2/8/2007 «Chiudiamo I nternet». La proposta ha il sapore della provocazione quando a farla è il cantante inglese Elton John, che ha trasmesso il suo ultimo concerto sul web e ha reso disponibile in Rete tutta la sua musica. Eppure l’artista pop, che ha compiuto da poco i 60 anni, si dice un forte oppositore della tecnologia («Non possiedo un cellulare, né un iPod») e ha deciso di lanciare una crociata luddista, auspicando una sollevazione popolare per rivoluzionare il mondo dell’arte e della musica. «Per colpa di Internet la gente non esce più, non socializza. Sta in casa per conto proprio» ha dichiarato al tabloid britannico Sun. «Io dico alla gente: uscite... Dobbiamo scendere in strada e protestare, anziché stare a casa sui blog... Il punto è che c’è troppa tecnologia disponibile: penso che sarebbe un grande esperimento spegnere Internet per cinque anni e vedere che sorta di arte viene prodotta in quel lasso di tempo». C’è chi scommette che il luddismo della popstar sia legato alle vendite deludenti del suo ultimo disco, «The Captain and The Kid» (seppur sempre 100 mila copie in Gran Bretagna). Ma la provocazione fa riflettere tecnofili e tecnofobi: chiudere Internet sarebbe un bene o un male?
«Davanti a tanti Internet-dipendenti intorpiditi e spenti una simile provocazione di un artista come Elton John è utile» afferma lo psicologo Fulvio Scaparro, che insegna all’Università di Milano. «E’ chiaro che su Internet, come su tutte le cose, non ha senso esprimere giudizi assoluti, ma è vero che oggi i giovani non sanno spesso più cosa sia l’impegno e la concentrazione. Conosco un docente di matematica che dice di essere costretto a alternare 10 minuti di lezioni con 10 minuti di alleggerimenti. Del resto i suoi studenti sono cresciuti con la tv e appunto Internet e, appena qualcosa non li interessa o conquista, cambiano canale o sito. Lo stesso vale per il telefonino, se uno limita i rapporti interpersonali a sms e chiamate a distanza. Il danno nasce quando il contatto con queste cose occupa una parte di vita rilevante e si sostituisce o serve ad evitare un contatto con la realtà, specie per giovani che devono crescere e imparare a vivere nella società».
Quelli per il sì Anche il neuropsichiatra infantile Giuseppe Bollea condivide la preoccupazione di Elton John sulla Rete per la sua «influenza negativa» sui ragazzi che «adoperano troppo Internet» dice Bollea, che concentra però la sua attenzione sull’aspetto sessuale. «I contenuti diseducativi che si possono trovare nella Rete sono quelle forze più forti di noi, ma soprattutto possono diventare forme di intrattenimento pericolose per gli adolescenti». Secondo Bollea è importante che «i genitori riflettano sui pericoli di un accesso indiscriminato ad Internet da parte dei propri figli e dovrebbero controllarne l’uso. E inoltre è importante che vengano utilizzati filtri per bloccare o limitare al minimo i rischi di accesso di minori su siti non adeguati o addirittura diseducativi». Non sorprende che un grande vecchio come il poeta Edoardo Sanguineti, classe 1930, ci confessi di considerarsi poco tecnologicamente alfabetizzato e di temere «l’eccesso di strumenti che trasformano la cultura in merce di consumo, perché con Internet tutti sono autori, ma poi chi legge?». In fondo, è luogo comune che il divario digitale combaci con quello generazionale. Sorprende invece scoprire che sul web già da anni esiste un «movimento pirati della terza età» (Mp3): ultra-settantenni secondo cui «la società ci ghettizza, scassiniamo questo meccanismo creandoci una nuova identità e una nuova giovinezza». E non solo: per esempio è di ieri la notizia che a Genova gli anziani scelgono sempre di più la spesa via Internet.
Tra i personaggi adepti della rivoluzione digitale ci sono personaggi che hanno abbondantemente superato la mezza età come Emma Bonino, Adriano Sofri ma anche Franco Battiato, e i più attempati Luciano De Crescenzo, Giovanni Giovannini e Giancarlo Livraghi. Invece, quando Irene Grandi ha detto al suo giovane amico Stefano Bollani di essere sbarcata con il suo nuovo video su Second Life, il pianista jazz, classe 1972, pare sia caduto dalle nuvole: «Seconda vita? E che cos’è?». Elton John ne sarebbe felice. Ma chissà se a Bollani piace il suo ultimo disco.
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