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Tv e minori, addio fasce protette
«Programmi inadatti a tutte le ore se c’è il ’parental control’». Associazioni contro il testo varato dal Governo col sì del Parlamento: «Filtro elettronico? Da solo non basta». Mugerli, Media e Minori: «I network scaricheranno la responsabilità sulle famiglie» Delle Foglie, Copercom, e Borgomeo, Aiart: «Ambiguità». Di Giacomo Gambassi da Avvenire del 29/7/12
In teoria doveva essere una sor­ta di giro di vite contro la televi­sione che offende i ragazzi. Invece le nuove norme su tv e minori che domani saranno pubblicate sul­la Gazzetta Ufficiale rischiano di cancellare anche quelle poche cer­tezze che fino ad ora hanno tutela­to i più piccoli davanti allo schermo: le fasce protette e il divieto di tra­smettere film vietati ai minori di quattordici anni in pieno giorno o in prima serata.
Tutto depennato se il televisore di casa ha almeno uno degli «accorgi­menti tecnici» che stoppano la vi­sione delle trasmissioni inadatte a bambini e adolescenti, si legge nel decreto varato a fine giugno dal Go­verno che ha avuto il nullaosta dai due rami del Parlamento e che sul­la Gazzetta dovrebbe entrare senza sostanziali rivoluzioni. E di fatto, og­gi, gli schermi digitali e i decoder hanno il «filtro familiare» o, secon­do il termine inglese più in voga fra gli addetti ai lavori, il parental con­trol che con un codice impostato dai genitori interrompe pellicole e ru­briche nocive per i baby spettatori. Ciò significa che, secondo le dispo­sizioni appena modificate, i network potranno «liberalizzare» i palinsesti e mandare in onda qualsiasi genere di trasmissioni senza freni. Tanto sarà sufficiente un clic sul teleco­mando per salvaguardare i ragazzi. «Con l’alibi del parental control le e­mittenti scaricheranno tutta la re­sponsabilità sulle famiglie», lancia l’allarme Franco Mugerli, già presi­dente del Comitato Media e Mino­ri. Al suo fianco chi è impegnato da anni a sostenere uno stile di tv che rispetta il telespettatore. «Siamo se­riamente preoccupati. È un testo ad alto tasso di ambiguità», fa sapere Domenico Delle Foglie, presidente del Copercom, il coordinamento che riunisce ventinove sigle al lavo­ro sul fronte educativo. E l’associa­zione degli spettatori Aiart denun­cia attraverso il suo presidente Lu­ca Borgomeo: «Con un espediente che fa rientrare dalla finestra quan­to era stato cacciato dalla porta, ven­gono abbattuti gli argini capaci di sbarrare la strada ai programmi che intaccano il futuro dei minori». Con­traria alla soluzione del parental control anche la direttrice artistica del Fiuggi Family Festival, Maria Mussi Bollini: «È un pretesto per ri­nunciare a ogni impegno formati­vo ». Il cavillo che può scardinare una conquista in vigore da anni è conte­nuto in cinque parole di un comma dell’unico articolo che regola i rap­porti fra minori e programmi tv nel
Testo unico dei servizi di media au­diovisivi e radiofonici. Le restrizioni per le emittenti valgono «in assen­za di accorgimenti tecnici», spiega la nuova normativa. Ma i dispostiti­vi ci sono già, hanno risposto più volte le tv a chi contrastava l’ipotesi di una programmazione svincolata dai paletti. «Invece il sistema del pa­rental control è per lo più scono­sciuto e di difficile applicazione: ba­sti pensare a una famiglia con figli di varie età», sostiene Mugerli che è sta­to fra i primi a mettere in luce il vul­nus delle recenti disposizioni.
E dire che sulla carta le regole rivi­ste sono state presentate come più restrittive: infatti si consolida la fa­scia dove non possono andare in on­da i film vietati ai minori di quattor­dici anni e i programmi «nocivi del­lo sviluppo psicofisico» dei più pic­coli che sono inibiti dalle 23 alle 7; il bollino rosso deve restare sullo schermo per tutta la durata del pro­gramma; i film pornografici o vio­lenti non vanno trasmessi neppure di notte ma solo nei canali a paga­mento.
«Si tratta di passi in avanti che, però, corrono il pericolo di ridursi soltan­to a buoni propositivi. Perché i di­vieti sono aggirabili», sostiene Bor­gomeo. Da qui la domanda che si pone Delle Foglie: «Vogliamo capi­re se la previsione sul parental con­trol si applica anche alla tv genera­lista e in chiaro. Se ciò accadesse, sa­rebbe un problema di una gravità e­norme e vorrebbe dire che ogni fa­miglia sarebbe tenuta a correre ai ri­pari in proprio per tutelare i figli più piccoli».
C’è chi ha giustificato la modifica con una formula ormai nota: ce lo chiede l’Europa. «La direttiva euro­pea che è all’origine del provvedi­mento – sottolinea Mugerli – pre­scrive che i programmi nocivi non possano essere normalmente visti dai minori. Invece la disposizione italiana sugli accorgimenti tecnici non è certo sufficiente a evitarne la visione».
Chi sta dietro, allora, a una regola­mentazione che apre all’autogover­no dei palinsesti? «Le grandi emit­tenti che vogliono fare business», ac­cusa Borgomeo. E Mugerli chiarisce: «Le imprese televisive potranno ven­dere meglio gli spazi pubblicitari per quei programmi che saranno pro­posti in orari più remunerativi ri­spetto alla seconda serata. La loro a­zione di lobby ha avuto ragione su­gli sforzi messi in campo dagli utenti e delle famiglie». Da qui la sfida che Delle Foglie lancia, a cominciare del­la televisione di Stato: «La nuova pre­sidente Rai, Anna Maria Tarantola, ha annunciato di voler collocare la tv accanto alle grandi agenzie edu­cative: la famiglia e la scuola. Bene, questa è un’ottima occasione per e­vitare che siano assemblati palinse­sti fuori controllo».
 
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