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| Basta col gioco d’azzardo, un vero cancro sociale |
Lo Stato può lucrare sui sogni e i bisogni di tanti disperati? Il ruolo della Tv è fondamentale: non può incitare i più deboli a giocare, anzi, al contrario, dovrebbe avvertire riguardo alle dipendenze che possono svilupparsi nel corso del tempo. Di Giorgio Mancini
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Appello del CNU sulla pubblicità televisiva del gioco d’azzardo |
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“Ti piace vincere facile?” Questo è lo slogan pubblicitario più gettonato degli ultimi anni. Quattro parole, scandite con tono scherzoso, amichevole e apparentemente innocuo.
E’ bene ricordare che dalla prima messa in onda di questo spot dei “gratta e vinci” sono già passati sei anni, ma i dati sui “giochi”, purtroppo, divengono di mese in mese sempre più preoccupanti.
La spesa per il gioco d’azzardo in Italia nell’ultimo decennio è più che quintuplicata, passando dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, ai 79,9 miliardi del 2011. E per il 2012 la tendenza non cambia. Nel primo trimestre sono stati spesi 22,756 miliardi di euro con un aumento del 26,7% rispetto al primo trimestre del 2011e una proiezione sull’anno fra i 90 e i 100 miliardi di euro. Un mercato che va a gonfie vele, e non solo per i monopoli di Stato. “La spesa investita in pubblicità in questo settore dalle industrie del gioco è di tutto rispetto: nel 2009 risultavano investiti oltre 72,3 milioni di euro, con la Lottomatica che primeggiava con i suoi 36 milioni, seguita a ruota dalla Sisal con altri 29,5 milioni. Tuttavia, mentre aumentano gli investimenti nella pubblicità, aumentano i rischi per gli utenti. “Osservando i messaggi promozionali dei giochi d’azzardo notiamo un filo conduttore: tutti sono tesi a far credere ai giocatori che la vincita sia a portata di mano, che sia semplice, immediato”. L’ Italia è la nazione con la spesa pro capite per gioco d’ azzardo più elevata del mondo. Inutile dire quante vite e famiglie sono strozzate da questa malattia. Proibire il gioco d’ azzardo sarebbe, però, un errore perchè andrebbe solo ad arricchire la criminalità. Una soluzione che sicuramente contribuirebbe a diminuire la propensione al gioco degli italiani, sarebbe quella di vietare qualsiasi tipo di pubblicità e sponsorizzazione a società di gioco d’ azzardo e destinare una quota della raccolta a finanziarie centri di disintossicazione dal gioco d’ azzardo e a campagne informative nelle scuole.
Intanto dalla società civile si sono sollevati atti di accusa al sistema di slot, videopoker e sale giochi, e persino i sindaci sono sul piede di guerra per la mancanza di poteri di inter¬vento sui propri territori. L’invito “a giocare responsabilmente” sembra troppo debole di fronte a pubblicità sempre più seduttive. Molti hanno accusato lo Stato di lasciar fare, in virtù degli introiti generati dalla tassazione sulle varie lotterie e su casinò e poker online.
L’abuso di gioco può essere davvero dannoso, così come l’abuso di alcol, così come il fumo. Ma non è questo il punto. Il punto è il ruolo della pubblicità in tutto questo. E qui il discorso si allarga. La pubblicità ha un ruolo commerciale (aiutare le aziende a vendere i loro marchi e i loro prodotti) ma anche un ruolo sociale. Tutti coloro che utilizzano professionalmente i mass media “formano” la società e devono evitare di “intossicarla” riempiendo i mezzi di comunicazione di sogni-spazzatura, come nel caso del gioco d’azzardo. Quindi è giusto che la pubblicità si prenda le sue responsabilità. Che dica la verità. Che proponga modelli positivi.
E’ arrivato il momento di dare delle regole alla pubblicità dei giochi d’azzardo come avvenuto con quella delle sigarette! L’ondata di nuovi spot sul gioco d’azzardo legale che ha invaso i diversi media ha provocato polemiche e discussioni e la crisi, come sappiamo, acuisce la voglia di tentare la fortuna. Particolarmente esposti ai rischi sono gli appartenenti alle categorie più deboli: giovani, disoccupati, famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, anziani soli. Lo Stato, che incassa molte risorse da questo settore, non può non occuparsi delle categorie più a rischio e dei problemi non marginali, spesso veri e propri drammi sociali, che il gioco d’azzardo produce.
Il ruolo della Tv è fondamentale: non può incitare i più deboli a giocare, anzi, al contrario, dovrebbe avvertire riguardo alle dipendenze che possono svilupparsi nel corso del tempo.
Per questo motivo il Consiglio Nazionale degli Utenti presso l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha cercato di avviare un’inversione di tendenza, cercando di portare avanti una battaglia affinchè la pubblicità dei “giochi” possa essere tagliata fuori dai palinsesti.
Di seguito pubblichiamo l’appello del Consiglio Nazionale degli Utenti al Presidente Mario Monti per limitare la pubblicità televisiva del gioco d’azzardo.
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