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| Le garanzie a tutela dei minori non ancora del tutto efficaci |
Eliminate le storture del Decreto Romani. Ma si è persa la grande occasione di garantire una vera tutela dei minori. Il bluff del parental control. Di Vincenzo Franceschi
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Qualche spiraglio si intravede in fondo al tunnel. L’incredibile vicenda dell’adeguamento della normativa italiana alla Direttive europee in materia di esercizio delle attività televisive e della tutela dei minori è giunta finalmente ad un epilogo, che se non può essere considerato positivo da parte degli utenti e delle associazioni dei telespettatori e genitori, tuttavia rappresenta un significativo passo in avanti.
Stiamo ai fatti. Il Decreto legislativo del 15 marzo 2010, n.44 (cosiddetto Decreto Romani) dava attuazione – con notevole ritardo e in modo del tutto inadeguato – alla Direttiva Europea 2007/65, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri, concernenti l’esercizio delle attività televisive. Furono molte le critiche al Decreto Romani; apparve subito con grande evidenza che il legislatore italiano aveva dato attuazione alla Direttiva Europea in modo del tutto carente, vanificando quasi completamente le garanzie a tutela dei minori. Ancora una volta, sul delicato settore del sistema radiotelevisivo e sui diritti degli utenti, il Governo italiano mostrava tutta la sua ambiguità, preoccupato di puntellare un monopolio (formalmente dualistico) a tutto vantaggio dell’emittenza privata. Nessuna sorpresa, considerando che il protagonista di questo “adeguamento” della normativa italiana a quella europea era il sottosegretario (poi promosso Ministro, dopo le dimissioni del Ministro Scaiola, travolto dallo scandalo della casa nei pressi del Colosseo) Paolo Romani, uomo legatissimo al ex premier Berlusconi e – per molti versi – (considerate le sue attività professionali e la “carriera” politica) un simbolo della commistione TV-politica e della concentrazione del potere mediatico-finanziario-politico che ha fortemente condizionato l’intero sistema radiotelevisivo italiano.
Ma a livello europeo il Decreto Romani è stato considerato non in linea con la Direttiva europea; da qui l’iniziativa UE nei confronti del nostro Paese per “rivedere” il testo. Che andava modificato entro il 31 dicembre 2011, per evitare l’avvìo da parte della Comunità europea della proceduta d’infrazione nei confronti dell’Italia.
E il Governo Monti, su iniziativa del Ministro per gli Affari europei Moavero, nell’ultima seduta del Consiglio dei Ministri del 2011, ha – sul filo di lana - approvato un Decreto legislativo per “correggere” il Decreto Romani, sulla base dei rilievi della Commissione Europea e per evitare l’avvìo della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Dal dicembre ad oggi, oltre 6 mesi, il Decreto, dopo un lungo e tortuoso iter parlamentare , è finalmente giunto all’approvazione delle competenti Commissioni di Camera e Senato.
Il testo del nuovo Decreto (mentre il Telespettatore va in macchina, non è ancora disponibile) appare subito come una sorta di compromesso fra chi opportunamente voleva “eliminare” le storture del Decreto Romani e chi tenacemente lo difendeva con grande attenzione (per usare un eufemismo!) agli interessi delle emittenti, soprattutto quelle private. Compromesso che va valutato, da parte dell’Aiart e delle Associazioni di utenti, sia negli aspetti positivi, che in quelli negativi.
Sulla base anche delle indicazioni e delle valutazioni fornite al riguardo dal Presidente del Comitato Media e Minori, Franco Mugerli, che ha svolto un ruolo molto attivo e autorevole nel seguire il laborioso iter legislativo, è possibile esprimere un giudizio articolato, segnalando i passi avanti compiuti nel lungo cammino per rendere più efficace la tutela dei minori utenti della tv e registrando purtroppo anche gli aspetti negativi; una sorta di occasione perduta!
Stiamo ai fatti. E’ molto positivo che finalmente è sancito il divieto assoluto per le trasmissioni televisive che “possono nuocere gravemente” allo sviluppo fisico, psichico e morale dei minori. E’ un’affermazione importante, significativa, anche se la sua valenza è attenuata dal “salvataggio” delle previsioni applicabili ai servizi a richiesta.
E’ inoltre positivo che viene stabilito che la trasmissione con contenuti inadatti ai minori sia segnalata in modo chiaro e continuativo (non basta più il bollino rosso, all’inizio!); per tutta la durata del programma va segnalato il “pericolo”.
Fin qui gli aspetti positivi. La “nota dolente” sta nel fatto che la nuova norma, - a nostro giudizio, non in sintonia con la lettera e lo spirito della Direttiva europea – stabilisce che i programmi che “possono nuocere gravemente” ai minori e i film vietati ai minori di 14 anni, possono essere trasmessi sempre, anche di giorno, se sono previsti accorgimenti tecnici che escludano che i minori vedano tali programmi.
Con il cd. Controllo parentale (se considerato “accorgimento tecnico”!) si può aggirare il divieto di programmi nocivi e, in tal modo, mandare in onda a tutte le ore del giorno programmi e film che possono nuocere allo sviluppo, fisico, mentale e morale dei minori.
E così, cacciata dalla finestra, la “licenza” a nuocere ai minori, rientra dalla porta, accompagnata da un coro di ambigui e ipocriti consensi.
La grande stampa, e la tv in modo particolare, o ha del tutto ignorato la vicenda, o ha salutato questa norma con titoli, profondamente sbagliati. Hanno parlato di svolta storica, di giro di vite, di maggiore tutela per i minori ecc. Solo l’Avvenire ha correttamente titolato: “Minori e tv. Possibile aggirare le norme”.
Al fondo di questo singolare comportamento della grande stampa, che dovrebbe informare e informare correttamente, c’è forse la sottovalutazione dei gravi danni che la tv ha prodotto e produce sulle nuove generazioni o – absit iniuria verbis – la preoccupazione di non apparire “ostili” alle emittenti che hanno, non solo il potere di valorizzare testate e giornalisti, ma anche quello di dirottare ingenti flussi pubblicitari. E, com’è noto, pecunia non olet!
Un primo risultato è stato comunque raggiunto. E se resta il rammarico per un’occasione perduta, c’è la consapevolezza che forse è ancora possibile rendere più efficace l’azione di tutela dei minori, mantenendo alta la vigilanza tra i telespettatori e, in particolare, i genitori stimolando, con le segnalazioni, le associazioni a insistere nell’azione di formazione, di denuncia, di pressione nei confronti delle istituzioni, perché finalmente – anche in Italia – la tutela dei minori non sia un semplice flatus vocis.
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