HOME  |  CONTATTI CHI SIAMO  |  ATTIVITA’  |  TV  |  INTERNET  |  CELLULARI - VIDEOGIOCHI  |  NEWS  |  DIBATTITO
 
     
 
TV
Indagini, rapporti, Auditel Pagina 61 di 349 | << | >>
• Famiglia e TV
• Rassegna TV
• Indagini, rapporti, Auditel
• Monitoraggio e spot
• Cinema e teatro
• Storia del Cinema
 
Iscriviti alla newsletter ISCRIZIONE NEWS LETTER
Invia questa pagina ad un amico INVIA QUESTA PAGINA
Cerca nel sito CERCA NEL SITO
 
 
Calabṛ: ancora troppo scarsa la “qualità” della Tv italiana
Agcom, il Presidente presenta il bilancio di fine mandato. Calabrò ha evidenziato i principali provvedimenti adottati nel settore delle telecomunicazioni e in quello radiotelevisivo. Ha messo, inoltre, l’accento sulla ancora scarsa qualità della tv italiana malgrado l’Italia resti tuttora un Paese teledipendente. Di Vincenzo Franceschi
Trasformazioni rapidissime, velocità di circolazione delle idee e informazione sempre a portata di mano. “In sette anni internet ha cambiato la faccia e la mentalità del mondo dei media: ha dematerializzato servizi e prodotti e ha cambiato la fruizione stessa dello spazio e del tempo. Ma ha anche allargato l’area dei lettori dei libri e dei giornali. Internet è un cambio di paradigma nella produzione di beni, servizi, cultura e del vivere civile; se lo si considera ’solo’ come nuova tecnologia se ne perde la portata deflagrante e rivoluzionaria”. Queste le parole più significative del Presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, che ha presentato il bilancio di fine mandato dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ripercorrendo l’attività svolta dal 2005 al 2012. Calabrò ha evidenziato i principali provvedimenti adottati nel settore delle telecomunicazioni e in quello radiotelevisivo, passando in rassegna i risultati raggiunti dal Consiglio uscente.
Nell’introdurre lo scenario, Calabrò ha ricordato che “nel 2005 la prima azienda al mondo per capitalizzazione era la “Esso corporation”. Oggi la prima azienda al mondo è la “Apple”, che capitalizza più di tutta la borsa italiana. Nel 2005 i social networks erano embrionali; oggi Facebook conta circa 900 milioni di utenti.
Nel “bilancio” inoltre, è stata presa in ampia considerazione anche la Tv pubblica: sulla riforma della Rai, Calabrò ne ha evidenziato la necessità al fine di svincolarla «dalla somatizzata influenza politica». Serve «governance efficiente, una migliore utilizzazione delle risorse e la valorizzazione del servizio pubblico». Calabrò ha anche sottolineato come l’Autorità abbia tentato di promuovere tale riforma nei limiti della propria competenza ma senza ottenere risultati.
In una panoramica la situazione della tv in Italia risulta essere, sia pure lentamente, in trasformazione. Le sei reti generaliste di Rai e Mediaset detengono oggi circa il 67% dello share medio giornaliero (era l’85% nel 2005, oltre il 73% un anno fa), La7 quasi il 4%, Sky oltre il 5%. «Per quanto riguarda le risorse - ha evidenziato Calabrò - comunque, permane fondamentalmente la tripartizione tra Rai, Mediaset e Sky Italia; tripartizione che a partire dal 2009 ha soppiantato il duopolio Rai-Mediaset». Rai, Mediaset e Sky ormai “occupano posizioni comparabili in termini di ricavi complessivi”.
Quanto all’offerta televisiva, ha evidenziato il presidente uscente «siamo a circa 80 programmi nazionali in chiaro. L’offerta tende a crescere all’insegna di tre caratteristiche: la convergenza, la personalizzazione, la flessibilità». «il panorama è destinato a un’ulteriore evoluzione in virtù dell’utilizzazione del dividendo digitale che avverrà con l’asta che sostituirà il beauty contest, la quale ridefinirà lo spettro in coerenza con la redistribuzione delle frequenze e la razionalizzazione del loro uso prefigurate nella Conferenza di Ginevra del febbraio scorso».
Calabrò ha posto l’accento sulla ancora scarsa qualità della tv italiana malgrado l’Italia resti tuttora un Paese teledipendente. «L’informazione più influente è ancora quella fornita dalla televisione. Le nuove forme della democrazia corrono sulla rete ma la politica visibile in Italia si fa pur sempre in televisione». «La nostra televisione», nei confronti di quella europea, «resta fondamentalmente una finestra sul cortile di casa nostra, una grande TV locale, con un esagerato interesse per i fatti di cronaca nera e con la tendenza a trasformare i processi giudiziari in processi mediatici». Quanto alle trasformazioni di carattere tecnologico, Calabrò ha rilevato che «negli ultimi sette anni si è decuplicato il numero di famiglie che ricevono il segnale televisivo in tecnica digitale; sono già ventidue milioni le famiglie dotate di ricevitori digitali terrestri e otto milioni quelle abbonate ai servizi pay-tv. Entro l’anno in tutta l’Italia la televisione dovrà essere digitale».
Per il Presidente dell’Agcom «il settore delle telecomunicazioni è la chiave di volta della rivoluzione digitale che, abilitando l’innovazione, può cambiare radicalmente i paradigmi dell’economia e della società”.
 
web project & design: adecom www.aiart.org