritengono una forma di legittimazione personale. Sono molto reattive agli stimoli esterni e hanno una predilezione per le fonti generaliste e la tv satellitare. Sono le mamme che filtrano meno l’informazione e che coinvolgono di più i figli nelle scelte che riguardano la famiglia.
In definitiva, rispetto al loro rapporto con l’informazione, le tecno-mamme si rivelano consapevoli delle implicazioni che le loro scelte hanno sull’economia e sul benessere della famiglia (non raccolgono informazione solo per sé, ma anche per il resto della famiglia, e soprattutto i figli); sono abituate a scambiare, verificare, validare e somministrare in modo selettivo informazioni all’interno di gruppi più o meno ristretti (sono web 2.0 anche quando non usano internet); sono un decisore d’acquisto importante.
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