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| Non sono un “convertito” |
Il noto psicoterapeuta Alessandro Meluzzi ha concluso, il 29 aprile, alla parrocchia Buon Pastore di Macerata, il sesto ciclo di incontri sull’educazione, quest’anno intitolato “Educare per Educarsi”, promosso dall’Aiart maceratese all’interno di una rete per l’educazione. Di Simona Mengascini
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«Se non hai un milione di persone che ti ascoltano, se non vendi 100.000 copie di un libro, se non appari e almeno due milioni di persone non sanno chi sei, tu non sei». Alessandro Meluzzi, famoso psicoterapeuta della TV, ma anche diacono consacrato, non si sottrae, e nel corso dell’incontro alla parrocchia Buon Pastore di Macerata, il 29 aprile, parla del rischio, da lui vissuto in prima persona, di «far coincidere la comunicazione con il narcisismo». Con la presenza del noto personaggio si è concluso il sesto ciclo di incontri sull’educazione, quest’anno intitolato “Educare per Educarsi”, organizzati, nella parrocchia, da una rete per l’educazione promossa da Lorenzo Lattanzi, presidente dell’Aiart della provincia di Macerata, e costituita insieme con l’Azione Cattolica diocesana, la sezione locale dell’Associazione Maestri Cattolici, le Acli provinciali e l’Age di Corridonia-Morrovalle. L’incontro è stato anche un piccolo evento, che, secondo il parroco don Gennaro De Filippi, «dà senso alla nostra festa parrocchiale, che si celebra oggi»; negli anni passati, nella medesima occasione, erano stati ospiti prima Claudia Koll, poi Paolo Brosio, portando la loro testimonianza di riscoperta della fede all’interno dei mondi dello spettacolo e della comunicazione.
Meluzzi ha sottolineato come «la dimensione della comunicazione non può essere unidirezionale, ma deve essere di reciprocità e tocca nell’educazione il suo apice: bisogna evitare di cadere nella trappola di perdere di vista l’atto educativo e ricordarsi che la formazione non coincide con la semplice informazione». Nel proseguire il suo ragionamento l’esperto ha identificato «l’educare con il profetare», un atto che porta alla riscoperta «della luce nel cuore dell’uomo» e che dovrebbe essere praticato anche in famiglia «perché i giovani hanno un urgente e disperato bisogno di atti profetici, ma gli adulti sempre più spesso disattendono questa esigenza». Una delle espressioni chiave più volte richiamate da Meluzzi è “l’immensa misericordia di Dio”, «che – ha rivelato – è quella che ha più segnato il mio cammino: Lui mi ha amato sempre per primo, anche nei momenti più confusi e di volontario distacco da parte mia». Facendo una battuta l’ospite ha detto di non sentirsi un “convertito” ma più che altro un “convertendo” o un “convertente”, tenendo conto di «quante volte cadiamo e risorgiamo», ma ha confessato di sentire il Battesimo come momento più importante della sua vita di fede, «poiché tutto quello che è venuto dopo è derivato da quel dono di Grazia». Forse, però, il primo dono su cui riflettere è proprio il dono della vita «perché oggi, nella società più ricca e più informata della storia, mancano totalmente segnali di speranza» e prevale una specie di “avarizia dell’anima”, che rischia di bloccare la persona chiudendola all’interno di desideri egoistici e nella volontà di autorealizzazione a qualsiasi costo: dunque «la profezia della vita, che si realizza nell’accoglienza della vita stessa, è preliminare a ogni educazione». Tornando sulla misericordia Meluzzi ne ha sottolineato il significato che non si riduce solo a “carità”, ma anche ad «adesione al mistero attraverso il pane, il vino e l’olio» perché nella fede non c’è solo “elemetarietà” ma una vera e propria, fisica, “elementalietà”. La misericordia, però, non va confusa con il “sentimentalismo”, perché il «Vangelo non è una storiella rassicurante» e «nella Croce la libertà di Dio incontra la libertà dell’uomo». Meluzzi ha raccontato che nella sua vita «gli unici momenti fondativi sono stati i momenti sacramentali», allora nell’anno della Fede, voluto dal papa Benedetto XVI, occorrerà anche «ripensare la liturgia della domenica» e «riscoprire la centralità dei Sacramenti». È un compito importante, anche nell’educazione dei giovani, poiché «le domande implicite che provengono da luoghi di ritrovo, come concerti e discoteche, derivano dalla ricerca del sacro e di una “mistica liturgica” della vita». E l’eternità? Chiudendo il suo intervento Meluzzi ha rilevato come «l’amore umano ha in sé una scintilla di infinito»: la vita, infatti, «non ci viene tolta, ma trasformata» e «tutti i peccati derivano dalla mancanza d’amore. Alla fine il «Paradiso, diverso da un luogo dello spazio-tempo, sarà il nostro ritorno all’abbraccio d’amore del Padre».
Simona Mengascini
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