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Il Corecom della Toscana? E’ una partita tra i partiti
Rinnovato e ricostituito, non senza qualche protesta e qualche mistero, il Corecom Toscana. Di Mauro Banchini
Rinnovato e ricostituito, non senza qualche protesta e qualche mistero, il Corecom Toscana. È un organismo, tecnico, importante in materia di informazione e media: organo di consulenza della Regione ma anche «braccio» dell’Agcom. I suoi componenti hanno funzioni di garanzia. Per questo vanno scelti fra persone competenti. In Toscana il Corecom è disciplinato da una legge del 2002 e i suoi 5 membri devono avere specifici «requisiti di competenza ed esperienza». Requisiti «documentati e appositamente valutati». Sulle procedure generali in materia di nomine, in Toscana opera dal 2008 una legge: bella ma deludente. Quando ogni anno viene pubblicato l’elenco con le nomine in scadenza, la società civile può dire la sua: sindacati e ordini, associazioni e università possono presentare proposte di candidature con i relativi curricula. Può farlo anche ogni persona interessata alla candidatura.
Ciò era possibile anche per il Corecom in scadenza. Entro il termine stabilito (4 agosto 2011) furono 7 le auto-candidature. La legge, com’è naturale e giusto, prevede che anche gli organismi politici (gruppi, consiglieri, Giunta) possano presentare nominativi: sul Corecom la politica segnalò altri 12 nomi e sul totale dei 19 la Commissione consiliare, a gennaio, ne ritenne idonei 9. Fra questi il Consiglio (24 gennaio) ne elesse 4: nessuno dall’elenco «civile» e tutti dall’elenco «politico» (1 pd, 1 idv, 2 pdl).
Nulla da dire sulla competenza dei quattro, ma la prova di come la legge sulle nomine rischi di restare una bella teoria. Da notare che per il Corecom c’è una non simbolica indennità di carica (33 mila circa all’anno pe il presidente e 25 mila circa per ciascuno degli altri).
C’era poi da eleggere il presidente ed è qui che si è verificato un braccio di ferro tra i due vertici regionali (Giunta e Consiglio) cui spetta la scelta: dovevano concordare su un unico nome, ma avevano idee diverse. Il «braccio» lo vince il presidente del Consiglio puntando su un suo concittadino. Su questo nome, dentro il partito di entrambi i presidenti si scatenano ironie a causa di una competenza tecnica non evidentissima. A poche ore di distanza dall’insediamento (da notare che i Corecom vigilano sulle campagne elettorali, ma in Toscana il Corecom non ha potuto vigilare) una fra le quattro persone elette dal Consiglio Regionale (area pdl) si dimette. Eletta il 24 gennaio, non ancora insediata, dimessa il 16 aprile. Strano, ma così è. Il gruppo Pdl ne segnala un’altra che però, fino a pochi giorni prima, era vicesegretario regionale del partito oltre che revisore Asl. Sarebbe incompatibile, ma la sanatoria è possibile e certo lo sarà: però (anche di lui non risultano note le competenze tecniche) non può partecipare all’insediamento del Comitato il 4 maggio. Già qui (di 2 membri su 5 non si sa se hanno i requisiti) la vicenda è interessante.
Secondo qualche «segugio», però, la vicenda toscana del Corecom presenta anche ulteriori problemi di regolarità giuridica. Fra commi che si intersecano fra loro, il caso non è sintetizzabile ma stando a qualche giurista verrebbe fuori che il neo-presidente Corecom è stato scelto grazie a un cavillo che, ahimè, non poteva essere applicato: per derogare a una chiara indicazione della legge – laddove la scelta deve essere effettuata «di norma» tra le candidature già presentate salvo che la nomina non riguardi quelle per cui è necessaria una «previa intesa» con organi di Stato e di altre Regioni – si sarebbe cioè fatto finta che la nomina di presidente Corecom fosse tra quelle da «previa intesa».
Qualche problema, sempre giuridico, anche per il membro ultimo: per sostituire la persona dimissionaria, sarebbe infatti stato necessario ricorrere alle candidature già arrivate (esse erano ancora «presenti»), ma questo, guarda caso, avrebbe escluso proprio la persona che il pdl voleva inserire. Il caso si sarebbe dunque risolto forzando una benedetta formulazione ambigua della legge. Per mettere a posto ciascuno «i suoi», ci sarebbe dunque stato un «accordo» bipartisan: non guardare troppo per il sottile e una mano lava l’altra.
Abbiano ragione o no i «segugi», nelle nomine in enti pubblici si conferma una esigenza: credere davvero alle buone novità introdotte con la legge del 2008 e con le regole inserite in tanti statuti di enti locali; dare massima trasparenza alle procedure; rendere pubblici sul web i curricula presentati per ogni tipo di nomine e i criteri per cui una persona è preferita a un’altra; non presumere che solo i candidati proposti da partiti e gruppi abbiano sempre le caratteristiche per prevalere su autocandidature o su candidature civili.
La cosiddetta «antipolitica» si batte anche così.
(da Toscana Oggi del 13/05/2012)

 
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